Il Ca’ Foscari mette la terza

I due concorsi collaterali, il Premio Olga Brunner Levi, la videoarte italiana con Lo sguardo sospeso. E in serata l'omaggio a Pino Donaggio: tutte le anime dello Short Film Festival
Il Ca’ Foscari mette la terza
Aysan

A inaugurare la terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival sono stati i due concorsi collaterali che da alcuni anni accompagnano quello internazionale. Il Music Video Competition, concorso giunto alla quarta edizione e riservato a video musicali realizzati da studenti delle università e scuole di cinema di tutto il mondo, ha selezionato i nove video finalisti provenienti da altrettanti paesi, tra cui la Romania con Mtv is My Friend di Radu Popovici, il Brasile con Isis Broken feat. Netu – Devil Gasoline di Danilo Vieira e l’India con una versione di Faded di Hibban Ashraf più dark rispetto a quella di Alan Walker. A rappresentare l’Italia è stato scelto Roberto Pisapia con il video musicale La Casa dell’Orco, ispirato all’omonima leggenda irpina. Il vincitore sarà annunciato domani durante la Cerimonia di Chiusura del Festival.

A mezzogiorno è stato dato il via alla settima edizione del Premio Olga Brunner Levi, concorso dedicato a studenti e studentesse provenienti dalle scuole superiori di secondo grado di tutto il mondo, istituito nel 2014 in collaborazione con la Fondazione Ugo e Olga Levi. Le otto finaliste del concorso, tutte giovani studentesse, provengono da Israele, Stati Uniti, Turchia e Bangladesh, oltre a Spagna, Francia, Regno Unito e Italia, quest’ultima rappresentata da Livia Proto con WE. La giuria tecnica, che svelerà il vincitore domani durante la cerimonia di chiusura, è composta da Roberto Calabretto, presidente del comitato scientifico della Fondazione Levi, Marco Fedalto, compositore di musica per corti e lungometraggi, serie TV, documentari e Cosetta Saba, docente di Analisi del film e Pratiche audiovisive nella Media Art presso l’Università di Udine.

Nel pomeriggio il Museo Archeologico Nazionale di Venezia ha ospitato il programma speciale dedicato alla videoarte italiana Lo sguardo sospeso, a cura di Elisabetta Di Sopra, che quest’anno ha proposto opere tratte dall’Archivio di Videoarte Yearbook 2006 – 2013. La rassegna ha presentato i lavori di autori italiani che affrontano l’arte attraverso un approccio multidisciplinare e poliedrico: dal writing all’animazione, dalla performance alle installazioni. Tra le varie opere sono state proiettate Fino, dello street artist di fama internazionale Blu, e Il gioco del silenzio, racconto malinconico sulla crisi d’identità realizzato dalla cineasta e illustratrice Virginia Mori.

Virginia Mori museo archeologico

A seguire, Carlo Montanaro ha virtualmente accompagnato il pubblico in un viaggio nel tempo alla scoperta dell’evoluzione tecnologica e del linguaggio del Cinema: dall’argento utilizzato nei primissimi anni di produzione cinematografica alla fine del XIX secolo fino alla rivoluzione digitale che ha cambiato il volto e l’anima della Settima Arte negli ultimi anni. A Venezia: dall’argento ai pixel riprende il titolo di un suo volume pubblicato originariamente nel 2014 e mette in luce i progressi in campo tecnico mantenendo la città veneziana come punto di riferimento fisso. A partire dal presupposto che “nulla nasce dal nulla, tutto deriva da qualcos’altro”, Montanaro si interroga sulle problematiche legate alla perdita dell’artigianalità nel medium filmico e sulla inevitabile “democratizzazione” che l’avvento del digitale ha portato nel mondo audiovisivo.

Sono poi state presentate le ultime opere del Concorso Internazionale divise in due sezioni. La prima è stata inaugurata da Orange, opera delle giovani registe cinesi Liu Yuchen, Lu Hai, Zhang Zihan che rievoca una tragedia avvenuta anni prima e mette in scena le confuse modalità con cui la vicenda viene ricordata nel corso degli anni. Ladies of Wakaliwood, delle svedesi Linn Björklund, Nora Fogelström e Amanda Moen, è una narrazione incentrata sulla lotta per l’autoaffermazione, la consapevolezza e il superamento degli stereotipi femminili nella “Hollywood dell’Uganda”, Wakaliwood. Sempre ambientato nel contesto africano è il terzo corto in programma, Moya, di Siyabonga Mbele: un viaggio nell’aldilà e una riflessione sulla morte. Adam, del regista di Singapore Shoki Lin, è invece la storia di un bambino che cerca di sopravvivere a una quotidianità silenziosa e inquieta cercando l’affetto di una madre e di un padre troppo distanti. Il regista messicano José Luis González Peña dirige Superficies, racconto di un’umanità persa e confinata, dove è messo in scena il conflitto tra due fratelli costretti a rimanere bloccati nel mezzo del deserto a causa di uno pneumatico rotto. A chiudere la prima sezione del concorso è stato Soleil, progetto sino-hongkonghese di Tianxiang Yang e Hoi-ming Pau, altra riflessione sul tema della morte che si unisce al racconto di un amore.

Sono poi stati presentati gli ultimi sei cortometraggi del Concorso Internazionale, a cominciare da Feliz Natal, Sr. Monstro, dei registi portoghesi João Pais da Silva e André Rodrigues: una black comedy girata all’interno di un centro commerciale abbandonato. La regista di origini cinesi Jiajie Yu Yan ha realizzato il corto Xiao Xian, in cui la protagonista riceve dalla madre l’incarico di finire un vestito durante la notte ma finisce per ritrovarsi a una festa che condurrà la narrazione a un finale inatteso. Aysan, del regista iraniano Mehrshad Kheradmand, indaga le modalità in cui il mestiere della recitazione può essere utilizzato in una società assuefatta dalla menzogna.

È stato poi presentato uno dei due corti italiani in Concorso: Mentre dormi di Francesca Giuffrida, che – richiamandosi molto probabilmente all’episodio San Junipero di Black Mirror – riflette su una possibile vita virtuale che permetta ai pazienti in coma di continuare a “vivere” nonostante la malattia. Rita è invece la storia di una bambina cresciuta in Marocco senza mai conoscere il padre, un ex prigioniero palestinese richiedente asilo in Belgio. Attraverso questa vicenda personale la regista Loubna Briac affronta la questione palestinese. Ultimo corto presentato è stato PiolunBitter Herb della regista polacca Maria Ornaf, storia di un travagliato rapporto familiare in cui le colpe dei padri sembrano ricadere inevitabilmente sui figli.

Questa sera si svolgerà l’atteso incontro con il compositore Pino Donaggio, che ripercorrerà la sua lunga carriera intervistato dal giornalista Anton Giulio Mancino.

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