Anec sugli scudi

Mario Lorini: "L’intervento istituzionale per consentire il ritorno all’esperienza cinematografica completa è indispensabile e non più procrastinabile”
Anec sugli scudi
La Sala Laguna al Lido di Venezia

Si è svolta oggi, venerdì 18 febbraio, la conferenza stampa della Presidenza nazionale ANEC, unitamente ad ACEC e FICE, per denunciare l’immobilismo istituzionale che sta compromettendo la sopravvivenza delle sale cinematografiche. A distanza di 24 mesi dalla chiusura dei primi cinema, ancora oggi le misure imposte agli esercenti del settore sono le più restrittive applicate e continuano, inspiegabilmente, a limitare le attività all’interno dei cinema, minando la fruizione del grande cinema da parte degli spettatori.

Primo segnale di allentamento, l’emendamento approvato ieri in Commissione Affari Sociali alla Camera che dispone il ripristino del consumo di cibo e bevande nei luoghi di spettacolo dal prossimo 10 marzo.

“Fin dal primo momento le sale, compresi tutti gli spazi all’aperto, sono stati soggetti ad ingresso solo con Green Pass, successivamente si è elevato il livello di sicurezza imponendo il green pass rafforzato, ed ancora obbligo di mascherine FFP2 dal giorno di Natale, e se non bastasse divieto di consumazione di cibi e bevande all’interno delle sale. La curva sta scendendo, le attività vedono il ritorno graduale alla normalità, e finalmente dal 10 marzo, come annunciato ieri” – dichiara il presidente ANEC Mario Lorini. “sarà rimosso il divieto di consumare cibo e bevande al cinema e nei luoghi di spettacolo. Le sale hanno cercato di reagire lavorando sulla ripartenza per almeno tre volte negli ultimi due anni, ma si sono dovute piegare alle forti restrizioni che ne limitano l’attività. Non possiamo più continuare così, anche alla luce dell’apertura completa che si sta annunciando nei Paesi europei per il nostro settore”.

Una situazione inspiegabile, dunque, dichiarano gli esercenti cinematografici. Un insieme di misure, restrizioni, limitazioni che comportano come diretta conseguenza anche una carenza di prodotto messo a disposizione da produttori e distributori, e non consentono più di proseguire. “L’intervento istituzionale per consentire il ritorno all’esperienza cinematografica completa, dove il cinema, soprattutto quello commerciale, è grande schermo, poltrone comode e popcorn, è indispensabile e non più procrastinabile”, conclude Lorini.

Nel corso dell’incontro sono stati evidenziati, oltre all’indispensabile allentamento delle misure restrittive, altri due aspetti particolarmente gravi che necessitano di una rapida definizione per impostare un graduale ritorno alla normalità:

 

  1. La cronologia dei media, dopo nove mesi di infruttuosi incontri presso il MIC, è priva di qualsiasi regolamentazione. Manca la certezza della destinazione prioritaria cinematografica, tanto per le produzioni nazionali quanto per i film esteri.

Superata la gestione dell’emergenza pandemica, che ha garantito la continuità di remunerazione alle imprese di produzione italiane, e nonostante la condivisione di massima della necessità di regolamentare il mercato sala per massimizzare il ritorno degli investimenti nei diversi media, la situazione resta confusa e ingenera nel pubblico la convinzione di poter vedere dal proprio divano, entro poche settimane, i film destinati al cinema: gli effetti sul mercato sala sono evidenti, con 500 schermi che mancano all’appello del servizio Cinetel.

L’esercizio cinematografico chiede di riaffermare la centralità della sala, ripristinando periodi di sfruttamento congrui a salvaguardia dei diversi media, a cominciare dalla sala cinematografica. Ciò vale sia per le produzioni nazionali, come disciplinato fino al 2020, che per le produzioni estere.

“L’adozione di regole certe e ragionevoli”, aggiunge Gianluca Bernardini, presidente ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), “non riguarda solo la capacità di attrarre il pubblico nelle prime settimane di programmazione, ma anche lo sfruttamento da parte dei cinema di profondità nelle settimane successive, con centinaia di sale (e di arene estive) che ormai programmano film in contemporanea con le piattaforme e le televisioni, quando non se li vedono negare del tutto”.

  1. Dopo “la grande fuga” durante il lockdown, salvo poche eccezioni il cinema italiano non è mai tornato veramente in sala. Ai produttori, agli autori e agli attori si chiede di difendere tutti assieme il modello che vede la sala cinematografica al centro del sistema.

A fronte di oltre 900 produzioni approntate o in fase di completamento, al 99% finanziate dallo Stato, non più del 35% sembra destinato alle sale cinematografiche, sempre più spesso facendovi capolino prima di dirottare su piattaforme e tv. La sala resta un modello insostituibile di socialità e di valorizzazione del prodotto filmicoeppure la produzione nazionale al cinema appare insufficiente e di scarso appeal.

L’esercizio cinematografico chiede uno sforzo collettivo alla produzione, agli autori e agli artisti italiani per non lasciare che prevalga il consumo domestico di film, e per non limitare i segnali di ripresa del mercato al prodotto internazionale. Al cinema italiano si chiede di tornare al fianco dell’esercizio per una ripresa completa e duratura.

“Una produzione italiana competitiva, di qualità e pronta ad affrontare il giudizio del pubblico con investimenti promozionali e di comunicazione adeguati, inclusa la presenza degli autori e dei protagonisti in sala”, afferma il presidente FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) Domenico Dinoia, “è essenziale per rilanciare una cinematografia che negli ultimi anni sembra avere perso il contatto con il pubblico delle sale, facendo venir meno una leva fondamentale per il nostro settore”.

Più in generale, l’industria del cinema deve tornare a ragionare dell’immediato futuro, elaborando un programma strutturato di iniziative tese alla riconquista del pubblico. Alcune delle proposte presentate all’incontro odierno:

  • promuovere una parziale detassazione del biglietto dei cinema per introdurre una riduzione generalizzata agli spettatori under 18;
  • dare vita a una campagna istituzionale sul Cinema al Cinema;
  • organizzare una Festa del Cinema in primavera, accompagnata da una campagna di comunicazione – e una copertura stampa adeguata – delle uscite cinematografiche: troppo spesso si abusa della parola Cinema per promuovere altre forme di consumo di film;
  • ritrovare la ricchezza e la certezza dei listini di nuove uscite in sala;
  • assicurare maggiori investimenti dell’industria per bilanciare l’accesso agli spazi televisivi (gli spot milionari acquistati dalle piattaforme durante il Festival di Sanremo sono un esempio lampante).

L’esercizio cinematografico vuole riprendere a lavorare al meglio, in un ecosistema tutelato e sostenibile.

Perché ciò accada, scongiurando il peggio, occorre la massima attenzione delle Istituzioni come dei partner dell’Industria, nel più breve tempo possibile.

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