Elogio della diversità

Dopo Moglie e marito (2017) e Croce e delizia (2019) il regista Simone Godano, affiancato sempre dalla sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, dirige il suo terzo film dal titolo Marilyn ha gli occhi neri: scopri
Elogio della diversità
StefanoAccorsi,MiriamLeone_@Riccardo Ghilardi

“La diversità è qualcosa che mi ha sempre affascinato”. Dopo Moglie e marito (2017) e Croce e delizia (2019) il regista Simone Godano, affiancato sempre dalla sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, dirige il suo terzo film dal titolo Marilyn ha gli occhi neri. Gli occhi neri sono quelli di Miriam Leone (sul set ha indossato delle lenti a contatto scure coprendo i suoi bellissimi occhi verdi) coprotagonista insieme a Stefano Accorsi di questa commedia in uscita il 14 ottobre distribuita da 01 distribution.

“Già con Croce e delizia insieme a Giulia ci eravamo avvicinati al tema delle manie e delle compulsioni- racconta il regista-. Sentivamo che era un terreno fertile. Due storie poi ci hanno ispirato particolarmente: la proiezione notturna di Croce e delizia in un centro per disabili e il racconto di un inglese, che aveva perso il lavoro e aveva creato un locale finto sui social. In due mesi, senza mai aprire, era riuscito a diventare il primo ristorante di Londra con più di 1.500 recensioni di persone che scrivevano di aver mangiato benissimo e che c’era una bellissima atmosfera”.

In questo “terreno fertile” vi sono Diego (Stefano Accorsi), un uomo che non riesce a controllare i suoi attacchi d’ira, pieno di tic e balbuziente, e Clara (Miriam Leone), una bugiarda cronica incapace di tenere a freno le proprie pulsioni. E tanti altri “diversi” che si ritrovano in un centro diurno per il rehab di persone disturbate a dover gestire un ristorante. Nel cast anche Thomas Trabacchi e Marco Messeri.

“Ho letto il copione di questo film e l’ho trovato davvero coinvolgente- racconta Stefano Accorsi-. Aveva un approccio empatico con i personaggi, li guardava dall’interno. Documentarsi è stato fondamentale. Siamo stati in centri diurni simili a quello descritto nel film. Ovviamente abbiamo anche molto lavorato sull’aspetto fisico e sui tic, che sono zone confortevoli in momenti di disagio. Nel film sono anche un padre che ha difficoltà a mostrare le proprie fragilità a sua figlia. Penso che invece non bisognerebbe aver paura di mostrarsi per quel che si è con i propri figli”. E Miriam Leone: “Da persone siamo diventati personaggi per poi ritornare persone. Sono personaggi realistici e veri e la nostra preparazione nei centri diurni è stata fondamentale. Clara, pur non credendo in sé stessa, è talmente empatica che alla fine riesce a far credere gli altri in loro stessi. Il tema del film è l’altro da sé che è dentro di noi. È tutto un equilibrio sopra la follia”.

E Simone Godano commenta: “Diego e Clara sono personaggi ai quali ti affezioni. Ridi per loro, ma mai di loro. Non sono mai sopra le righe. Miriam Leone e Stefano Accorsi sono stati incredibili, veri e sinceri”. Tre le sue fonti d’ispirazione vi sono: Il lato positivo (2012), Se mi lasci ti cancello (2004), Ubriaco d’amore (2002) “per quella poesia dell’incontro tra due persone diverse”, Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), ma anche il cinema nordico “così efficace nel rappresentare i disagiati”.

“Avvicinandoci a questo mondo ci siamo resi conto che ognuno ha le proprie debolezze e fragilità per cui magari non ci si sente accettati”, conclude Giulia Steigerwalt.

Marilyn ha gli occhi neri è il film di chiusura del Bari International Film Festival ed è prodotto da Matteo Rovere.

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