My Italian Secret - Gli eroi dimenticati

USA 2014
Storia del ciclista Gino Bartali, del medico Giovanni Borromeo e di altri italiani che lavorarono segretamente per salvare ebrei e fuggiaschi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Bartali, il vincitore del Tour de France del 1938, fece centinaia di viaggi trasportando documenti falsi nella sua bicicletta. Il dottor Borromeo inventò una malattia inesistente per spaventare le SS e tenerle lontane dall'ospedale sull'Isola Tiberina in cui nascondeva gli ebrei. Il documentario segue il ritorno in Italia dei sopravvissuti che raccontano le loro storie e ringraziano le persone che offrirono la loro vita per salvare degli sconosciuti.
SCHEDA FILM

Regia: Oren Jacoby

Attori: Andrea Bartali - Se stesso, Pietro Borromeo - Se stesso, Gaia Servadio - Se stessa, Charlotte Hauptman - Se stessa, Piero Terracina - Se stesso, Ursula Korn Selig - Se stessa, Isabella Rossellini - Narratrice, Robert Loggia - Voce di Gino Bartali

Sceneggiatura: Oren Jacoby

Fotografia: Bob Richman

Musiche: Joel Goodman (II)

Montaggio: Deborah Peretz

Scenografia: Lina Bartolozzi

Costumi: Jessica Zambelli

Suono: Marco Palma, Edward O'Connor

Durata: 92

Colore: B/N

Genere: DOCUMENTARIO

Produzione: OREN JACOBY

NOTE
- EVENTO ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014).
CRITICA
"Era il 16 ottobre del 1943 quando i nazisti partirono alla caccia degli ebrei romani, abitanti principalmente nella zona del ghetto, al portico d'Ottavia. Ne vennero catturati 1023 che furono imbarcati per Auschwitz. Ne tomarono 17. Un dato spaventoso. Per questo ieri, 16 ottobre, l'evento speciale di inaugurazione del Festival di Roma è stato 'My Italian Secret', il documentario di Oren Jacoby, che ha ricevuto anche un messaggio di plauso dalla Presidenza della repubblica. Che si conclude citando Piero Terracina, unico sopravvissuto della sua famiglia, che a proposito delle leggi razziste volute dal regime fascista e sull'indifferenza di tanti dichiara nel film: «Ci hanno portato sull'orlo dell'abisso dove le SS ci hanno fatto precipitare». Ma il documentario, pur partendo dalla persecuzione degli ebrei in Italia, cerca di aprire qualche spiraglio di luce perché alla fine della guerra erano sopravvissuti alla Shoah circa l'80% degli ebrei italiani. E molti di loro sono sopravvissuti grazie a persone che hanno rischiato la loro stessa vita per salvare degli sconosciuti. (...) Già, perché mentre molti erano indifferenti, altri voltavano la testa dall'altra parte per non vedere e alcuni addirittura si sono trasformati in complici degli aguzzini, perché esisteva una taglia di cinquemila lire per chi avesse permesso di catturare un ebreo, qualche italiano aveva deciso di rischiare, senza dare troppa enfasi alla cosa. E Jacoby ricostruisce e racconta alcune di queste figure eroiche. II più famoso è stato senz'altro Gino Bartali, il ciclista che nel 1938 vinse il Tour de France, rifiutando però di diventare uno strumento del regime. (...) Bartali non ne ha mai fatto cenno, solo dopo cinquant' anni ha raccontato la vicenda a suo figlio Andrea, raccomandandogli di non dirlo a nessuno, almeno sino a quando non fosse giunto il momento, perché come dice Gino nella sua biografia: bisogna fare il bene perché è giusto, non per vantarsene. Anche Giovanni Borromeo, medico presso l'ospedale di Roma si era dato da fare per salvare ebrei. Aveva creato un padiglione in cui ricoverarli perché affetti da una fantasiosa malattia mortale e contagiosa, il morbo di K (sarcastico omaggio a Kesserling o Kappler?), riuscendo così a tenere alla larga i nazisti impauriti. Il rabbino Ricardo Pacifici (omonimo del nipote, attuale presidente della comunità ebraica romana) che supportava l'organizzazione Delasem venne invece ucciso insieme alla moglie, mentre il loro bimbo venne salvato dalle suore di un convento. Piccole grandi storie di umanità." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2104)

"«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca». Il grande campione di ciclismo Gino Bartali non aveva dubbi su quali trofei vantare. Quelli conquistati tagliando per primo il traguardo lungo strade polverose senz'altro. Ma forse non era a questi a cui teneva di più. I più cari probabilmente erano quelli che per decenni ha custodito gelosamente nel cuore: le tante persone - uomini, donne, bambini, anziani - salvati grazie anche alla sua coraggiosa opera dalla persecuzione antiebraica dei nazifascisti. Opera di salvataggio raccontata, insieme ad altre analoghe, nel documentario 'My Italian Secret. The Forgotten Heroes' («Il mio segreto italiano. Gli eroi dimenticati») del regista newyorkese Oren Jacoby (...). Il regista è (...) partito per un viaggio lungo l'Italia per raccontare le vicende di quanti, incuranti del grave pericolo che correvano con le loro famiglie, si prodigarono per mettere in salvo gli ebrei. Storie di eroismo nascosto e mai vantato - perché semplicemente andava fatto - che videro come protagonisti personaggi noti, gente comune, nonché sacerdoti, monaci e suore, che non esitarono ad aprire case e conventi, persino le clausure se necessario. Ma Jacoby ha scelto di compiere questo viaggio a ritroso nel tempo e sui luoghi in cui quei fatti accaddero portando con sé alcuni dei salvati, raccontando le loro storie e documentando il loro commovente incontro con chi li nascose o con i loro discendenti. Il risultato è toccante (...). Ricordare (...) per non dimenticare, perché i semi dell'odio non sono ancora del tutto distrutti, e non si può abbassare la guardia." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 18 ottobre 2014)