KIT E L'OMICIDA

THE CATAMOUNT KILLING

GERMANIA 1974
Abbandonato dalla moglie, Mark Kalvin giunge a Pittsville ove gli è stato assegnato il posto di direttore della Banca. Il modesto villaggio, condannato all'estinzione per mancanza di ragioni di vita, conosce momentanemaente del moviemnto a causa della costruzione di una autostrada nelle vicinanze. Per la medesima ragione, passano periodicamente, dalla Banca delle grosse somme che ingolosiscono Mark. Questi, divenuto l'amante della padrona dell'alberghetto ove si è stabilito, la signora Kit, convince la stessa a collaborare in una rapina che, data la solerzia della segretaria di banca, Alice, viene accompagnata dall'assassino della giovane. Mark vorrebbe proseguire e godere del frutto ottenuto; ma contro di lui si coalizzano diverse circostanze: Iris, la figlia di Kit, messa in banca al posto di Alice, fiuta il delitto e si confida con Ken, il fidanzato sceriffo; Kit perde la testa e si uccide recidendosi le vene, Mark, raggiunto da Ken, tenta di farsi uccidere dal poliziotto che, invece, lo arresta.
SCHEDA FILM

Regia: Krzysztof Zanussi

Attori: Peter Brandon - Marthy, Rod Browning - Easton, Horst Buchholz - Mark Kalvin, Leon Carter, Chip Taylor - Ken Travers, Ernest Martin - Rudy, Lotti Krekel - Helga, Patricia Joyce - Alice Craig, Polly Hilliday - Miss Pearson, Stuart Germain - Mr. Hardy, Louise Clark - Iris Loring, Ann Wedgeworth - Kit Loring, Aleksander Bardini - Benzinaio

Sceneggiatura: Julian More, Sheila More

Fotografia: Witold Sobocinski

Musiche: Wojciech Kilar

Montaggio: Ilona Wasgint

Altri titoli:

LOHNGELDER DER FUR PITTSVILLE

AMANTE DELL'ASSASSINO (L)

Durata: 102

Colore: C

Genere: PSICOLOGICO DRAMMATICO

Specifiche tecniche: NORMALE COLORE

Tratto da: RACCONTO "I'D RATHER STAY POOR" DI JAMES HADLEY CHASE

Produzione: NAT RUDICK E MANFRED DURNIOK

Distribuzione: REAK (1977)

NOTE
ADATTAMENTO: KRZYSZTOF ZANUSSI
DIALOGHI AGGIUNTIVI: SAMUEL REIFLER
ARREDAMENTO: RUFFIN BARRON BENNET
DISTRIBUITO NEL 1977 A MILANO E IN QUALCHE ALTRA CITTA'. - PREMIATO AL FESTIVAL DI TEHERAN -
CRITICA