Aspettando la Befana

Nelle sale dal 30 dicembre il sequel diretto da Paola Randi. Con Monica Bellucci strega, ma anche fata, "molto umana, proiettata al futuro: ci deve essere sempre più collaborazione tra le donne, perché insieme andiamo più lontano", dice l'attrice
Aspettando la Befana
Monica Bellucci in La befana vien di notte 2 - Foto A. Lanzuisi

“Mostrare le rughe è una forma di libertà”. Parola di Monica Bellucci alla presentazione del film La Befana vien di notte 2. La Bellucci non è però la Befana, nel precedente interpretata da Paola Cortellesi, ma è Dolores, una strega buona che dedica la sua vita ai bambini. Mentre la famosa strega che riempie di dolcetti le calze dei più piccoli è una che di rughe non ne ha neanche mezza: una ragazzina truffaldina di nome Paola (Zoe Massenti, una delle tiktoker più famose d’Italia) alla quale Dolores farà scoprire le sue vere origini.

Diretto da Paola Randi (alla regia del primo c’era Michele Soavi) e scritto da Menotti e Nicola Guaglianone, qui anche regista di seconda unità e produttore creativo con Lucky Red e Rai Cinema, questo secondo “cinecarbone” uscirà nelle sale il 30 dicembre distribuito con oltre 400 copie da 01 distribution. Nel cast anche Fabio De Luigi (“un cattivo da favola con le sue fragilità e le sue carenze affettive”), Corrado Guzzanti, Alessandro Haber, Herbert Ballerina e Guia Jelo.

“Non sono solo una strega, ma anche una fata, molto umana, che pensa al futuro e attraverso la quale Paola scopre la propria forza- prosegue la Bellucci-. Ci deve essere sempre più collaborazione tra le donne perché insieme andiamo più lontano. Dobbiamo aiutarci l’un l’altra. Dobbiamo insegnare alle nostre figlie ad essere libere e indipendenti. È un mondo nuovo che si sta affacciando lentamente anche in quello del cinema. Di fatto qui c’è una regista donna”.

E Paola Randi, che dopo Tito e gli alieni (2018) nuovamente dirige un film con molti effetti speciali, dice: “Sono un’appassionata degli effetti speciali fin da quando ero bambina. Mi piace la capacità che ha il cinema di raccontare l’impossibile. Questa sceneggiatura mi ha dato la possibilità di giocare con la fantasia”. La storia racconta dunque le origini della Befana ed è un sequel del film del 2018. “Siamo da sempre restii a fare i sequel dei film. Di fatto anche di Lo chiamavano Jeeg Robot abbiamo scelto di non farlo- dice Nicola Guaglianone-. Dietro la figura della Befana però c’era ancora tanto da raccontare”.

Nei panni di questa “befanina” in nuce la giovanissima Zoe Massenti, per la prima volta sul grande schermo, alle spalle undici anni di danza e una carriera su Tik Tok da tre milioni di follower e un milione di follower su Instagram, dice: “Da piccola vedevo i film e avrei sempre voluto recitare. Da sola in cameretta ripetevo le battute. Per vergogna non ho mai fatto più di tanto. Poi mi sono detta che dovevo farlo perché era un mio sogno e mi sembrava inutile perdere questa possibilità solo per vergogna. Avevo già iniziato questo mio percorso sul mondo dei social”. Chiamata e scelta da Nicola Guaglianone perché “sono cresciuto alla Magliana e sono rimasto colpito dalla sua voce tipicamente romana, con la cadenza di quelli di Roma Est. Una ragazzina che con il suo dialetto e la sua romanità è riuscita a rendere credibile l’incredibile, ovvero un personaggio fantastico”.

La befana vien di notte 2 -Foto Arianna Lanzuisi

Paola Randi sottolinea: “Ognuno di noi ha un superpotere che è la nostra fantasia e immaginazione. Il cinema nutre questa nostra capacità e la Befana è una supereroina italiana e romana”.

E Monica Bellucci dice: “La fantasia ci aiuta a raccontare meglio la realtà. Anche noi attori lavoriamo con la magia e abbiamo la fortuna di toccare un po’ il cielo con un dito, così come il cinema ha la capacità di farci volare”. Infine conclude: “Dolores, il mio personaggio, non si sa bene quanti anni abbia. È bello interpretare personaggi nei quali ti distacchi dall’apparire in un certo modo. Invecchiare ti permette di accedere ad altri ruoli. Quindi ci sono delle cose buone anche sul tempo che passa. D’altronde la bellezza è continuare a non fermarsi”.

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