RABI

BURKINA FASO 1992
Un giorno un fabbro cade dalla sua bicicletta, nel tentativo di evitare una tartaruga che incrocia la sua strada. L'uomo decide di portare a casa al figlio dodicenne Rabi la tartaruga. La presenza dell'animale colpisce l'immaginazione di Rabi e di tutti i membri della famiglia. Un bambino, una tartaruga, una storia, delle immagini e delle emozioni, per introdurre un tema molto attuale come quello dell'ambiente.
SCHEDA FILM

Regia: Gaston Kaboré

Attori: Vincent Zoundi - Noaga, Chantal Nikiema - Laale', Josephine Kabore' - Tousma, Tinfissi Yerbanga - Pusga, Yacouba Kabore' - Rabi, Colette Kabore' - Koudpoko, Joseph Nikiema - Kuilga

Sceneggiatura: Gaston Kaboré

Fotografia: Jean-Noel Ferragut

Musiche: Rene' B. Guirma, Wally Badarcu

Montaggio: Marie Jeanne Kanyala

Durata: 54

Colore: C

Genere: DRAMMATICO COMMEDIA

Specifiche tecniche: 35 MM

Produzione: BBC (LONDRA), PARMLINDER VIR, CINECOM PRODUCTIONS OUAGADOUGOU, ATRIASCOP PARIS

Distribuzione: CINECOM PRODUCTION - ATRIASCOP

NOTE
VERSIONE ORIGINALE: MOORE'.
SUONO: MARC MOUYRIGAT.
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLE GIORNATE CINEMATOGRAFICHE DI CARTAGINE1992 - PREMIO COE 1993 - PRIXLIGUE FRANCAISE DE L'ENSEIGNEMENT AL FESPACO DI OUAGADOUGOU.
CRITICA
"Non esiste forse miglior commento a 'Rabi' di quello del suo stesso autore: 'In questo film ho voluto trattare emozioni e immagini della mia infanzia in modo che non rimanessero fossilizzate nello sterile magma di ricordi simili a scorie che a poco a poco la memoria disintegra. Emozioni e immagini che prendono corpo e valore con il fluire del tempo... Ho voluto tradurre quelle immagini e quelle emozioni rielaborate del tempo e dalla mia immaginazione. Un film per evidenziare il giuoco di chiaroscuro della coscienza, il riflesso incerto della memoria nell'ombra densa del l'inconscio. Frontiera indefinibile tra realtà e immaginario, magia delle cose, dello sguardo e del pensiero, tiepida argilla della creazione, agili mani del caso. Una famiglia, una tartaruga, una storia, emozioni e immagini, niente di più...'." (Annamaria Gallone, 'Rivista del Cinematografo')