La vita è un fischio

La vida es silbar

CUBA 1999
Tre storie, tre personaggi, uno scopo comune: la ricerca della felicità ne L'Avana di oggi. È Bebé, una ragazza di 18 anni che non capisce perché gli altri non siano felici come lo è lei, a raccontarci le storie di Mariana, una giovane ballerina che pur di avere successo fa un voto assurdo, di Julia un'assistente sociale di mezz'età con un grave problema irrisolto e di Elpidio Valdés un giovane mulatto che vive alla giornata, pescando e facendo musica. Questi tre personaggi alla fine si incontrano come se avessero un appuntamento alle 4,44 del 4 dicembre in Piazza della Rivoluzione. Sarà Bebé a svelarci il segreto della felicità ne L'Avana del 2020.
SCHEDA FILM

Regia: Fernando Pérez

Attori: Luis Alberto García - Elpidio Valdes, Claudia Rojas - Mariana, Coralia Veloz - Julia, Bebé Perez - Bebé, Isabel Santos - Chrissy, Rolando Brito - Dottor Fernando, Joan Manuel Reyes - Ismael, Monica Guffanti - Madame Garces, Jorge Molina - Ciclotassista, Luis Ubaldo Benitez - Settimio, Miguel A. Daranas - Direttore dell'ospizio, Norma Kent - Turista in taxi

Sceneggiatura: Eduardo Del Llano, Fernando Pérez, Humberto Jimenez

Fotografia: Raúl Pérez Ureta

Musiche: Edesio Alejandro

Montaggio: Julia Yip

Scenografia: Raul Oliva

Durata: 106

Colore: C

Genere: COMMEDIA

Produzione: ICAIC E WANDA DISTRIBUCION S.A.

Distribuzione: MIKADO

NOTE
- COORDINATRICE ICAIC DEI BALLETTI: AMPARO BRITO.

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL SUNDANCE FILM FESTIVAL 1999.

- PREMIO DEL 29° FORUM INTERNAZIONALE DEL CINEMA GIOVANE/PREMIO C.I.C.A.E. AL FESTIVAL DI BERLINO 1999.
CRITICA
"La vita è un fischio di Fernando Perez, ovvero la vita (non) è bella ma può migliorare la ricerca della felicità. Surreale e assurdo come un romanzo sudamericano, fiabesco e lirico come certo neo-realismo italiano, onirico come un quadro di Magritte, il film fluisce tra poesia, psicologia e politica raffigurando l'inconscio collettivo d'un popolo con un'allegoria dolce e afflitta. Ma soprattutto osa, eccede, si concede". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 9 giugno 2000)