La caduta dell'impero americano

La chaute de l'empire americain

3/5
Di nuovo Arcand VS civiltà occidentale, ma la critica è troppo fredda e razionale: vittoria di misura ai punti

Leggi la recensione

CANADA 2018
Pierre-Paul ha 36 anni e nonostante un dottorato in filosofia deve lavorare come fattorino per tirar su uno stipendio appena decente. Un giorno, durante una consegna, si ritrova suo malgrado sulla scena di una rapina finita male, che lascia sull'asfalto due morti e altrettanti borsoni pieni di soldi. Cosa fare? Restare a mani vuote o prenderli e scappare? Il dubbio dura una frazione di secondo, giusto il tempo di caricare il malloppo sul furgone. Ma i guai sono appena iniziati: sulle tracce del denaro scomparso, infatti, ci sono due agenti della polizia di Montreal ma soprattutto le gang più pericolose della città. Per uscire da un sogno che rischia di diventare un incubo, Pierre-Paul dovrà fare gioco di squadra con un team di improbabili complici: una escort che cita Racine, un ex galeotto appena uscito di prigione e un avvocato d'affari esperto di paradisi fiscali. Insieme, scopriranno che i soldi non danno la felicità... o forse sì?
SCHEDA FILM

Regia: Denys Arcand

Attori: Alexandre Landry - Pierre-Paul Daoust, Maripier Morin - Aspasie / Camille Lafontaine, Rémy Girard - Sylvain 'The Brain' Bigras, Louis Morissette - Pete La Bauve, Maxim Roy - Carla McDuff, Pierre Curzi - aître Wilbrod Taschereau, Vincent Leclerc - Jean-Claude, Patrick Émmanuel Abellard - Jamel Rosabert, Florence Longpré - Linda Demers, Eddy King - Vladimir François, Geneviève Schmidt, Paul Doucet - Pierre-Yves Maranda, radiologo, Denis Bouchard - Gilles Sainte-Marie, Yan England - Jimmy, David Savard - Steph, Rose-Marie Perreault - Natasha, Catherine Paquin-Bechard - Gemma

Soggetto: Denys Arcand

Sceneggiatura: Denys Arcand

Musiche: Mathieu Lussier - originali, Louis Dufort

Costumi: Sophie Lefebvre

Effetti: Jean-François Ferland - supervisione

Suono: Nicolas Gagnon, Marie-Claude Gagné, Martin Desmarais

Collaborazione alla regia: Anne Sirois - assistente

Altri titoli:

The Fall of the American Empire

Colore: C

Genere: COMMEDIA

Specifiche tecniche: DCP

Produzione: DENISE ROBERT PER CINÉMAGINAIRE INC.

Distribuzione: PARTHENOS (2019)

Data uscita: 2019-04-24

TRAILER
NOTE
- PRODUTTORE ESECUTIVO: CHRISTIAN MÉNARD.
CRITICA
"(...) Si conclude la trilogia sulla crisi dell'Occidente con un film, ben diretto e interpretato, che pone dubbi morali su cosa sia bene o male. Pure in Canada, comunque, hanno la fissa di Berlusconi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 aprile 2019)

"(...) La critica sociale, politica e dell'alta finanza è però sin troppo esibita: non servono battute come «È questo che ha distrutto gli Stati uniti: i soldi», per raccontare lo sfacelo di un mondo, il nostro, sotto il sole splendente di un paradiso fiscale." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 25 aprile 2019)

"Nei quindici anni successivi all'Oscar per 'Le invasioni barbariche', Denys Arcand ha fatto poco, come se non avesse più niente da dimostrare. 'La caduta dell'impero americano' non è a priori riconoscibile come un 'suo' film: ha l'aspetto di un noir di serie B e contiene spunti di critica sociale che gli appartengono; ma è più ottimistico e somiglia quasi a un film di Ken Loach, quando Loach è di buon umore. (...) Ogni cosa gira intorno ai soldi: corrompono, non danno la felicità ma tutti li vogliono. Un esempio di 'moralismo divertente', più unico che raro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 aprile 2019)

"Peculiare figura di intellettuale prestato al cinema, il canadese Denys Arcand dopo il successo internazionale di 'Il declino dell'impero americano' (1987) e 'Jesus de Montreal' (1989) è praticamente scomparso di scena sino al 2003, l'anno dell' ottimo 'Le invasioni barbariche'. E ora, eccolo riapparire con una commedia a tinte noir che in realtà è un divertito apologo su come, in tempi di crisi, persino l' animo più puro possa essere tentato dalla ricchezza. (...) Condotto con leggiadria sul filo del suo paradosso, il film magari non agguanta ma senz' altro intrattiene per il calibrato gioco degli attori e per la sua fine ironia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 aprile 2019)