I segreti di Billy Lynn

C'è parecchia attesa attorno al nuovo film di Ang Lee, che promette un’esperienza di visione mai sperimentata prima
I segreti di Billy Lynn
Ang Lee

Non sappiamo ancora se il nuovo film di Ang Lee cambierà la storia del cinema, ma ha tutta l’aria di volerci provare. Meriterebbe un plauso solo per questo Billy Lynn’s Long Halftime Walk, war-movie su un gruppo di eroi della guerra irachena richiamati in Patria per un tour celebrativo.
Dovrebbe uscire negli States l’11 novembre, per il Veterans Day ma il condizionale è d’obbligo: pure se dovesse arrivare nei cinema, come verrà proiettato?

Il regista taiwanese, ormai di casa a Hollywood, si è spinto là dove non sono arrivati neppure pionieri digitali come James Cameron e Robert Zemeckis. Il film è stato realizzato donando alle immagini un nitore e un realismo mai visto finora. Lee ha combinato il 3D di ultima generazione al 4k, che quadruplica i pixel sullo schermo migliorandone la definizione. E già qui sorgono i problemi, perché la maggior parte dei proiettori 3D in dotazione nelle sale non supporta il 4K, già raro per i proiettori 2D. Ma per Billy Lynn non ci si è fermati a questo: Ang Lee ha girato a 120 fotogrammi al secondo, cinque volte il normale standard cinematografico di 24 f/sec. Se il 3D con il 4K è raro, la loro combinazione con una frequenza di fotogrammi più alta è al momento inesistente. Non ci sono sale attrezzate. Non ancora.

Una è stata approntata per il footage di 11 minuti proiettato durante il NAB di Las Vegas lo scorso aprile e il risultato ha lasciato tutti di sasso: l’effetto combinato delle tre tecniche “immersive” sembra avere risolto una volta per tutti i problemi legati alla distorsione delle immagini in 3D quando c’è troppo movimento e quelli relativi alla percezione del film come se fosse un TV show HD (il difetto de Lo Hobbit di Jackson). La fluidità e il nitore garantiti da questo formato avvicinano l’esperienza di visione alla realtà virtuale, tanto che agli spettatori del NAB pareva di essere finiti dentro la battaglia.

Il pioniere di questa rivoluzione è l’artista visuale Douglas Trumbull, che ha speso anni alla ricerca di qualcosa di nuovo: “Non posso descrivere – ha detto – fino a che punto si è stimolati, quale eccitazione e vividezza visiva! Non sembra tv. Sembra un nuovo medium con tutti i problemi risolti”. Bisogna capire quanto ci crederà il mercato e chi pagherà per attrezzare (nuovamente) le sale.
Anche i sogni, prima o poi, devono fare i conti con la realtà.

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