L'albero del male

The Guardian

USA 1990
Un'affascinante donna si fa assumere come babysitter da coppie benestanti, dando false referenze e falso nome, e subito si dimostra molto abile nel lavoro e dolcissima coi bambini. La donna professa l'antico culto dei Druidi verso un grande albero abitato da potenti spiriti del male, e perciò, al momento opportuno, uccide le piccole creature affidatele e ne offre il sangue alla sacra pianta come nutrimento. Scomparsa la giovane, e così pure ogni traccia delle vittime, i vari delitti restano sempre impuniti. Dopo molto tempo da questi fatti i giovani sposi Phil e Kate, che hanno appena avuto un bambino, Jaky, e si sono trasferiti vicini a Los Angeles in un villetta ai margini del bosco, decidono di assumere una babysitter, perché la madre deve riprendere il proprio lavoro, e scelgono Camilla, che si presenta così bene e si mostra tanto efficiente. Mentre Phil è turbato sia dall'ambigua bellezza della donna che da orribili incubi in cui vede suo figlio sacrificato ad un albero stregato, Camilla è corteggiata dall'architetto Ned Runcie, amico degli sposi, ma lo respinge. Un giorno, mentre è sola nel bosco col bambino, la giovane viene assalita da tre bruti che vogliono violentarla e ucciderla, ma riesce a spingerli vicino al grande albero, che li ammazza, e ne chiude poi magicamente i cadaveri nel proprio tronco. In seguito Camilla fa morire anche Ned, che ha scoperto il suo orrendo segreto e vorrebbe avvertire Phil e la polizia, e ne fa sparire il cadavere. Finalmente, persuaso dalla madre di una delle ultime vittime della strega e da altri indizi, Phil caccia la donna, che invece non vuole rinunciare a compiere il rito col puro sangue del bimbo. Mentre la polizia non crede agli strani racconti dei due sposi, Phil, esasperato si precipita nel bosco con una sega elettrica, con la quale comincia a tagliare a pezzi l'albero maledetto, dal quale sgorgano fiumi di sangue. Contemporaneamente Camilla è riapparsa nella villa e lotta selvaggiamente con Kate per impadronirsi del bambino. Mentre Phil sega l'albero nel bosco, Camilla subisce per magia le stesse mutilazioni sul suo corpo: poi sparisce. Riavuto il figlio sano salvo, e scomparsa la strega, Phil e Kate si sentono tranquilli, ma un grosso gufo dall'aria sinistra li sorveglia minaccioso da un albero.
SCHEDA FILM

Regia: William Friedkin

Attori: Jenny Seagrove - Camilla, Dwier Brown - Phil, Carey Lowell - Kate, Brad Hall - Ned Runcie, Miguel Ferrer - Ralph Hess, Natalja Nogulich - Molly Sheridan, Pamela Brull - Gail Krasno, Gary Swanson - Allan Sheridan, Theresa Randle - Arlene Russell

Soggetto: Dan Greenburg - romanzo

Sceneggiatura: Dan Greenburg, Stephen Volk, William Friedkin

Fotografia: John A. Alonzo

Musiche: Jack Hues

Montaggio: Seth Flaum

Scenografia: Gregg Fonseca

Arredamento: Sarah Burdick

Costumi: Denise Cronenberg

Altri titoli:

La tutora

La nurse

Das Kindermädchen

Durata: 89

Colore: C

Genere: HORROR

Specifiche tecniche: PANORAMICA

Tratto da: romanzo "The Nanny" di Dan Greenburg

Produzione: NANNY PRODUCTIONS, UNIVERSAL PICTURES

Distribuzione: U.I.P. (1990) - CIC VIDEO, DE AGOSTINI (IL GRANDE CINEMA DEL TERRORE)

NOTE
- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2001.

- PRESENTATO AL 21° TORINO FILM FESTIVAL (2003) IN OCCASIONE DELLA RETROSPETTIVA DEDICATA AL REGISTA.
CRITICA
"'L'albero del male' fa parte di quel genere di horror che ha in 'Rosemary's Baby' il suo alfiere, in cui si esaminano gli orrori arcaici nascosti nella società contemporanea, ovvero il neo realismo paranormale. E il fatto che bersaglio del complotto sia un lattante (anzi quattro, secondo poppate e capricci del giorno) acuisce sdegno e attenzione verso un prodotto che potrebbe catalogarsi come bambocciata al sangue. Ma essendo Friedkin un regista che sa gli horror suoi, conduce la materia al giusto parossismo, facendo risaltare la surreale follia di questa favola nera. Tra gli attivi del non esaltante bilancio, oltre a tre attori di media forza (la buona mamma era già stata al fianco di 007, mentre la baby-sitter è l'inglese Jenny Seagrove, dallo sguardo promettente), c'è la bella fotografia notturna di John A. Alonzo. Ma intendiamoci: mentre le metamorfosi di Ovidio erano elegie poetiche, questa metamorfosi californiana pesca nel torbido, raggiungendo subito le fosche tinte perché non ha altro da dire, e senza metafore si affida alla salsa di pomodoro sperando di farci credere che sia sangue giovane e innocente." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 settembre 1990)

"Prendere o lasciare, non c'è alternativa davanti a 'The Guardian'. Chi chiede a un film di raccontare una storia credibile e coerente anche all'interno di un mondo immaginario, lo lasci perdere. Agli altri, più liberi nell'accettare i piaceri e le emozioni della visione, suggeriamo di badare alla maestria con cui, grazie anche a contributi tecnici di prim'ordine (le scenografie di Gregg Fonseca, anzitutto, la fotografia di John A. Alonzo), Friedkin governa la narrazione in ritmi concisi e scansioni sapienti, al modo con cui ricorre alla sovrabbondanza dei segni con un uso degli effetti speciali che non è lontano dalle tecniche del cinema d'animazione, alla sapienza perversa con cui insinua nell'asettica opulenza di una società del benessere le ombre di arcaici sgomenti e di paniche angosce." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 2 Settembre 1990)

"Sulla base del romanzo di Dan Greenburg, 'The Nanny' citando a numi tutelari i fratelli Grimm con 'Hansel e Gretel' e il maestro del brivido Stephen King, William Friedkin de 'L'esorcista' e de 'Il braccio violento della legge' conduce il suo horror a lieto fine, dando prova di un'indubbia professionalità messa al servizio del nulla: il repertorio di sangue, metamorfosi, incubi è abusato; ogni scena è tirata per le lunghe in mancanza di un vero impianto drammaturgico e gli attori sono inconsistenti. Diceva H.P. Lovecraft che solo l'autentico artista del soprannaturale conosce la vera anatomia del terrore." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 4 Settembre 1990)