Il mito non muore mai

Steve McQueen e Romy Schneider, poi la Hathaway che fa Judy Garland: è tempo di cinebiografie
1 Aprile 2009
Il mito non muore mai

Pensiero debole, debolissimo? Ci pensano le star del passato a rinvigorire menti slombate da una ferialità sempre più critica (e non solo a Ovest del mondo), intanto che tra Hollywood e Berlino pullulano cinebiografie di attori e attrici d’altro fascino e d’altri tempi. E se è difficile pensare che tra dieci anni certi personaggi dello star-system attuale non torneranno all’oblio da cui essi provengono (tra carriere-lampo, zero formazione e scarso talento), intanto arrivano due film su Steve McQueen, il “re del cool” morto a cinquant’anni appena (se l’è portato via un cancro, nel 1980), dopo aver dato la sua adorabile faccia da schiaffi a capolavori come Bullitt o Cincinnati Kid”. Avendo avuto tre mogli (e una lunga love story con Ali McGraw) lungo la sua avventurosa esistenza, fatta di corse sfrenate (auto e moto le sue passioni virili), bevute colossali (whisky e gin, i liquori prediletti) e sesso a tutto spiano, almeno due vedove hanno scritto libri sullo scomparso. Volumi densi di aneddoti interessanti sul piano del costume, mentre s’impone un nuovo modello di uomo femminilizzato, poco macho e molto micio.
Steve era una bomba erotica, sempre lì lì per esplodere, scrive la sua prima moglie, l’attrice Neile McQueen Toffel in “My Husband, My Friend: a Memoir”, materia interessante per il produttore David Foster, lo stesso che lavorò con “The King of Cool” nel film Getaway!. Ad affiancarlo, i produttori Michael Carenzie e Christine Peters, affascinati dall’idea di far conoscere ai giovani le avventure di questo ribelle Usa. Così, certe sparate di pura mascolinità, all’interno d’una vita canaglia, presto rivivranno con la regia di Jesse Wigutow. I candidati al ruolo, per adesso, sono Russell Crowe e Daniel Craig. Che vinca il più adatto. Sul lato sexy del ribelle si è espressa anche l’attrice Barbara Leigh, che nel libro di memorie “The King McQueen and the Love Machine” narra una serie di storielle piccanti, ottime da mettere sul grande schermo. E, anche qui, un pool di produttori è pronto a metterci su il cappello.
Ma non solo le star maschili tutto sesso, droga e donne,sono oggetto di biopic: la bella Anne Hathaway, infatti, darà corpo a un’altra vita iconica sul grande schermo, calandosi nel ruolo di Judy Garland, stella de Il Mago di Oz, morta prematuramente (a 47 anni, di overdose) e perciò beniamina di Cinelandia. Cantante e attrice di grande momento, nonché madre di Liza Minnelli, la talentuosa e viziosa Judy, moglie di Vincente Minnelli, è la star di riferimento di Anne Hathaway, alla quale la Weinstein Company ha sottoposto il progetto, dopo aver comprato i diritti del libro di Gerald Clarke “Get happy: the life of Judy Garland”. Chissà se andremo “over the rainbow”… Di sicuro, andremo al cinema. A vedere, tra l’altro, quando sarà pronto, il biopic sulla splendida Romy Schneider, la “Sissi” non dimenticabile interprete e fidanzata di Alain Delon. A riesumarla sarà la cantante e attrice tedesca Yvonne Catterfeld, nell’erigendo Eine Frau wie Romy, ovvero: Una donna come Romy, cioè romantica, affascinante, autodistruttiva. E sfortunata: come non ricordare la singolare, macabra fine del figlio adolescente, infilzato sul cancello di casa, che cercava di scavalcare? Va da sé che i tedeschi, nel genere epico, vanno forte: infatti, hanno al nastro di partenza un film sull’industriale Robert Bosch (alzi la mano chi non ha avuto un frigo o un phon di questa marca), anche salvatore di ebrei nell’era nazista; uno sul medico Albert Schweitzer, “l’uomo buono di Lambarené” e un altro sulla monaca e santa Hildegard von Bingen, intitolato Vision. Cioè Visione. Mai titolo fu più azzeccato.

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