L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

O Ano em que Meus Pais Saíram de Férias

Il regista brasiliano filtra le contraddizioni del suo paese attraverso lo sguardo di un 12enne

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BRASILE 2006
Brasile, 1970. Il mondo è in subbuglio per la guerra in Vietnam e la crescente ondata dittatoriale nei paesi del Sud America, ma per il dodicenne Mauro la preoccupazione principale è la nazionale di calcio brasiliana che sta per affrontare il mondiale di calcio in Messico. Tuttavia, gli avvenimenti del suo paese influenzeranno prepotentemente la vita del ragazzo, costretto a lasciare la tranquilla cittadina di Belo Horizonte per trasferirsi nel quartiere Bom Retiro di San Paolo, a casa di suo nonno, dopo che i suoi genitori, militanti di sinistra, abbandonano il Brasile per motivi politici. Purtroppo il nonno muore poco prima dell'arrivo del nipote e al suo arrivo Mauro si ritrova solo, senza sapere come rintracciare la famiglia. Dopo l'iniziale riluttanza, a prendersi cura di lui ci penserà Shlomo, il responsabile della sinagoga, ed il ragazzo entrerà così in contatto con il variopinto e multiculturale universo del quartiere composto da ebrei, italiani, greci e arabi insieme ai quali condividerà anche la sua passione calcistica e sperimenterà le gioie e i dolori dell'ingresso nell'età adulta...
SCHEDA FILM

Regia: Cao Hamburger

Attori: Michel Joelsas - Mauro, Germano Haiut - Shlomo, Paulo Autran - Nonno Mótel, Daniela Piepszyk - Hanna, Simone Spoladore - Bia, Caio Blat - Ítalo, Liliana Castro - Irene, Eduardo Moreira - Daniel, Gabriel Eric Bursztein - Bóris, Felipe Hanna Braun - Caco, Haim Fridman - Duda, Hugueta Sendacz - Eidel Schwestern, Silvio Boraks - Rabbino Samuel, Einat Falbel - Madre di Hanna, David Kullock - Hazã, Abrahão Farc - Anatol, Fábio Ferreira Dias - Robson, Rodrigo dos Santos - Edgar, Sérgio Siviero - Carlão, Edu Guimaraes - Alfredo, Fredy Delatolas - Ianis, Lili Angel, Christian Duurvoort, Mala Tencer, Malvina Klinow

Soggetto: Cláudio Galperin, Cao Hamburger

Sceneggiatura: Cláudio Galperin, Bráulio Mantovani, Anna Muylaert, Cao Hamburger

Fotografia: Adriano Goldman

Musiche: Beto Villares

Montaggio: Daniel Rezende

Scenografia: Cássio Amarante

Costumi: Cristina Camargo

Effetti: Marcelo Ferreira Peejay

Altri titoli:

Das Jahr als meine Eltern im Urlaub waren

L'année où mes parents partirent en vacances

The Year My Parents Went on Vacation

Durata: 104

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)

Produzione: GULLANE FILMES, CAOS PRODUÇÕES, MIRAVISTA, GLOBO FILMES, LEREBY, TELEIMAGE, LOCALL

Distribuzione: LUCKY RED (2008)

Data uscita: 2008-06-06

TRAILER
NOTE
- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).
CRITICA
"Con il calcio e con delicata ironia ci si prende gioco della persecuzione nel film in concorso alla Berlinale 'L'anno che i miei genitori andarono in vacanza', del brasiliano Cao Hamburger. Di padre ebreo berlinese e madre italiana il regista ricorda la dittatura militare in Brasile di Emilio Garrastazu Médici sullo sfondo dei mondiali di Messico '70, quando l'Italia perse in finale contro il Brasile." (Salvatore Trapasi, 'Il Giornale', 10 febbraio 2007)

"Viene dal Brasile questo film sensibile e gentile nei modi di Truffaut, in cui si parla di questioni grosse mescolate ai goal dei Mondiali di calcio '70, con una sceneggiatura bilanciata tra il sommerso del dolore politico e quello che galleggia nel quotidiano, mixando argutamente sport e politica. (...) Film romanzo di formazione adolescenziale, datato anni 70 e presentato con successo alla Berlinale 07, opera seconda di un autore di tv, Cao Hamburger, specialista di infanzie, che non fa sconti ideologici alla dittatura ma insegue il sogno dell'infanzia e ne analizza i piccoli grandi traumi in modo personale, attraccando il racconto al fantastico cordone ombelicale di un decenne appassionato di vita e pallone. Un racconto fatto di memorie e rimpianti, non sempre immune da qualche sentimentalismo, ma godibile nel rapporto tra nonno e nipote secondo i modelli anche del nostro neorealismo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 giugno 2008)

"'L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza' è un film che sarebbe facile etichettare di formula se non fosse semplicemente, bonariamente irresistibile. Questione di feeling, come sempre. Ovvero di casting, di finezza del tocco, di un senso dei dettagli che dà scatto e spessore a ogni momento della strana estate di Mauro, perso come un astronauta dimenticato nello spazio in un polveroso quartiere ebraico di San Paolo, abitato quasi solo da anziani che parlano yiddish; mentre lui, di madre cristiana, non è nemmeno circonciso, come scopre sgomento il vecchio signore che lo prende in casa dopo la morte repentina del nonno... Diretto da un regista esperto in tv per l'infanzia, popolato da ragazzini (e soprattutto ragazzine) portentosi per simpatia ed espressività, 'L'anno in cui i miei...' schiva con eleganza e struggimento tutte le trappole dei film sospesi al punto di vista rivelatore (e un po' facile) del bambino. E conferma il momento di grazia del cinema brasiliano. Specie quando non tambureggia sul Grande Tema ma riscopre con garbo le sue molte anime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 giugno 2008)

"Iniziazione alla vita, all'amore e alla consapevolezza che il mondo degli adulti non è poi così realtà altra,
'L'anno in cui...' rispetta tutte le convenzioni del cinema ad altezza bambino. Michel Joelsas (Mauro) sarebbe piaciuto al Visconti di 'Morte a Venezia': occhi azzurri, dolcezza nello sguardo, innocenza d'animo. Il bimbo palleggia in casa rompendo vetrinette, si lancia la palla in aria e si tuffa per riprenderla mimando le gesta del portiere verdeoro Felix, si isola dal mondo circostante pensando che l'unica gioia possa derivare dal telefono che non vuole suonare. Ma è il richiamo dello svezzamento adolescenziale a riportarlo 'dans la rue' ad osservare i prodromi della violenta repressione militare nella vicina sede universitaria covo di comunisti. Hamburger, forte di un'ambientazione d'epoca di classe, fa trapelare lo spettro innocuo del comunismo clandestino e il fantasma barbaro di un tragico epilogo militaresco." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 giugno 2008)