Dell'arte della guerra

ITALIA 2012
Milano, agosto 2009. La resistenza di quattro operai che tentano, imperterriti, di fermare lo smantellamento dello stabilimento dell'INNSE in cui lavorano, appoggiati da centinaia di sostenitori accorsi da tutta l'Italia.
SCHEDA FILM

Regia: Silvia Luzi, Luca Bellino

Attori: Vincenzo Acerenza, Fabio Bottaferla, Luigi Esposito (II), Massimo Merlo

Sceneggiatura: Silvia Luzi, Luca Bellino

Fotografia: Giorgio Carella, Vania Tegamelli, Luca Bellino

Musiche: Nicolò Mulas, Gianmaria Testa - partecipazione

Montaggio: Luca Bellino

Suono: Paolo Benvenuti (II) - presa diretta

Durata: 85

Colore: C

Genere: DOCUMENTARIO

Specifiche tecniche: HD

Produzione: CLAUDIA ANTONUCCI, MARGHERITA DI PAOLA, GIOVANNI POMP PER KINO PRODUZIONI, IN COLLABORAZIONE CON INDIEAIR FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON TFILM

Distribuzione: LAB 80 FILM (2014)

Data uscita: 2014-05-01

TRAILER
NOTE
- PRODUTTORI ASSOCIATI: GIOVANNA FOGLIA, ADA NIGRELLI, GUIDO RAIA, JONATHAN VIEIRA.

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: ROMA LAZIO FILM COMMISSION E LOMBARDIA FILM COMMISSION.

- NEL DOCUMENTARIO COMPAIONO ANCHE GLI OPERAI DELLA INNSE DI MILANO E I LORO SOSTENITORI.

- IN CONCORSO ALLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2012) NELLA SEZIONE 'PROSPETTIVE ITALIA-DOCUMENTARI'.
CRITICA
"Quattro operai su un carroponte, sospesi a 20 metri di altezza, per otto giorni e sette notti, e alla fine... la fabbrica sarà salva? Per raccontare la loro storia, i registi Silvia Luzi e Luca Bellino resuscitano Niccolò Machiavelli: 'Dell'arte della guerra', un ottimo documentario presentato al Festival di Roma nel 2012, con le tute blu a sfilare sul tappeto rosso. Eppure, il nostro Paese ha finito per snobbarlo, non ne ha capito il valore: 'nemo propheta' in patria, chissà, il film è stato pluripremiato in tutto il mondo, ultimo riconoscimento quello attribuito da Fedeora ('Federation of Film Critics of Europe and Mediterranean') al Crossing Europe di Linz. Sulla scia del successo all'estero, ora è in cartellone al Cinema Beltrade di Milano e al Bloom di Mezzago, distribuito dalla piccola e coraggiosa Lab 80. Il riferimento a Machiavelli non è peregrino, perché '"volevamo - dicono i registi - raccontare la lotta, la resistenza; volevamo creare un manuale in quattro mosse: individuare il nemico; formare un esercito; difendere il territorio; costruire una strategia'. Già, è una guerra, e per vincerla serve l'arte, raziocinio e un'azione coordinata a bocce ferme: sullo schermo, dunque, 'un saggio di politica e guerriglia in quattro mosse', con altrettanti protagonisti sulla gru numero 70 nel capannone della INNSE, la storica Innocenti di via Rubattino, ovvero l'ultima fabbrica attiva nel Comune di Milano. Dobbiamo tornare indietro di cinque anni, siamo nella calda estate del 2009, forse l'ultima della Innocenti Sant'Eustacchio: l'Expo 2015 è alle porte, il proprietario Silvano Genta vuole dismettere, fermare le macchine e congedare gli operai. Al posto della fabbrica sorgeranno degli appartamenti (...). Ma questi operai non ci stanno, lottano da ormai 15 mesi, finché in quattro non salgono su quel carroponte, perché il padrone è il nemico e va annichilito. I quattro contro l'apocalisse, con volti, sguardi e parole che si direbbero rubati al miglior cinema d'impegno civile, a Volonté e Petri, ma oggi la residua classe operaia non va in paradiso, si ferma sulla gru (...). Sono loro che ascoltiamo, nel film italiano più strategicamente vicino al dittico sul 'Che' di Soderbergh, e le loro analisi sono intervallate dalle immagini di repertorio dell'impresa, con i telegiornali e le radio che scandiscono la lunga trattativa in Prefettura tra i sindacati, Genta e il possibile acquirente, Camozzi di Brescia: a far da contrappunto, il futuro da archeologia industriale che avrebbe potuto attendere l'INNSE, perché Luzi e Bellino hanno girato le interviste ai quattro alla Innocenti, alla Falck dell'ex Stalingrado d'Italia Sesto S. Giovanni, al pionieristico villaggio Crespi d'Adda e al lanificio di Lodi, icone e memoria dell'Italia operaia che fu. Eppure, sarebbe sbagliato ridurre 'Dell'arte della guerra' allo scontro di classe, alla lotta operaio contro padrone (...)." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 maggio 2014)