Kantoku banzai!

Kitano in secca: Fuoriconcorso l'autore nipponico tra furbizia e idee alla deriva. E la comicità lascia a desiderare...

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GIAPPONE 2007
Una truffatrice senza scrupoli ha addestrato la figlia a lavorare con lei. Insieme decidono di dedicare le loro 'attenzioni' a un uomo ricco. Intanto avvengono una serie di fatti inaspettati che mettono in pericolo il realizzarsi del loro disegno truffaldino. Il regista ce li presenta sia in campo che fuori campo tanto che lo spettatore capisce che è a rischio non solo la realizzazione del film ma addirittura la salvezza dell'umanità...
SCHEDA FILM

Regia: Takeshi Kitano

Attori: Takeshi Kitano, Anne Suzuki, Keiko Matsuzaka, Yoshino Kimura, Akira Takarada, Kazuko Yoshiyuki, Ren Ôsugi

Soggetto: Takeshi Kitano

Sceneggiatura: Takeshi Kitano

Fotografia: Katsumi Yanagijima

Musiche: Shinichirô Ikebe

Montaggio: Takeshi Kitano

Scenografia: Norihiro Isoda

Costumi: Fumio Iwasaki

Effetti: Omnibus Japan

Altri titoli:

Kantoku · Banzai!

Glory to the Filmmaker!

Durata: 104

Colore: C

Genere: DRAMMATICO COMMEDIA

Specifiche tecniche: ARRIFLEX 235/ARRIFLEX 535B, 2K, 35 MM (1:1.85)

Produzione: OFFICE KITANO, BANDAI VISUAL COMPANY, TOKYO FM BROADCASTING CO. LTD., DENTSU MUSIC AND ENTERTAINMENT, TV ASAHI

NOTE
- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007) NELLA SEZIONE 'VECCHI MAESTRI'.
CRITICA
Dalle note di regia: "Il fatto che il cinema non abbia vissuto un'evoluzione e dei cambiamenti davvero radicali, nonostante il suo secolo di storia, mi ha sempre frustrato. Non esiste un equivalente cinematografico del Cubismo o del Fauvismo, movimenti che hanno fattivamente influenzato la storia della pittura. Con questo film ho voluto tentare un 'Cubismo cinematografico', giocando con diversi generi all'interno di un'unica opera. Sono nato artisticamente come attore comico, per cui non ho potuto fare a meno di divertirmi col processo creativo aggiungendovi molti elementi di commedia. Volevo esplorare la materia del cinema, ma volevo farlo divertendomi. Ho l'impressione che la mia ricerca continuerà ancora per un pò..."

"Assai meno apprezzabile 'Kantoku banzai!' di Takeshi Kitano che, sia pure fuori concorso, ha mostrato di avere smarrito la vena che gli fece assegnate a furor di popolo un Leone d'oro nel '96 con 'Hana-bi'. Convinto di potere scorrazzare come Fellini in lungo e in largo nella propria autobiografia, l'ineffabile nipponico vorrebbe mettere in scena l'impossibilità d'essere (un normale) regista: il risultato è un indigeribile pastrocchio del genere cinema-nel-cinema, a cui fanno difetto, purtroppo, sia il ritmo e la logica che il genio e l'ironia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 agosto 2007)

"Il provocatorio autore-attore e showman a tutto tondo in 'Kantoku banzai!' gioca con i generi auto rappresentandosi nel ruolo del regista in crisi d'ispirazione: una sorta di 'Otto e mezzo' irriverente, sulfureo, comico ed emozionante, che sarebbe bello riuscisse ad approdare sui nostri schermi oltre la fine della Mostra." (Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 30 agosto 2007)

"Nato nel 1947, nel 1997 Takeshi Kitano vinceva il Leone d'oro con 'Hana-bi'. Nel 2007 è alla Mostra con 'Glory to the Filmaker'. Non vincerà nulla, però, perché il film è un 'evento speciale', eufemismo dei festival per film sbagliati di autore giusto, ammessi solo fuori concorso. Non è il primo fiasco di Kitano. Glieli si perdona volentieri, perché sbaglia per innovarsi; altri fanno e rifanno lo stesso film, con titoli diversi, per tutta la carriera... Toccherebbe però ai festival difendere gli autori in crisi da loro stessi. Come? Rifiutandone le opere: uscendo solo nei cinema, esse non ne intaccherebbero il prestigio. Da un festival si può invece uscire con le ossa rotte. Quando il genio di Kitano splendeva, s'appannava quello di Alberto Sordi e i fischi del Lido accompagnarono i suoi ultimi anni." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 31 agosto 2007)

"Nella prima parte del film assistiamo dunque ai suoi esilaranti tentativi di cimentarsi in altri generi cinematografici, dal dramma realistico all'horror, dallo storico a quello fantascientifico. Quei piccoli film nel film finiscono dunque per essere delle divertenti parodie nate per dimostrare che con certe storie Kitano non è proprio a sua agio. Ma paradossalmente proprio quando il regista sembra trovare la sua strada con un film demenziale popolato da bizzarri persona già nonché da un alter ego di legno dell'autore, Kitano si smarrisce nel non senso e un medico nel finale diagnosticherà la distinzione del suo cervello. Non mancano gags che strappano una risata e l'autoironia è evidente, ma nella seconda parte della pellicola regna sovrana la noia tanto che da far rimpiangere sangue e pallottole dei suoi feroci gangster metropolitani." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 agosto 2007)

"Se le parodie che occupano la prima parte sono moderatamente divertenti, nella seconda il film prende i toni della farsa un po' balorda, dove le vicende di un regista cui tocca salvare l'umanità da un'apocalisse serve sola cucire gag di qualità non eccelsa. Chi ha seguito il regista ne conosce il gusto per il comico, e soprattutto per la figura del clown bianco; ma per un talento come il suo, l'ultima fatica è un'autentica caduta di tono, il segno di una crisi effettiva che ci auguriamo superi nel più breve tempo possibile." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 agosto 2007)

"Non tanto tempo fa al Lido bastava apparisse al primo secondo del primo rullo la K di Office Kitano, la casa di produzione del nostro, per gridolini di giubilo. Oggi Kitano fatica a riprendere quella quota capolavoro raggiunta con film come 'Dolls' o 'Hana-bi'. In 'Glory...' si compie l'ennesima circumnavigazione sull''8 e mezzo' dell'artista. Dopo Fellini, Allen e Moretti, la paralisi creativa tocca pure a Kitano che inizia il film con la geniale visita medica con tanto di tac, endoscopia e addirittura ecografia, per il suo doppio di cartone." (Davide Turrini, 'Liberazione', 31 agosto 2007)

"Tra i tanti generi frequentati da Kitano in 'Kantoku Banzai', non c'è quello erotico o pornografico. Il maestro Takeshi ha altro per la testa, una crisi invisibile e strisciante se, come avviene all'inizio e alla fine del film, sottopone la sua testa a una Tac speculativa. (...) Kitano (come lo spettatore) si perde nel suo inconscio d'autore, in questo film-saggio che presto diventa spietata raffigurazione della cultura giapponese, scambievolmente tradizionale e pop." (Dario Zonta, 'L'Unità, 31 agosto 2007)