L'ultima battuta

Punchline

USA 1988
L'agitata casalinga Lilah - con marito, tre figli e una casa da accudire - tenta di affermarsi recitando monologhi comici in un club di New York. Mentre il marito osteggia la passione della moglie, questa trova comprensione e affetto in Steven Gold, un giovane arrivato a New York per studiare medicina ed invece affermatosi sui palcoscenici con un talento innato per le batture. Steve insegna, pian piano, il mestiere a Lilah e poi se ne innamora. Ma la donna, innamorata del marito, lo respinge.
SCHEDA FILM

Regia: David Seltzer

Attori: Sally Field - Lilah Krytsick, Tom Hanks - Steven Gold, John Goodman - John Krytsick, Mark Rydell - Romeo, Kim Greist - Madeline Urie, Paul Mazursky - Arnold, Pam Matteson - Utica Blake, George Michael McGrath - Suora Cantante, Joycee Katz - Joycee, Taylor Negron - Albert Emperato, Ángel Salazar - Rico, Damon Wayans - Percy

Soggetto: David Seltzer

Sceneggiatura: David Seltzer

Fotografia: Reynaldo Villalobos

Musiche: Charles Gross

Montaggio: Bruce Green

Scenografia: Jackson De Govia

Costumi: Aggie Lyon, Dan Moore

Durata: 123

Colore: C

Genere: COMMEDIA

Specifiche tecniche: NORMALE

Produzione: DANIEL MELNICK MICHAEL RACHMIL

Distribuzione: COLUMBIA TRI STAR FILMS ITALIA (1989) - COLUBIA TRISTAR HOME VIDEO - DVD COLUMBIA TRISTAR HOME ENTERTAINMENT (2002)

CRITICA
"'L'ultima battuta' è 'Saranno famosi' trasferito nell'ambiente degli stand up comedians, genere di gran moda nei nostri anni, quello in cui si sono affermati Woody Allen, Richard Pryor, Eddie Murphy e cento altri. David Seltzer, autore e regista, conosce bene i suoi polli e sa ciò che vuole. Le buone battute incalzano. Paul: 'Tutte le vite fanno ridere... Noi siamo i cartoni animati di Dio'. La figlioletta piccola di Sally: 'Sai qual è stato il più grande attore della Bibbia? Sansone, perché fece venire giù il locale'. E ancora Paul con Sally: 'Non si scherza sul comico'. E' evidente che la comicità è una metafora dell'affermazione personale: e il film vuol dire che se uno non si realizza, diventi famoso o no, non potrà essere felice né dare felicità neppure fra le mura di casa. Interpreti tutti bravissirni: Sally Field in una parte che sarebbe piaciuta a Monica Vitti, Tom Hanks che ci regala l'ennesima parodia del famoso numero di Gene Kelly in 'Cantando sotto la pioggia', John Goodman nei panni stretti del marito, il regista Mark Rydell esuberante e cinico impresario. Ma bisognerebbe citare tutta la squadra comica di 'The Gas Station', selezionata in una tipologia variatissima che attraversa ogni età e condizione. Chiunque può diventare uno stand up comedian: volete provare anche voi?" (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 5 Maggio 1989)

"Seguendo i consigli di Tom Hanks (notevolmente spiritato in certi numeri), Sally si avvia a conquistare i1 successo e a battere il maestro. Sarebbe un bel finale, con un ironico trionfo femminile, (in qualche modo l'opposto di 'E' nata una stella'), ma, come abbiamo detto, il salmo doveva finire in gloria: piange il marito, piange la moglie, vicendevolmente si chiedono perdono, ma è lei che abbandona la partita (e la fama), stretti una all'altro se ne vanno sotto la pioggia. Dice ipocritamente il regista: il film parla di quanto lontano si debba arrivare per essere amati. E ridere? E' tutto rimandato a certe situazioni private, con lei che sorride tra sé, sopra pensiero? Forse in queste morali edificanti la risata non è contemplata, eppure sarebbe il commento migliore." ('La Stampa', 14 Luglio 1989)

"Girato da Tom Hanks prima di 'Big' (oltre 100 milioni di dollari incassati negli Usa), 'L'ultima battuta' ('Punchline' è il corrispettivo inglese) conferma le indubbie qualità brillanti dell'attore trentaduenne. Almeno in due sequenze (purtroppo annebbiate dal doppiaggio) Hanks fa faville: quando, rifiutato da lei mima la danza della pioggia di Gene Keliy in 'Singin' in the Rain' e quando, durante una esibizione, in presenza del padre, si autoconfessa, patetico e buffonesco, serio e faceto. Meno intriganti l'interpretazione di Sally Fields e la regia di David Seltzer." (Francesco Bolzoni, 'Il Messaggero', 25 Giugno 1989)