La femme est l'avenir de l'homme

Yeojaneun namjaui miraeda

FRANCIA 2004
Mentre per la prima volta la neve cade a Seoul, Munho un insegnante di arti plastiche rincontra il suo amico Hunjoon, un regista squattrinato appena tornato da un soggiorno negli Stati Uniti. Di nuovo insieme, ripercorrono i fili della memoria, fino a ritrovare Sunhwa, la giovane donna di cui erano stati perdutamente innamorati pochi anni prima.
SCHEDA FILM

Regia: Hong Sang-soo

Attori: Yoo Ji-tae - Lee Mun-ho, Kim Tae-woo - Kim Hyeon-gon, Seong Hyeon-a - Park Seon-hwa, Kim Ho-jung - Park Bo-yeong

Soggetto: Hong Sang-soo

Sceneggiatura: Hong Sang-soo

Fotografia: Kim Hyung-koo

Musiche: Chong Yong-jin

Montaggio: Hahm Sung-won

Altri titoli:

Woman Is the Future of Man

La donna è il futuro dell'uomo

Durata: 88

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)

Produzione: MIRASHIN KOREA, UNIKOREA, MK2

NOTE
- PRESENTATO IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- LA IV EDIZIONE DELL'INFINITY FESTIVAL (2005) HA DEDICATO UNA RETROSPETTIVA ALL'AUTORE COREANO.
CRITICA
"'La donna è il futuro dell'uomo' (un verso di Aragon), diretto dal pompatissimo coreano Hong Sang-Soo, è la pasticciata cronaca di un bizzarro triangolo fra due ex-compagni di studi e la ragazza di uno dei due (amante a sua insaputa anche dell'altro), ritrovata molti anni dopo quando è diventata una specie di squillo. Tra flashback, digressioni e rovesci imprevisti, gli spunti interessanti non mancano, ma a vedere con quanta puntualità il regista li butta via, viene il dubbio che sia il solito autore rovinato dalla critica (francese, ça va sans dire )." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 maggio 2004)

"Il regista coreano Hong Sang-soo è avvezzo a titoli lunghi e misteriosi (alla Lina Wertmuller) e quanto a mistero basti dire che ha voluto fare il regista dopo aver visto 'Diario di un curato di campagna' di Bresson. Del quale non ha neanche lontanamente il tocco. (...) Non succede niente a parte interminabili dialoghi che lasciano volontariamente fuori proprio quello che i personaggi vorrebbero dire." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 18 maggio 2004)