Il caso Detective per caso

Il 18 e il 19 marzo in sala, un film con attori professionisti disabili che non tratta assolutamente di disabilità: regia di Giorgio Romano, da un'idea di Daniela Alleruzzo
Il caso Detective per caso

Un film con attori professionisti disabili che non tratta assolutamente di disabilità. E’ quello che ha fatto l’Accademia Arte nel cuore con il sostegno della società di produzione Addictive Ideas e della Fondazione Allianz Umanamente dando vita a questo progetto unico nel panorama del cinema italiano: una pellicola interpretata da attori disabili in ruoli che generalmente sarebbero interpretati da attori affermati.

“Siamo riusciti a portare sul grande schermo qualcosa di diverso- dice la presidente de L’Arte nel cuore Daniela Alleruzzo- Da tredici anni cerco di dare la possibilità a persone, che in molti chiamano speciali o diversi, di esprimersi artisticamente. Anche chi ha una disabiltà studiando può imparare a fare l’attore. Quindi mi chiedo anche: perché dobbiamo prendere attori normodotati per fare i disabili quando li possono fare direttamente loro?”.

Nato proprio da un’idea di Daniela Alleruzzo, Detective per caso racconta la storia di Giulia (Emanuela Annini) e Piero (Alessandro Tiberi), due cugini cresciuti insieme. Lei, che lavora presso l’ufficio oggetti smarriti della stazione, sogna di fare la detective fin da quando è piccola. L’occasione arriverà quando Piero si troverà coinvolto in una rapina dentro una discoteca e lei, che crede fermamente nella sua innocenza, inizierà ad indagare sull’accaduto perché, come dice la sua eroina, la famosa detective Ramona (Claudia Gerini): “Non c’è niente che una buona indagine non possa risolvere!”. Oltre alla Gerini, al fianco dei ragazzi dell’Accademia Arte nel cuore, vi recitano anche altri attori come Lillo, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi, Paola Cortellesi, Massimiliano Bruno, Stella Egitto, Rosaria Renna e tanti altri. E c’è da sottolineare che tutti hanno partecipato al progetto gratuitamente.

“E’ stata una scommessa immaginare un mondo dove l’integrazione fosse già avvenuta. Questi giovani hanno recitato benissimo accanto a professionisti del settore”, dice il regista Giorgio Romano. E Nicola Corti della Fondazione Allianz Umanamente, che da anni supporta le persone in stato di disagio, aggiunge: “Quando c’è talento non esistono barriere e spero che questo sia un inizio di una nuova cultura nel mondo cinematografico”.

Tante quindi le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo film. Tra questi anche Giampaolo Letta, ad di Medusa, che ha scelto di distribuire la pellicola: “Tutto è nato per caso dopo un incontro con Daniela Alleruzzo. Medusa segue con molta attenzione questo tipo di iniziative. Per esempio collaboriamo al festival internazionale del Cinema Nuovo nel quale ci sono opere fatte da persone con disabilità. C’è stato un grande spirito di solidarietà da parte di tutti che ha dato una spinta in più al progetto”.

Tra i solidali c’è però un grande assente: il Mibact. “Non ha ottenuto i criteri qualificativi che ci vogliono per avere i finanziamenti per lo sviluppo del progetto. Insomma non è rientrato nella categoria di film di interesse culturale nazionale”, dice con un po’ di amarezza la produttrice Guia Invernizzi Cuminetti.

Il film uscirà al cinema come evento speciale il 18 e 19 marzo distribuito appunto da Medusa in duecento copie. E c’è già una vaga idea di farne una serie tv: “Io non faccio televisione. Ma è una riflessione che stanno facendo anche perché Mediaset ha comprato i diritti tv del film e lo manderà in onda. Quindi potrebbe esserci un’eventuale breve fiction tv tratta da Detective per caso”, dice Letta. E chissà se la protagonista sarà nuovamente la trentaduenne Emanuela Annini, che da più di otto anni studia in Accademia e che ha iniziato a lavorare facendo diversi spettacoli teatrali e serie tv. “Anche i disabili ce la possono fare così come ce l’ho fatta io. Ho imparato che la cosa più importante è essere naturali. Non bisogna essere artefatti quando si recita. E questa cosa vale anche nella vita. Spero che la società capisca che anche noi possiamo diventare dei professionisti”, conclude la giovane Emanuela Annini.

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