Addio a Michel Bouquet

A 96 anni se ne va uno dei più grandi attori francesi di sempre, mostro sacro del teatro e protagonista del grande schermo. Vincitore di un EFA e due César, lavorò con Chabrol, Truffaut, Clouzot, Van Dormael, Guédiguian
Addio a Michel Bouquet
Michel Bouquet in Le passeggiate al Campo di Marte

Michel Bouquet, leggendario attore francese attivo dalla fine degli anni Quaranta, è morto a Parigi all’età di 96 anni.

In un tweet, il presidente Emmanuel Macron ha scritto: “Per sette decenni, Michel Bouquet ha portato il teatro e il cinema ai più alti livelli di incandescenza e di verità, mostrando l’uomo in tutte le sue contraddizioni, con una intensità che scuoteva i teatri e bucava lo schermo. Un mostro sacro ci ha lasciati oggi”.

Teatrante di lungo corso, Bouquet ha calcato i palcoscenici portando in scena commedie di Molière, Albert Camus, Jean Anouilh, Harold Pinter, Samuel Beckett, August Strindberg, Eugène Ionesco. Debutta al cinema nel 1947 in Monsieur Vincent di Maurice Cloche nel 1947 e, tra la fine degli anni Quaranta e i primi dei Sessanta, partecipa a film diretti da Henri-Georges Clouzot (Manon nel 1949), Jean Grémillon (Zampe bianche nel 1949), Abel Gance (La torre del piacere nel 1955), Robert Siodmak (Katia, regina senza corona nel 1959), Jean Delannoy (Le amicizie particolari nel 1964).

Nella seconda metà degli anni Sessanta, Bouquet inizia a collaborare con Claude Chabrol: tra il 1965 e il 1985 prende parte a sei film, tra i quali il capolavoro Stéphane, una moglie infedele (1969) in cui interpreta il marito tradito da Stéphane Audran. François Truffaut lo vuole come una delle vittime de La sposa in nero (1968) e nel ruolo del detective di La mia droga si chiama Julie (1969).

Negli anni Settanta, passa da un genere all’altro, alternando commedie e polizieschi: partecipa a Borsalino di Jacques Deray (1970), L’uomo venuto da Chicago di Yves Boisset (1970), Il serpente di Henri Verneuil (1973), L’uomo in basso a destra nella fotografia di Nadine Trintignant (1973), Due contro la città di José Giovanni (1973), Professione… giocattolo di Francis Veber (1976), Ragione di stato di André Cayatte (1978).

Memorabile ispettore Javert ne I miserabili di Robert Hossein (1982), resta nella memoria anche grazie alle sue prove in Tutte le mattine del mondo di Alain Corneau (1991), Toto le héros – Un eroe di fine millennio di Jaco Van Dormael (1991, EFA per il miglior attore) e, ormai anziano, come Tomasi di Lampedusa in Il manoscritto del Principe di Roberto Andò (2000), un presidente francese ricalcato su François Mitterand in Le passeggiate al Campo di Marte di Robert Guédiguian (2006, per cui vince il premio César) e nel ruolo di Renoir nel film omonimo di Gilles Bourdos (2012). Ha vinto un altro César nel 2022 per Comment j’ai tué mon père di Anne Fontaine (2002).

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