Min Ye...

MALI 2009
Bamako. La 50enne Mimi, affascinante e determinata operatrice sanitaria, da dieci anni condivide il marito Issa, affermato regista, con una seconda moglie. Stanca di doversi spartire l'affetto e le attenzioni del marito, Mimi ha da tempo una relazione con Abba, anche lui sposato con due mogli. Divisa fra passione e rispetto delle tradizioni, fra tentativi di riconciliazione e allontanamenti dolorosi Mimi, quando suo marito scopre il tradimento subito, si troverà costretta a definire le sorti del suo matrimonio.
SCHEDA FILM

Regia: Souleymane Cissé

Attori: Assane Kouyaté - Issa, Sokona Gakou - Mimi, Alou Sissoko - Abba

Sceneggiatura: Souleymane Cissé

Fotografia: Fabien la Motte, Xavier Arias, Thomas Robin, Amaury Agier Aurel, Nicolas Mercier, Youssouf Cissé

Musiche: David Reyes

Montaggio: Andrée Davanture, Youssouf Cissé, Barbara Bossuet, Marie Estelle Dieterle

Scenografia: Bakary Ouattara

Costumi: Sokona Gakou

Altri titoli:

Tell Me Who You Are

Dis-moi qui tu es

Durata: 120

Colore: C

Genere: SENTIMENTALE DRAMMATICO

Produzione: SOULEYMANE CISSÉ PER FILIMU SISE'

NOTE
- PROIEZIONE SPECIALE AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).
CRITICA
"A tanti, troppi anni di distanza dal suo ultimo film Souleymane Cissé torna nella selezione ufficiale di un grande festival, anche se fuori concorso, con la storia, quasi a finale noir, di un adulterio. È un film originariamente pensato come serie televisiva, 'Min Ye' ('Dimmi chi sei'), dramma sentimentale metropolitano ambientato ai giorni nostri, negli ambienti e nelle ricche ville con piscina delle classi medie, a Bamako. Il regista maliano di 'Den Muso', 'Baara', 'Finye', e soprattutto 'Yeelen', che lo fece conoscere in tutto il mondo, pioniere del nuovo cinema subsahariano degli anni 80, nuovo perché finalmente capace di guardarsi bene in faccia e allo specchio senza dover sempre incolpare di tutti i mali del continente il colonialismo e il neocolonialismo, racconta con la solita finezza psicologica e originalità di fraseggio, la vita di una coppia." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009)