A mano disarmata per Salvini

"Vivere sotto scorta è una grave limitazione della propria libertà", dichiara la giornalista Federica Angeli. Interpretata da Claudia Gerini nel film di Claudio Bonivento
A mano disarmata per Salvini

“Dovrebbe vedere questo film il ministro dell’Interno Matteo Salvini e dovrebbe rendersi conto che vivere sotto scorta è una grave limitazione della propria libertà”. A parlare, alla conferenza stampa di A mano disarmata (film che domani esce nelle sale distribuito da Eagle Pictures), è Federica Angeli, giornalista di Repubblica che dal 2013 vive sotto protezione a causa delle minacce ricevute per le sue inchieste sulla criminalità organizzata a Ostia.

La sua storia è già stata raccontata proprio da lei nell’omonimo libro (edito da Baldini & Castoldi), che ha venduto 20.000 copie, ora arriva anche al cinema grazie al regista Claudio Bonivento e vede protagonista, nei panni della giornalista, l’attrice Claudia Gerini.

Scritto da Domitilla Shula Di Pietro con la collaborazione di Federica Angeli, questo film racconta quindi le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, iniziata nel 2013 e non ancora finita, condotta dalla cronista dell’edizione romana di Repubblica, con un’unica arma in mano: la sua penna.

“La vita di Federica Angeli è ormai conosciuta da tutti – spiega il regista-. Io volevo far vedere quello che lei provava. Mi auguro di essere stato all’altezza, cinematograficamente parlando, rispetto a quello che lei ha fatto, che è qualcosa di straordinario”. La scelta registica è stata per cui quella di dare alla storia un taglio più sociale che politico: “Non ho mai accennato a Casapound perché, visto anche il clima schifoso del momento, mi sono voluto discostare dalla politica. Avevo davanti a me una storia talmente bella che tutto quello che c’era intorno mi è parso meno interessante”.

“Il regista mi ha tranquillizzato per il taglio che voleva dare al film- dice la giornalista-. Qui il male, al contrario di Gomorra Suburra, è visto attraverso la sofferenza e non c’è l’esaltazione delle gesta di queste persone violente”.  E la sceneggiatrice Domitilla Shula Di Pietro: “Se dovessimo raccontare tutto quello che ha fatto Federica non basterebbero quattro film. Credo che abbiamo carpito il nocciolo della storia”.

Per la Gerini è stata una grande responsabilità interpretare una donna che ha avuto il coraggio di denunciare alla magistratura gli atti perpetrati da cosche criminali nei confronti della popolazione del litorale romano. “Ho letto il suo libro e mi ha rapito – racconta l’attrice -. Mi ha spinto ad essere una persona migliore. Essere l’alter ego di una donna del genere, una rivoluzionaria che sta dalla parte del bene, una piccola guerriera che sta con il coltello, anzi, con la penna tra i denti, è stato davvero un onore per me. Ho cercato di renderla nel modo più autentico possibile”. Nel film si racconta anche la difficoltà di Federica Angeli di fronte ai suoi tre figli nel fargli capire la pesante situazione. “Non sapevo come dirgli che ci stava cambiando la vita- dice la giornalista -. Mi sono ispirata a Benigni e al suo film La vita è bella per cui ho detto ai bambini che avevo fatto una bella inchiesta e che avevo vinto come premio due autisti. Ho cercato di trasformare ogni cosa brutta, come la benzina dentro casa o il proiettile ricevuto davanti alla porta, in qualcosa di bello”.

Nel cast anche Francesco Venditti nel ruolo di Massimo Coluzzi, il marito di Federica, un uomo che è restato coraggiosamente al suo fianco nonostante le continue minacce e intimidazioni ricevute verso lui e i loro tre figli. “Se fossi stato nei suoi panni non so se sarei riuscito a restarle accanto, forse avrei preso i nostri figli e me ne sarei andato, ma poi me ne sarei pentito”, dice l’attore. Tra gli altri interpreti: Francesco Pannofino nel ruolo del capo di Federica, Mirko Frezza (qui è Calogero Costa) e Rodolfo Laganà (Rocco Costa).

“C’è un certo ostracismo nei confronti di Federica Angeli da parte dei giornali concorrenti di Repubblica e questo lo trovo assurdo”, ci tiene a sottolineare il regista Claudio Bonivento, che poi menziona Matteo Salvini invitandolo, anche lui, a vedere questo film. 

Il leader della Lega è stato più volte chiamato in causa nel corso della conferenza stampa perché lo scorso 29 maggio ha postato un video nel quale avvertiva che stava lavorando a una revisione dei criteri delle scorte, mandando poi ironicamente un bacio allo scrittore Roberto Saviano, che da oltre dieci anni vive sotto protezione. 

“Salvini lancia certe provocazioni con grave leggerezza e questa è una cosa vergognosa – dichiara infine Federica Angeli -. Non mi sento difesa da lui. Non ha fatto il mio nome, ma è come se lo avesse fatto. Come se avesse fatto quello di tutti i 19 giornalisti minacciati che vivono sotto scorta. Dovrebbe capire perché viviamo in questo modo e, ripeto di nuovo, vedere questo film”. 

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