È morta Lina Wertmüller

È stata la prima donna nella storia ad essere candidata all'Oscar come migliore regista e ha ricevuto il premio alla carriera nel 2020. Aveva 93 anni
9 Dicembre 2021
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È morta Lina Wertmüller
Lina Wertmuller - WEBPHOTO

È morta Lina Wertmüller. Regista tra le più importanti del cinema italiano, aveva 93 anni. Il decesso è avvenuto a Roma, città in cui era nata il 14 agosto 1928.

Il cordoglio

In una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo cordoglio per la scomparsa di Lina Wertmüller, “regista e intellettuale di grande finezza, che ha dato vita in tutta la sua prestigiosa carriera cinematografica a film e personaggi indimenticabili”.

Cordoglio anche dal ministro della Cultura, Dario Franceschini: “Con la sua classe e il suo stile inconfondibile ha lasciato un segno perenne nella nostra cinematografia e in quella mondiale. Prima regista donna a essere candidata all’Oscar per Pasqualino settebellezze nel 1977, premio Oscar alla carriera nel 2020, ha avuto una carriera lunga e intesa, consegnandoci opere alle quale ognuno di noi resterà per sempre legato”.

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato che la camera ardente sarà allestita in Campidoglio: “Se ne va una leggenda del cinema italiano, una grande regista che ha realizzato film densi di ironia e intelligenza. Roma le darà l’ultimo saluto allestendo la camera ardente in Campidoglio”.

Il presidente dell’ANICA, Francesco Rutelli: “Il dinamismo inarrestabile e la passione civile hanno fatto di Lina Wertmüller una creatrice unica del Cinema Italiano, e della commedia contemporanea. Ha avuto grandi riconoscimenti nel mondo, la sua vita è stata piena. Di lei, fino al nostro ultimo incontro, ricordo l’allegria, contagiosa, critica, solare”.

Per Sophia Loren, che ha lavorato con lei quattro occasioni, è “un dolore immenso. Il suo è un mito che verrà a mancare per sempre. Per me è come se fosse morto un familiare”.

Così Giancarlo Giannini, attore feticcio della regista: “Ho vissuto con lei, con lei ho fatto i film più belli. Se non ci fosse stata lei non sarei qui. È lei che mi ha costruito. È cominciato tutto per gioco, i primi film che abbiamo fatto durante l’estate mentre io facevo teatro li abbiamo girati in venti giorni, e ci lavoravano attori straordinari, come Giulietta Masina, Rita Pavone. Mi spiace solo che in Italia non tutti l’hanno apprezzata, anzi in molti in certi momenti snobbata, ma il mondo è fatto di invidia, all’estero invece le hanno riconosciuto quello che in un parola sola la definisce: genio”.

E Rita Pavone, che con lei fu Gian Burrasca: “Per me è stata una seconda mamma. L’ho vista un mese fa, sono stata a casa sua, le avevo telefonato per dirle che ero a Roma. ‘Amore per te la porta è sempre aperta’, mi ha risposto. E’ un dolore enorme”.

Scrive su Twitter Piera Detassis, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano: Onore al suo cinema oltre il conformismo di ogni ‘genere’ e gender, mai perbene, grottesco”.

 

Biografia

Nata a Roma nel 1928 da padre pugliese e madre romana, a 17 anni decide di seguire la sua passione iscrivendosi al corso di regia all’Accademia Teatrale romana diretta da Pietro Scharoff. Per alcuni anni è animatrice e regista negli spettacoli di burattini di Maria Signorelli e, conseguito il diploma, entra nel mondo del teatro collaborando con Guido Salvini e Giorgio De Lullo e fa anche un lungo e fecondo apprendistato nel mondo dello spettacolo musicale con Garinei e Giovannini.

Lina Wertmüller si avvicina ben presto al mondo della radio e della televisione e nel 1959 è l’autrice della prima edizione del programma Canzonissima. Nei primi anni Sessanta, mentre si avvicina al cinema, dirige per la televisione l’adattamento del romanzo di Vamba Il Giornalino di Gianburrasca, che sceneggiato in più puntate segna l’approdo sul piccolo schermo di un nuovo genere, il musical-comedy. Dotata di un forte senso dello spettacolo, Lina chiama a lavorare in televisione anche attori teatrali come Sergio Tofano, Franca Valeri e Ivo Garrani e si avvale di scenografie e costumi di Piero Tosi e delle musiche di Nino Rota, orchestrate da Luis Enriquez Bacalov. Nel 1963 la sua amica Flora Carabella, moglie di Marcello Mastroianni, le presenta il regista Federico Fellini e Lina diventa il suo aiuto sul set di 8 ½.

