El niño pez - Il bambino pesce

El niño pez

SPAGNA 2009
Lala vive nel più elegante quartiere di Buenos Aires ed è follemente innamorata di Guayi, una ventenne paraguaiana che lavora nella casa dei suoi genitori. Le due ragazze sognano di andare a vivere insieme in Paraguay sulle coste del lago Ypoà e, per realizzare il loro desiderio, rubano tutti i soldi che trovano in casa mettendoli in una scatola di scarpe. Inizia così la loro fuga lungo la strada che unisce Buenos Aires e il Paraguay ma, giunte sulle coste del lago tanto sognato, Lala dovrà affrontare una serie di eventi misteriosi durante la detenzione di Guayi in un penitenziario minorile.
SCHEDA FILM

Regia: Lucía Puenzo

Attori: Inés Efrón - Lala, Mariela Vitale - La Guayi, Pep Munné - Brönté, Arnaldo André - Sócrates Espina, Carlos Bardem - Pulido, Diego Velázquez - El Vasco, Sandra Guida - Felicitas, Julián Doregger - Nacho

Soggetto: Lucía Puenzo - romanzo

Sceneggiatura: Lucía Puenzo

Fotografia: Rolo Pulpeiro

Musiche: Laura Zisman, Daniel Tarrab, Andrés Goldstein

Montaggio: Hugo Primero

Scenografia: Mercedes Alfonsín

Costumi: Julio Suárez

Altri titoli:

Das Fischkind

The Fish Child

Durata: 96

Colore: C

Genere: THRILLER DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)

Tratto da: romanzo "Il bambino pesce" di Lucía Puenzo (ed. Nuova Frontiera)

Produzione: HISTORIAS CINEMATOGRAFICAS CINEMANIA, MK2 PRODUCTIONS, WANDA VISION S.A.

Distribuzione: DVD: ATLANTIDE ENTERTAINMENT (2010)

NOTE
- PRESENTATO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.
CRITICA
"Girato vicino ai personaggi, alle ragazze specialmente, con gli interni delle case pieni di memorie, che sono elementi narrativi, 'El niño Pez' è un film libero che usa più 'generi' per straniarli con segni eccentrici: leggende e, conflitti , ambiguità. Sul filo di una rivoluzione segreta, il cui primo luogo di elaborazione sono le famiglie, il nucleo fondante del paese, poetica comune nella generazione trentenne del regista argentino. Una dichiarazione di distanza anche dal cinema dei padri, verso immaginari non codificabili, e vitali, che per questo sanno guardare la memoria senza esserne soffocati." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 7 febbraio 2009)