Guédiguian, “ottimista disperato”

Il regista francese di nuovo in concorso a Venezia con Gloria Mundi: "Un film contro l'individualismo insensato"
Guédiguian, “ottimista disperato”
Robert Guèdiguian - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Ho fatto questo film perché ero innervosito dall’idea che sembriamo tutti condannati ad agire solo per noi stessi, in modo molto individuale quasi narcisistico, con l’unico obiettivo di diventare tutti miliardari. E che questo sarebbe l’ordine naturale e immutabile delle cose. Non volevo fare una commedia volevo lanciare un grido d’allarme”.

Va dritto al messaggio il regista francese Robert Guédiguian, presentando in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia Gloria Mundi, un film, ambientato a Marsiglia, che racconta di una famiglia che si riunisce per la nascita di una bambina, Gloria, che nonostante la gioia generata metterà in difficoltà bilancio ed equilibri familiari.

“Ogni volta che un bambino nasce è una promessa che diventeremo tutti migliori. Io sono per l’ottimismo disperato”, sottolinea il regista.

“Non si tratta quindi di condannare i personaggi del film (interpretati da Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark, ndr) ma la società che li produce”, aggiunge.

“Parafrasando Marx – dice il regista – ovunque regni, il neocapitalismo ha schiacciato relazioni fraterne, amichevoli e solidali, e non ha lasciato altro legame tra le persone, se non il freddo interesse e il denaro, annegando tutti i nostri sogni nelle gelide acque del calcolo egoistico. Ecco cosa vuole dimostrare questo crudele racconto sociale attraverso la storia di una famiglia ricostituita, fragile come un castello di carte. Ho sempre pensato che il cinema dovrebbe commuoverci, a volte donandoci un esempio del mondo come potrebbe essere, altre volte mostrandoci il mondo così com’è”.

Secondo il regista abbiamo bisogno sia di commedie sia di tragedie per continuare a mettere in discussione il nostro stile di vita. E dobbiamo continuare a interrogarci più che mai in questi tempi difficili, per non soccombere all’illusione che ci sia qualcosa di naturale nelle società in cui viviamo.

 

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