Credere: infinito, plurale

"Perché scandalizzarsi se il cinema parla di Dio?", dice Alessandro D'Avenia. Dal suo bestseller Bianca come il latte rossa come il sangue il film di Giacomo Campiotti con Filippo Scicchitano
26 Marzo 2013
Credere: infinito, plurale

“L’aspetto positivo di questa crisi è che le persone vanno di più nel profondo, c’è voglia di valori più profondi”. Così il regista Giacomo Campiotti presenta Bianca come il latte rossa come il sangue, adattamento del bestseller di Alessandro D’Avenia (co-sceneggiatore con Fabio Bonifacci) dal 4 aprile nelle nostre sale con 300 copie targate 01 Distribution. Prodotto da Luca e Matilde Bernabei per Lux Vide e Rai Cinema, è interpretato da Filippo Scicchitano, Aurora Ruffino, Gaia Weiss e Luca Argentero, con Flavio Insinna e Cecilia Dazzi.
Musiche di Andrea Guerra, canzoni dei Modà (saranno live il 4 aprile al The Space Moderno di Roma per l’anteprima-evento), il dramedy ha per protagonista Leo (Scicchitano): 16 anni, cuore, calcetto e malavoglia a scuola, ha un’amica speciale (Ruffino), un professore sognatore (Argentero) e Beatrice (Weiss), una bella ragazza dai lunghi capelli rossi di cui è perdutamente innamorato. Quando finalmente la conosce, Beatrice è malata di leucemia, ovvero, il suo sangue sta diventando bianco…
“Ho provato compassione per la situazione di Leo: ho analizzato la malattia e il contesto per affrontarla”, dice Scicchitano, mentre Argentero parla del suo personaggio quale “professore moderno, contemporaneo, meglio, un educatore, per cui ogni singola parola ha un grosso peso: d’altronde, i ragazzi oggi sono estremamente avanti, profondi”. Nel film il papà di Leo, Insinna dedica la sua interpretazione al padre: “Ho rivisto le sue preoccupazioni per me e, se oggi avessi un figlio, vorrei fosse come Filippo Scicchitano”.
“Incontrare il dramma nella vita non vuol dire abbandonare i sogni”, aggiunge Campiotti, sottolinenando al perfetta aderenza al film delle canzoni dei Modà, quali Se si potesse non morire.
A concentrarsi sul cotè spirituale di Bianca come il latte rossa come il sangue, con Beatrice che durante la malattia prova nostalgia della sua fede da bambina, è D’Avenia, insegnante liceale e scrittore: “Se togliessimo Dio a Dante, Shakespeare e Dostoevskij, che ne rimarrebbe? Perché dunque scandalizzarsi se cinema e letteratura parlano di Dio? Lo vedo a scuola, uno degli argomenti più frequenti tra i ragazzi è proprio Dio, mentre il dibattito ufficiale non lo contempla perché si è bloccati da pretesti ideologici”.
Non a caso, Scicchitano (Scialla!, Un giorno speciale) con questo film ha “imparato a credere in qualcosa di più grande”, mentre la Weiss per prepararsi alla parte ha letto il diario della figlia di uno zio morta a 16 anni proprio di leucemia. Conclude la Ruffino: “Mi sono innamorata del libro, e ho lottato duramente per partecipare al film: è basato su fede e speranza, nonostante il dolore e la morte, non ti lascia con la voglia di buttarti giù dalla finestra”.

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