Where to Invade Next

USA 2015
Diario di un viaggio compiuto da Michel Moore in Europa, in paesi come la Finlandia, l'Italia, la Francia, la Slovenia, la Germania e l'Islanda, dove è venuto a conoscenza dei metodi alternativi che questi paesi adottano per affrontare i problemi sociali ed economici comuni agli Stati Uniti.
SCHEDA FILM

Regia: Michael Moore

Attori: Michael Moore - Se stesso, Amel Smaoui - Se stessa, Jenny Tumas - Se stessa, Pasi Sahlberg - Se stesso, Halla Tomasdottir - Se stessa, Krista Kiuru - Se stessa, Tim Walker - Se stesso

Soggetto: Michael Moore

Fotografia: Jayme Roy, Rick Rowley

Montaggio: Pablo Proenza, Tyler H. Walk, Todd Woody Richman

Durata: 119

Colore: C

Genere: DOCUMENTARIO

Specifiche tecniche: DCP

Produzione: MICHAEL MOORE, TIA LESSIN, CARL DEAL PER DOG EAT DOG FILMS, IMG FILMS

Distribuzione: NEXO DIGITAL/GOOD FILMS

Data uscita: 2016-05-09

TRAILER
NOTE
- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).
CRITICA
"Un viaggio allegro e sorprendente, che il regista-attore anima con la sua tradizionale finta ingenuità: ogni volta sembra stupirsi ma poi finisce per ricordarsi che tutte quelle «conquiste», dalla festa dei lavoratori all'abolizione della pena di morte, dai diritti delle donne al riposo pagato erano già patrimonio degli Stati Uniti, che nei decenni sono state dimenticate o cancellate. Certo, l'Europa non è solo quella che ci mostra Moore, ma il suo cinema simpaticamente irriverente e piacevolmente pedagogico è di quelli che sanno conquistare la simpatia e strappare l'ammirazione." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 febbraio 2016)

"Vecchia America, Nuova Europa, con gli aggettivi invertiti Michael Moore, sempre ironico e manicheo, tendenzioso e coraggioso, paradossale nei paragoni, viaggia nel nostro continente lasciandosi colpire da valori, usi, costumi e diritti di civiltà cresciuti qui, solidi e ben difesi, ma in fondo nati, dispersi, dimenticati, distrutti nel suo Grande Paese (...). Non è solo un gioco sociale. È un'analisi di modelli di vita vigenti resi impossibili da chi li gestisce in Usa. Come Woody Allen, Moore è venuto in Europa a cercare i fallimenti americani, e forse ha anche un po' esagerato." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 febbraio 2016)

"Nonostante il titolo faccia intendere - non casualmente: manovra diversiva - altrimenti, non è una critica all'America guerrafondaia, e perdente sul campo, bensì il racconto di una nuova invasione, perpetrata da un esercito composto di un solo uomo, Michael Moore stesso, ai danni di alcuni Stati europei. Dopo aver additato a propellente della crisi finanziaria globale la cultura del 'greed is good' (l'avidità è cosa buona) con 'Capitalism: A Love Story' del 2009, qui Moore sbeffeggia sardonicamente il mito della supremazia sociale, e culturale, della sua madrepatria, facendosi prototipo di un'inedita aggressione: non più per distruggere città e asservire popoli, bensì per impadronirsi di ideali, idee e conseguenti realizzazioni da adottare sul suolo americano." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 maggio 2016)

"America, Nuova Europa, viaggio ad aggettivi invertiti dell'ironico e manicheo autore Palma d'oro (per 'Fahrenheit 9/11') nel nostro continente, a caccia di valori e diritti, ma anche usi e costumi, nati qui e dimenticati, distrutti nel Grande Paese. (...) Gioco sociale e analisi di modelli di vita vigenti, resi impossibili in Usa. In Europa a sviscerare i fallimenti americani? Divertente, istruttivo, paradossale. Exploit finale." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 7 maggio 2016)

"Un viaggio allegro e irriverente attraverso diversi Paesi europei alla ricerca di buone idee da rubare ed esportare negli Usa. E' questo il cuore del documentario 'Where to Invade Next' di Michael Moore, da sempre impegnato a denunciare i luoghi oscuri del proprio Paese e le menzogne del sogno americano. (...) le cose possono cambiare anche negli States, sostiene Moore, che al di là delle cose che racconta e dei crimini che smaschera, rimane sempre l'unico vero protagonista dei suoi film." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 maggio 2016)