DANZA DI SANGUE - DANCER UPSTAIRS

THE DANCER UPSTAIRS

SPAGNA 2002
In un Paese sudamericano, un poliziotto di nome Agustin Rejas, dà la caccia a Ezequiel, un guerrigliero, che è la vera e propria mente della sanguinosa rivolta che sta mettendo a rischio la sopravvivenza del governo e della nazione stessa. Rejas, che è un idealista, ha rinunciato ad una redditizia carriera da avvocato per servire la legge, ma prima ancora che contro l'inafferrabile terrorista è chiamato a lottare contro i suoi superiori che sono corrotti. In questo contesto, Rejas trova conforto in Yolanda, l'insegnante di danza di sua figlia. Poco a poco, però, il poliziotto scopre che neanche la donna è al riparo dal clima pesante del Paese.
SCHEDA FILM

Regia: John Malkovich

Attori: Javier Bardem - Rejas, Juan Diego Botto - Sucre, Laura Morante - Yolanda, Elvira Mínguez - Llosa, Alexandra Lencastre - Sylvina, Oliver Cotton - Generale Merino, Abel Folk - Ezequiel Duran, Wolframio Sinue' - Santiago, Marie-Anne Verganza - Laura, Luís Miguel Cintra - Calderon, Javier Manrique - Clorindo

Soggetto: Nicholas Shakespeare

Sceneggiatura: Nicholas Shakespeare

Fotografia: José Luis Alcaine

Musiche: Pedro Malgheas, Alberto Iglesias

Montaggio: Mario Battistel

Scenografia: Pierre-François Limbosch

Costumi: Bina Daigeler

Effetti: Cesar Abades, Reyes Abades

Altri titoli:

PASOS DE BAILE

Durata: 133

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)

Tratto da: ROMANZO "DANZA DI SANGUE" DI NICHOLAS SHAKESPEARE, EDIZIONI BALDINI & CASTOLDI

Produzione: ANTENA 3 TELEVISION, LOLAFILMS S.A., MR. MUDD, VIA DIGITAL

Distribuzione: 20TH CENTURY FOX (2003)

Data uscita: 2003-01-10

NOTE
- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 59MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2002).

- E' IL FILM DI ESORDIO ALLA REGIA DI JOHN MALKOVICH.
CRITICA
"Sceneggiato da Nicholas Shakespeare e diretto dal debuttante John Malkovich, un thriller politico alla Costa - Gavras; ma non del tutto. Malgrado le allusioni al Perù e a Sendero Luminoso, l'interesse maggiore è concentrato sull'ambigua figura del protagonista, uomo integro ma pieno di contraddizioni e di dubbi. Da lui gli interrogativi si estendono alla storia, innescando un effetto paranoico parecchio originale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 gennaio 2003)

"Reso più generico il romanzo di Nicholas Shakespeare, pur sceneggiato dallo stesso scrittore che si riferiva al Perù di Abimael Guzman, leader di 'Sendero Luminoso', il regista crea un verosimile incubo claustrofobico con una narrazione macchinosa mentre la sua radice intellettual-snob non gli permette di sfruttare a pieno ritmo tutta l'avventura sociopolitica. (...) Al film manca il jolly fantastico e surreale dell'ingegno latino americano, anche se l'ambientazione lascia una scia di fascino. E' bravo, ossessivo, quasi paranoico Bardem che, fuori dagli stereotipi Usa, si butta sul dramma della coscienza che vorrebbe immacolata. Malkovich non ha dubbi di politically correct: fa dire ai guerriglieri il credo nazista 'quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 gennaio 2003)

"Il risultato dell'indagine, come in ogni film poliziesco che si rispetti (Clint Eastwood docet), lo lascerà più solo. John Malkovich, esordiente dietro la macchina da presa, ha polso, occhio, intelligenza. Sa costruire la suspense. Lo aspettiamo ad altre prove". (Bruno Fornara, 'Film Tv', 14 gennaio 2003)

"L'aspirazione a girare un film politico sulla dittatura, su qualsiasi dittatura, è enunciata nel passaggio televisivo di un film di Costa-Gavras e quasi raggiunta nell'ambientazione, curata per eliminare ogni riferimento specifico, diversamente dal romanzo omonimo di Nicholas Shakespeare da cui è tratto questo esordio nella regia dell'attore Malkovich. Siamo certamente in un paese del Sudamerica dove un ispettore di polizia onesto, con la faccia severa e sghemba di Bardem, cerca di catturare un fantomatico guerrigliero che sta tentando una rivoluzione inafferrabile. La passione per l'insegnante di danza della figlia, che Laura Morante interpreta puntando sull'esperienza personale di ballerina mancata, è un espediente sentimentale che funziona: l'amore diventa una luce nel buio del militarismo e la bambina diventa erede d'arte mentre il sangue scorre. Pesa l'elaborazione e si sente un caldo intellettualismo che riduce la denuncia". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 10 gennaio 2003)