Il servo

The Servant

GRAN BRETAGNA 1963
Tony, dopo aver acquistato una vecchia, grande casa in un quartiere alla moda, assume come cameriere Barrett. Questi, avendo intuito il carattere debole del padrone, lo circonda di attenzioni premurose e gli introduce in casa un'attraente ragazza, Vera, facendola passare per sua sorella, adoperandosi perchè Tony se ne innamori, sebbene questi sia fidanzato con Susan. Quando Tony scopre che Vera non è la sorella di Barrett ma la sua amante, scaccia di casa entrambi. Rimane solo, abbandonato anche da Susan, ma la solitudine lo deprime gravemente. Un fortuito incontro con Barrett gli dà l'occasione per assumerlo nuovamente. Ora però Barrett agisce da padrone e come tale maltratta Tony. Questi, ormai succubo di Barrett, si aggira per la casa come un demente, scivolando lentamente verso la più completa abiezione.
SCHEDA FILM

Regia: Joseph Losey

Attori: Dirk Bogarde - Hugo Barrett, Sarah Miles - Vera, Wendy Craig - Susan, James Fox - Tony Mounteset, Catherine Lacey - Lady Mountset, Anna Firbank - Signora Ristorante, Richard Vernon - Lord Mountset, Harold Pinter - Uomo d'affari, Alan Owens - Curato, Jill Medford - Giovane Donna, Ann Firbank - Donna dell'alta società, Doris Knox - Anziana, Patrick Magee - Vescovo

Soggetto: Robin Maugham - romanzo

Sceneggiatura: Harold Pinter

Fotografia: Douglas Slocombe

Musiche: John Dankworth

Montaggio: Reginald Mills

Scenografia: Richard Macdonald

Costumi: Beatrice Dawson

Durata: 117

Colore: B/N

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)

Tratto da: romanzo omonimo di Robin Maugham (ed. E/O)

Produzione: JOSEPH LOSEY PER SPRINGBOOK PRODUCTION

Distribuzione: DEAR FOX - SKORPION ENTERTAINMENT

NOTE
- NASTRO D'ARGENTO 1966 A JOSEPH LOSEY COME REGISTA DEL MIGLIOR FILM STRANIERO. - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA XXIV MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA.
CRITICA
"Si tratta di un film che ha delle pretese di indagine sociale ma che risulta solo morboso. La presenza di personaggi che sono esclusivamente dei vuoti manichini ai quali sarebbe vano annettere un qualsiasi significato umano e sociale inficiano ancor di più la validità dell'opera, che testimonia il decadentismo estetizzante del regista". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 56, 1964)