HENRY - PIOGGIA DI SANGUE

HENRY: PORTRAIT OF A SERIAL KILLER

USA 1986
Henry, ancora adolescente, uccide la madre che lo obbligava spesso ad indossare abiti femminili e ad assistere alle proprie prestazioni sessuali e diventa un criminale sessuofobo. Dissemina di cadaveri la città, accoltellando o strangolando la prima donna che incontra ma anche assassinando per gioco innocenti automobilisti. Henry è un robusto giovane dall'aspetto quieto che ora vive a casa con Otis, suo ex compagno di galera. Presso di loro si rifugia Becky, la sorella di Otis, la quale avendo il marito in prigione ha lasciato madre e figlia per vivere a Chicago in cerca di lavoro: da ballerina diventa parrucchiera e presto s'innamora del silenzioso Henry. Frattanto Otis, che una notte ha assistito all'uccisione di due prostitute da parte di Henry, ha preso gusto e questi assassinii e comincia così anche lui ad uccidere riprendendo con una telecamera rubata ad un ricettatore - anche questo assassinato da Henry - le scene di violenza. Successivamente quando Otis, eccitato ed ubriaco, sta tentando di sodomizzare la propria sorella, Henry interviene, lotta con lui, lo ammazza, lo decapita e fa a pezzi il cadavere; dopo di che, aiutato da Becky, ne getta i miseri resti nel fiume. Progettando di rifugiarsi lontano nella fattoria della sorella di Henry per vivere insieme, pernottano in un motel. All'alba Henry esce dall'albergo con una grande valigia che poi abbandona con il suo macabro contenuto (il cadavere di Becky) sull'erba ai bordi dell'autostrada.
SCHEDA FILM

Regia: John McNaughton

Attori: Michael Rooker - Henry, Tom Towles - Otis, Tracy Arnold - Becky, Mary Demas - Prostituta, Anne Bartoletti - La Cameriera, Elizabeth Kaden - La Moglie Uccisa, Ted Kaden - Il Marito Ucciso, Monica Anne O'Malley - Vittima Al Centro Commerciale, Denise Sullivan - Cadavere Di Donna Galleggiante, David Katz - Capo Di Henry, Bruce Quist - Marito, Erssebet Sziky, Kurt Naebig, Lily Monkus - Donna Al Beauty Shop

Soggetto: John McNaughton, Richard Fire

Sceneggiatura: John McNaughton, Richard Fire

Fotografia: Charlie Lieberman

Musiche: Robert McNaughton, Ken Hale, Steven A. Jones

Montaggio: Elena Maganini

Scenografia: Rick Paul

Costumi: Patricia Hart

Durata: 83

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI

Produzione: JOHN MCNAUGHTON, LISA DEDMOND, STEVEN A. JONES PER GREYCAT FILMS, MALJACK PRODUCTIONS

Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE (1992) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE
- IL FILM E' STATO GIRATO IN QUATTRO SETTIMANE, MA PER QUATTRO ANNI NON E' STATO DISTRIBUITO PER UNA SERIE DI INTRALCI CONTRATTUALI.

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1992.
CRITICA
"Film violentissimo e morale, che sembra, ma non fa, gratuito spettacolo di violenza, 'Henry pioggia di sangue' è l'analitica cronaca delle efferate gesta omicide di un Henry, proletario di Chicago, che massacra prostitute in vari modi, dopo aver ucciso (ma non ricorda come) la madre che lo costringeva a vestirsi da donna e assistere ai suoi amplessi. Personaggi malati ma qualunque, che riprendono i delitti con una videocamera, socialmente falliti, portatori non sani di tutte le contraddizioni americane. Ma tutto il mondo è oggi un efferato paese: vedi il killer delle 'lucciole' di Bolzano. Il film non giudica, si limita a registrare, mettendo tra parentesi le cause, questa follia 'casuale', esistenziale (nel senso vero), con immagini notturne di assoluta fascinazione. Dietro Henry - che ha il volto bello e inerte di Michael Rooker - stanno anni di sesso e pazzie; davanti c'è l'ignoto del Duemila; nel mezzo la psicopatologia quotidiana del delitto senz'anima e senza movente che dal film rimbalza con espressività, lungo le rive di uno stile asciutto, teso, straniato." (Mirella Poggialini, 'Il Corriere della Sera', 24 Agosto 1992)

"Una storia quasi vera (alla base ci sono le gesta di un certo Henry Lee Lucas arrivato ad uccidere ben seicento persone...). McNaughton la svolge in modo spesso orripilante, salvo all'inizio, quando le donne uccise sono presentate già morte, senza che se ne vedano le uccisioni. L'unico merito che gli si può riconoscere - se è un merito, con una simile materia - è il gelo dei modi di rappresentazione accompagnato, sempre, ad una assenza totale, e voluta, di spiegazioni sui moventi e le ragioni del mostro: con una squallida cornice americana attorno che, per la sua costante depressione, rischia di farsi notare almeno con curiosità. Tutto il resto, però, è solo realismo piatto, di bassissimo profilo, con accenti crudi e brutali che proclamano unicamente il culto dell'efferato. Il protagonista è Michael Rooker: una faccia amorfa tutta intenta a non svelare cosa nasconde. L'unica chiave appena un po' accettabile del film." ('Il Tempo', 25 Agosto 1992)

"La chiave d'interpretazione è nell'aggettivo serial. Negli Stati Uniti, paese della serialità che guida la classifica mondiale degli omicidi (impuniti nella misura del 44 per cento), Henry è, a modo suo, un personaggio rappresentativo. Quel che spaventa è in fondo, la sua normalità. Se si toglie una scena, non priva di dolente intensità, gli autori non si preoccupano di spiegarlo, così come rifiutano la lieta fine, cioè la sua punizione. Di qui il profondo malessere che 'Henry' può indurre nello spettatore, soprattutto quando, in contravvenzione alle regole del genere porno violento, il protagonista psicopatico si trasforma, per mezzo di un videotape in regista e archivista dei propri crimini. Lo spettatore non ha più alibi per la propria perversione di domestico consumatore di immagini violente in bassa definizione. 'Henry-Portrait of a Serial Killer' fu realizzato nel 1986 al costo di 120.000 dollari per il mercato dell'home-video e, pur bollato con il marchio 'X' che lo esclude ai minori di 17 anni negli Stati Uniti, fu recuperato nel circuito cinematografico degli States grazie a qualche critico che sa ancora distinguere tra forma e contenuto. Da allora il chicagoano McNaughton è giunto al suo quarto film: 'Mad Dog *E Glory', un poliziesco prodotto da Scorsese e interpretato da Bob De Niro. Ne risentiremo parlare." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 29 Agosto 1992)