Shahida - Brides of Allah

Shahida

ISRAELE 2008
Kahira, madre di cinque figli è condannata a tre ergastoli per aver condotto nel cuore di Gerusalemme un kamikaze. Waffa è stata arrestata mentre si avviava al martirio in un ospedale di Israele in cui era stata ricoverata dopo un incidente. Samar costruiva bombe ed è stata arrestata mentre era in attesa del primo figlio. Ritratto intimo di donne musulmane rinchiuse in carcere per atti di terrorismo. Donne che provocano rabbia e orrore per gli atti compiuti, ma che allo stesso tempo suscitano pietà per le condizioni vissute quando erano in libertà, comunque discriminate da una cultura che vede la donna come essere inferiore cui, nel caso abbia gettato infamia sulla famiglia, rimane un solo gesto per riportare l'onorabilità ai parenti e redimere se stessa.
SCHEDA FILM

Regia: Natalie Assouline

Sceneggiatura: Natalie Assouline

Fotografia: Natalie Assouline, Gonen Glazer, Asher Ben Yair, Avigayil Sperber

Musiche: Ophir Leibovitch

Montaggio: Sarah Salomon

Durata: 75

Colore: C

Genere: DOCUMENTARIO

Specifiche tecniche: DIGI BETA PAL (TRASFORMATO DA DV/MINIDV), 16:9

Produzione: PIE FILMS LTD., EPHRATI PRODUCTIONS

NOTE
- PREMIO FIPRESCI AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008), NELLA SEZIONE 'FORUM'.
CRITICA
"Ascoltandole è difficile confrontarsi con la religiosità assunta come ordine assoluto, ma si intuisce anche che c'è qualcosa di più grave su cui questa ha fatto leva. Non si può non impazzire quando le ninne nanne che canti al figlio appena più giovane di te parlano di bombe, di attacchi nella notte, di case distrutte, di vendetta: la realtà del conflitto è come se avesse permeato ogni cellula, ogni immagine, ogni gesto, anche quelli che si devono ancora compiere. Fino alla follia, da una parte come dall'altra. Questo è il punto e è un peccato che la regista non si metta anche lei in gioco in questo confronto. Non ci sono responsabilità a senso unico ma una realtà che appartiene, subita o esercitata, a entrambi. Tutto il resto diventa esotismo o superficialità." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 9 febbraio 2008)