Ciak per Gli anni amari

Al via le riprese del film che racconta la vita di Mario Mieli. Regia di Andrea Adriatico, con Nicola Di Benedetto protagonista
Ciak per Gli anni amari
Nicola Di Benedetto sarà Mario Mieli in Gli anni amari

Iniziano oggi, lunedì 20 agosto, a Milano, le riprese di Gli Anni Amari, il nuovo film di Andrea Adriatico che racconta la vita di Mario Mieli.

In vista del primo ciak il regista, il cast e la produzione lanciano il blog ufficiale: https://glianniamari.wordpress.com che racconterà la fase di preparazione e le riprese con immagini, interviste, approfondimenti e aggiornamenti.

Un film per raccontare la storia di Mario Mieli, primo intellettuale italiano studioso delle teorie di genere, attivista omosessuale, scrittore e performer nell’Italia degli anni Settanta.

Nel cast Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Lorenzo Balducci, Davide Merlini, Francesco Martino, Tobia De Angelis, Giovanni Cordì e il debutto di Nicola Di Benedetto nel ruolo di Mario.

Una produzione L’Altra Cinemare con Rai Cinema, in collaborazione con Pavarotti International 23 srl. Con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema. Con il contributo di Emilia-Romagna Film Commission e Apulia Film Commission.

Luoghi riprese: Milano, Bologna, Sanremo, Lecce, Londra | Tempo riprese: otto settimane

Scritto da Grazia Verasani (Quo vadis, baby?), Andrea Adriatico e Stefano Casi, il film ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, intellettuale, attivista, scrittore e artista di grande rilievo nell’Italia degli anni Settanta, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano.

Le prime due settimane di riprese saranno concentrate nella capitale lombarda, dove Mario è nato e ha trascorso gran parte della sua vita: dagli studi al Liceo Parini e alla Facoltà di Filosofia presso l’Università Statale fino al celebre festival del proletariato giovanile organizzato dalla rivista “Re Nudo” al Parco Lambro, passando per siti iconici quali la Fontana delle Quattro Stagioni e piazza Duomo.

La troupe seguirà poi i passi di Mario nelle città di Sanremo, Lecce e Bologna, per concludere infine le riprese a Londra – laddove Mario non solo ha vissuto ma, soprattutto, ha conosciuto l’attivismo omosessuale inglese nella sua fase più fiorente, negli anni immediatamente successivi ai moti statunitensi di Stonewall.

Un viaggio attraverso l’Italia (e non solo) per riscoprire i luoghi protagonisti dell’impeto e dello spirito rivoluzionari degli anni Settanta. Uno sguardo a un passato prossimo per ritrovare, oggi, le nostre radici.

Quali sono gli anni amari? La contestazione politica e sociale, l’emancipazione femminile e sessuale, le droghe psichedeliche, la musica dei Led Zeppelin e dei Queen. Un’intera generazione che fa sentire la propria voce nelle strade, nelle piazze e nei giornali, le rivendicazioni di neri, donne e omosessuali. Ma anche gli anni di piombo, l’uccisione di Pier Paolo Pasolini e di Francesco Lorusso, il sequestro di Aldo Moro. È un decennio fervido di illusioni e disillusioni che il regista Andrea Adriatico indaga e ricostruisce attraverso le vicende di uno dei leader più carismatici del movimento omosessuale italiano.

GLI ANNI AMARI ricuce alcuni momenti della vita personale e pubblica di Mario Mieli, interpretato dal giovane Nicola Di Benedetto al suo debutto cinematografico. Nato nel 1952 a Milano e morto tragicamente suicida nel 1983, prima dei trentun anni, Mario fu intellettuale, scrittore, attivista, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, tra cui Giulio (Lorenzo Balducci), vive una vita intera in conflitto con il padre Walter (Antonio Catania) e la madre Liderica (Sandra Ceccarelli).

La pellicola ne segue i passi a partire dall’adolescenza al liceo classico Giuseppe Parini di Milano. La gioventù e la vita notturna sfrenata nella “Fossa dei Leoni” a parco Sempione e nei locali gay milanesi, quando ancora omosessualità era sinonimo di disturbo mentale; il viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Liberation Front; il ritorno in patria e la fondazione del “Fuori!”, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, e dei “Collettivi Omosessuali Milanesi”; la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale; la popolarità mediatica ma anche le turbe mentali.

