Chuangru zhe

5/5
Wang Xiao-shuai e il difficile cammino per liberare i fantasmi del passato. In Concorso, con una straordinaria Lü Zhong

Leggi la recensione

CINA 2014
Deng è una vedova cinese in pensione che passa le sue giornate ad aiutare l'anziana madre e a prendersi cura dei suoi figli, ormai grandi. La sua tranquilla routine viene però spezzata quando la donna inizia a ricevere strane telefonate anonime che diventano sempre più frequenti. Chi potrebbe avere qualcosa contro di lei? E perché?
SCHEDA FILM

Regia: Wang Xiaoshuai

Attori: Lü Zhong - Deng, Shi Liu - Il ragazzo, Feng Yuanzheng - Zhang Jun, figlio maggiore, Qin Hao - Zhang Bing, figlio minore, Qin Hailu - Wang Lu, nuora

Sceneggiatura: Wang Xiaoshuai, Fang Lei (II), Li Fei

Fotografia: Wu Di

Musiche: Umeit

Montaggio: Yang Hongyu

Scenografia: Lou Pan

Altri titoli:

Intruder

Chuang ru zhe

Red Amnesia

Durata: 115

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Produzione: WXS PRODUCTIONS

Distribuzione: DONGCHUN FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON CHINESE SHADOWS

TRAILER
NOTE
- WANG XIAOSHUAI FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- IN CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).
CRITICA
"Bella conferma dalla Cina, che ha portato in concorso 'Chuangru zhe' (Gli intrusi), conosciuto anche col titolo internazionale 'Red Amnesia', di uno dei più interessanti registi della Sesta generazione, Wang Xiaoshuai. (...) Rielaborando temi già affrontati in passato (lo squallore della vita cittadina di 'Le biciclette di Pechino', il fallimento dei modelli educativi maoisti in 'Shanghai Dreams'), Wang affronta il tema di una generazione che ha cercato di cancellare il ricordo del passato (e dei suoi «peccati») e che si trova inevitabilmente a fare i conti con i «fantasmi» di quella storia rimossa. Per farlo rende più fluido il suo stile, smussando certi vezzi d'autore presenti nei film precedenti (compiacimento per i tempi morti, macchina da presa «a rimorchio» delle azioni) ma accentuando il senso di malinconia e di sconfitta che le generazioni anziane si portano sulle spalle, incapaci di risolvere i propri sensi di colpa ma anche inadeguate a guardare la realtà in faccia (...)." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 5 settembre 2014)

"(...) 'Red Amnesia' dell'interessante Wang Xiaoshuai, il regista dello zavattiniano 'Le biciclette di Pechino' (2001), è un po' tante cose, thriller, mélo, storia di fantasmi: tuttavia, man mano che si dipana, emerge chiaro che ci parla di una Cina contemporanea in corsa veloce verso il neocapitalismo, che è ansiosa di liberarsi del passato lasciando senza ieri, oggi e domani una svuotata generazione di ultrasettantenni. Come l'anziana protagonista Deng che l'attrice Lu Zhong incarna magnificamente (...)." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 settembre 2014)

"Molto interessante (...) il film cinese «Red Amnesia» di Wang Xiaoshuai. (...) Tra quotidianità e visioni fantasmatiche, ombre dal passato e precisa ricostruzione del presente, il film parla di quella generazione di cinesi nati subito dopo la Rivoluzione culturale e cresciuti inconsapevolmente in un clima che li ha fatti diventare quello che sono oggi: insensibili. Partendo da un dato autobiografico (...), il regista racconta una storia che cambia registro man mano che procede, portando lo spettatore in una serie di mondi via via sempre diversi e sempre più inquietanti. (...) Si respira insomma un senso di minaccia, che dal presente si riverbera nel passato della vita dell'anziana donna, che cercherà di riscattarlo. Quando si dice «seppellire il proprio passato»." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 5 settembre 2014)

"(...) Dalla Cina con rancore, perché dalla Rivoluzione culturale a oggi nulla è cambiato: volenti o nolenti, si è sempre carnefici. (...) Si parte dal thriller, si passa dalla ghost story, si continua con la detection e si approda alla critica socio-politica: rosso è il colore della colpa, perché 'il lavaggio del cervello' maoista continua a candeggiare la Cina, facendo sepolcri vuoti di Deng e compagnia dannata. Applausi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 settembre 2014)