Il 1963 è anche l’anno del suo esordio dietro la macchina da presa con I basilischi, film di cui firma anche soggetto e sceneggiatura e di cui doppia ben otto tra i personaggi secondari. Il suo film d’esordio è un’analisi profonda e disincantata dei giovani delle province meridionali italiane e conquista anche il pubblico estero aggiudicandosi la Vela d’argento al Festival di Locarno del 1963 e altri riconoscimenti a Londra e a Taormina.

 

Nel 1965 con Questa volta parliamo di uomini, si cimenta con il film ad episodi e dirige Nino Manfredi. Sempre negli anni Sessanta, seguendo una moda di quegli anni, firma con lo pseudonimo di George H. Brown, due commedie musicali: Rita la zanzara (1966) e Non stuzzicate la zanzara (1967) in cui sceglie ancora una volta dopo il Giamburrasca, come protagonista, la giovane cantante Rita Pavone. In questi film, in cui Lina riesce a coinvolgere nomi prestigiosi come Giulietta Masina, Turi Ferro e Paolo Panelli, trova spazio un esordiente, Giancarlo Giannini, la cui carriera rimarrà per anni legata alla sua.

Nel 1968 la Wertmüller dirige anche un film western, The Belle Starr Story, con Elsa Martinelli. Dopo un periodo lontano dalla regia cinematografica, in cui collabora con Sergio Sollima e Pasquale Festa Campanile, torna dietro la macchina da presa nel 1972 con Mimì metallurgico ferito nell’onore, affresco dell’Italia del sud e dei suoi miti visti con gli occhi di un giovane siciliano emigrato a Torino in cerca di fortuna. Nella filmografia della Wertmuller questo film segna l’inizio delle satire sulla società italiana e impone al pubblico una nuova coppia cinematografica formata da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato.

Regista attenta a scenografie e costumi, Lina si avvale della collaborazione dello scenografo Enrico Job, divenuto suo marito, e il suo barocchismo si traduce nei titoli densi di ironia e di lunghezza proverbiale come Film d’amore e d’anarchia ovvero: stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza (1973), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), Notte d’estate con profilo greco occhi a mandorla e odore di basilico (1986), in cui il personaggio principale è interpretato da Michele Placido.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

Già dal 1976 con Pasqualino Settebellezze Lina raggiunge il successo internazionale e conquista il mercato americano ottenendo, prima regista donna, quattro nomination agli Oscar (migliore regia, miglior film straniero, migliore sceneggiatura, migliore attore protagonista). Lina però non abbandona il mondo del teatro per cui continua a scrivere e a mettere in scena testi come Due più due non fa più quattro, La cucina e Amore e magia nella cucina di mamma, rappresentato al Festival dei Due mondi di Spoleto, L’esibizionista, Gianni, Ginetta e gli altri, Storia d’amore e d’anarchia, Lasciami andare madre e Molto rumore (senza) rispetto per a.

Nel 1987 debutta anche nella regia di un’opera lirica al San Carlo di Napoli dove mette in scena la Carmen di Bizet con cui va in tournée anche allo Stat Opera di Monaco. Alla fine degli anni Ottanta, un suo progetto per un film, che non sarà mai realizzato, diventa un feuilleton radiofonico in 32 puntate recitato da lei stessa su Radio 1, Sceicchi e femministe da cui nel 1988 viene desunto un libro edito da Rai Eri Iris e lo sceicco.

Nel 1990 realizza per Canale 5 la miniserie riscritta insieme a Raffaele La Capria, Sabato, domenica e lunedì, interpretato da Luca De Filippo, Pupella Maggio, Luciano De Crescenzo e Sophia Loren, tratta dall’omonima commedia di Eduardo. Nel 1992 è la volta di Io speriamo che me la cavo, con Paolo Villaggio e nel 1996 di Ninfa plebea, tratto dal romanzo omonimo di Domenico Rea e di Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica, in cui rivisita il conflitto di classe in chiave contemporanea.

Giancarlo Giannini, Lina Wertmuller e Leonardo DiCaprio – Foto di Pietro Coccia

Negli anni Novanta si cimenta anche con il documentario e realizza per la Rai Una domenica sera di novembre e in occasione dei Mondiali di calcio in Italia un documentario sulla città di Bari. Nel 2000 torna ancora alla televisione girando a Procida Francesca e Nunziata, con Giancarlo Giannini e Sophia Loren. Nel 2001 le viene conferito il premio alla carriera al Trani Film Festival. Nel 2010 l’Accademia del Cinema Italiano le assegna un David Speciale alla carriera.

Nella sua molteplice attività è anche autrice di due libri editi da Rizzoli: Essere o avere, ma per essere devo avere la testa di Alvise su un piatto d’argento (1981) e Avrei voluto uno zio esibizionista. Ha una figlia adottiva, Maria Zulima. A Los Angeles il 28 ottobre 2019 le viene annunciato l’Oscar alla carriera. A presentare il riconoscimento le colleghe Greta Gerwig e Jane Campion.

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