Addio a Bertrand Tavernier

Il grande cineasta francese è morto all'età di 79 anni. Leone d'Oro alla carriera, Orso d'Oro per L'esca, tra i suoi film Una domenica in campagna, Round Midnight e Il giudice e l'assassino. Era presidente dell'Institut Lumière
Addio a Bertrand Tavernier
Bertrand Tavernier - Foto Karen Di Paola

Il regista, sceneggiatore e produttore Bertrand Tavernier è morto giovedì all’età di 79 anni a Sainte-Maxime nel Var. La moglie e i figli hanno annunciato la notizia sui social network.

Nato a Lione il 25 aprile 1941, Bertrand Tavernier iniziò la sua avventura cinematografica scrivendo articoli di critica su numerose riviste, comprese Positif e Cahiers du cinéma, da sempre considerate testate rivali. Nel 1961 debuttato come assistente alla regia di Jean-Pierre Melville nel film Léon Morin, prete.

Diventato addetto stampa di Georges de Beauregard, produttore dei registi della Nouvelle Vague, tra il 1963 e il 1964 Tavernier realizzò gli episodi dei collettivi Una matta voglia di donna e L’amore e la chance.

Già sceneggiatore per Riccardo Freda, esordì alla regia nel 1974 con L’orologiaio di Saint-Paul, film per cui vinse l’Orso d’Argento al festival di Berlino e il Premio Louis-Delluc, Nei successivi Che la festa cominci… (1975, due premi César per regia e sceneggiatura) e Il giudice e l’assassino (1976, César per la sceneggiatura) analizzò il rapporto fra cinema e storia francese, tema che ha affrontato in altri film, tra i quali Quarto comandamento (1987), il revival cappa e spada Eloise, la figlia di d’Artagnan (1994), Capitan Conan (1996, César per la regia), La Princesse de Montpensier (2010).

Nel 1980 girò La morte in diretta, riflessione sul voyeurismo dei mass media, e ottenne una nomination all’Oscar con Colpo di spugna (1981), una delle otto collaborazioni con l’attore feticcio Philippe Noiret, già presente nella sua opera prima.

Negli anni Ottanta, Tavernier raggiunse la fama internazionale con il malinconico e nostalgico Una domenica in campagna (1984, miglior regia al Festival di Cannes, César per la sceneggiatura e candidato al BAFTA per il miglior film straniero) e soprattutto con Round Midnight – A mezzanotte circa (1986), omaggio al jazz interpretato da Dexter Gordon e che valse un Oscar per la miglior colonna sonora a Herbie Hancock.

Vinse un EFA speciale nel 1989 per La vita e nient’altro, acclamato dramma storico con Noiret e Sabine Azéma. In Daddy Nostalgie (1990) diresse Dirk Bogarde all’ultima interpretazione sul grande schermo.

Nel 1995 si aggiudicò l’Orso d’oro al festival di Berlino per L’esca. Negli ultimi anni ha realizzato La piccola Lola (2004), In the Electric Mist (2009), Quai d’Orsay (2012) e il documentario Voyage à travers le cinéma français (2016).

da sinistra: Alberto Barbera, Bertrand Tavernier con il Leone d’Oro alla Carriera e Sabine Azéma

Instancabile e appassionato cinefilo, Tavernier è stato per molti anni il presidente dell’Institut Lumiére e si è dedicato con grande energia alla diffusione e alla conservazione del patrimonio cinematografico.

Nel 2015 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia: “Tavernier è un autore completo, istintivamente anticonformista, coraggiosamente eclettico – si legge nella motivazione scritta all’epoca da Alberto Barbera -. L’insieme dei suoi film costituisce un corpus in parte anomalo nel panorama del cinema francese degli ultimi quarant’anni. Non riconducibile alle istanze più radicali della Nouvelle Vague, nonostante le iniziali e assidue frequentazioni critiche di alcuni fra i suoi esponenti, né riduttivamente assimilabile alla Tradizione della Qualità, di cui peraltro ha mantenuto alcuni tratti distintivi sapientemente innovati: l’attenzione per la solidità narrativa, la cura nella costruzione dei personaggi, l’attitudine all’introspezione psicologica, la presenza costante di un substrato letterario. In Tavernier, l’importanza attribuita alla dimensione artigianale del mestiere si compenetra di altre due componenti: l’amore per il cinema classico americano, del quale ha assimilato la capacità di fare spettacolo senza rinunciare a una dimensione espressiva, e l’innata passione per i temi politici e sociali, che conferiscono al suo cinema caratteristiche personalissime e originali”.

 

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