Mario come protagonista assoluto, attorno al quale gravitano nomi e volti di amici e compagni che, con lui, hanno contribuito a cambiare la storia, come Corrado Levi (architetto, docente, artista interpretato da Francesco Martino, attore, visto ne La finestra di fronte e più recentemente in serie TV italiane e internazionali come Doctor Who), Ivan Cattaneo (cantante, interpretato da Davide Merlini, uscito da X Factor, apprezzato protagonista del musical “Romeo e Giuletta” e uno dei cantanti di “Tale e Quale Show”) e Piero Fassoni (pittore interpretato da Giovanni Cordì, attore soprattutto teatrale, comparso finora in piccoli ruoli in film di Nanni Moretti e Liliana Cavani). Senza dimenticare Franco Buffoni (poeta e traduttore), Angelo Pezzana (fondatore del primo movimento omosessuale italiano, il “Fuori!”), Fernanda Pivano (scrittrice e traduttrice), Milo De Angelis (poeta), Andrea Valcarenghi (fondatore della rivista “Re Nudo”), Francesco Siniscalchi (massone che denunciò Licio Gelli e la P2).

«Non è il semplice racconto ardimentoso di una stagione di lotta per i diritti LGBT» scrive il regista, «c’è lo sguardo su un ragazzo insofferente all’omologazione, sia quella – come avrebbe detto lui – “eteronormativa”, sia quella di un movimento omosessuale che dopo i primi atti rivoluzionari cercava forme di normalizzazione.»

E in questo sguardo umano, nel tentativo della macchina da presa di entrare nella mente geniale di Mieli si colloca l’intensa e sofferta storia d’amore con il giovanissimo Umberto Pasti, futuro scrittore e botanico (Tobia De Angelis, tra i protagonisti della serie tv Tutto può succedere e attore nell’ultimo film di Ligabue, Made in Italy).

Andrea Adriatico (L’Aquila, 1966) è regista teatrale e cinematografico, giornalista professionista, architetto ed è stato docente alla sezione cinema del Dams di Bologna. Da anni lavora nel teatro, qualificandosi tra i registi teatrali più singolari della generazione degli anni ‘90. A Bologna ha fondato nel 1993 il Centro Internazionale Teatri di Vita.

Tra il 2000 e il 2002 crea tre cortometraggi: Anarchie (2002), L’auto del silenzio (2002) e Pugni e su di me si chiude un cielo (2002), quest’ultimo presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e in seguito in numerosi altri festival italiani e stranieri, dove si aggiudica diversi premi. Nel 2004 firma il suo primo lungometraggio Il vento, di sera, invitato al Festival del Cinema di Berlino. Il film è successivamente ospite di oltre venti festival internazionali in tutto il mondo e vince il “Roseto Opera Prima Film Festival”. Il suo secondo film, All’amore assente, presentato nel 2007 al London International Film Festival, ha vinto il “Premio Speciale della Giuria” al Festival Annecy Cinéma Italien. Nel 2010 firma, insieme a Giulio Maria Corbelli, la regia del documentario +o- il sesso confuso, racconti di mondi nell’era aids, che fa il punto della situazione sulla pandemia che ha travolto il nostro secolo. Appena uscito, il film vince il “Premio Internazionale Emilio Lopez” a Pescara e il premio come “miglior film documentario” al Mix di Milano.  Il suo ultimo docufilm è Torri, checche e tortellini, presentato al Torino Gay&Lesbian Film Festival.

Per il regista, Gli anni amari è “l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70. È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere. Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava. Gli anni amari è tutto questo, o almeno cerca di esserlo”.

“Mieli era un genio, che ci ha sedotto, come riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione. Ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui aveva costruito la sua bolla di sopravvivenza e quella in cui era relegato da chi lo considerava troppo snob o troppo scomodo; la solitudine di chi ha imparato a farcela da solo per sopravvivere a dispetto di tutto e tutti, e la solitudine in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo dell’83 in cui, ancor prima di compiere 31 anni, ha deciso di togliersi la vita”.

Gli anni amari, prosegue il regista, «sono tutto questo. Sono gli anni in cui tutto sembrava possibile e non lo era. Sono gli anni lontanissimi del nostro passato recente. Sono gli anni di un ragazzo che ha vissuto – con la sua aliena dolcezza – l’amarezza di un’esistenza simile a quella di nessun altro. Si chiamava Mario. O, se preferite, Maria”.

 

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