Yuppi Du

ITALIA - 1975
Il suicidio della moglie Silvia induce Felice Della Pietà a sposare Adelaide, anche per dare una seconda madre a Monica, la figlia nata dalle prime nozze. Un giorno, tuttavia, il protagonista scopre che Silvia è viva e che ha architettato il finto suicidio per lasciare il marito nella miseria a Venezia e unirsi con un uomo di Milano che le ha offerto agi e ricchezza. Tornati insieme, Felice e Silvia ritrovano l'amore di un tempo, ma lei è ancora alla ricerca di denaro e lusso, per cui parte nuovamente per Milano portando con sé Monica così da assicurarle un'educazione e un'esistenza diversa. Felice, abbandonato ovviamente anche da Adelaide, fa una scappata a Milano e si fa pagare a peso la figlia. Però, tornando a Venezia con il fagotto dei 45 milioni ricevuti, medita amaramente sulla possibilità dell'amore e dubita che il denaro sia fonte di felicità.

CAST

NOTE

- GIRATO NEGLI STUDI ICET-DE PAOLIS. ESTERNI GIRATI A VENEZIA E PAVIA E NEI LORO DINTORNI.

- LUNGHEZZA: 3590 METRI.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 1975.

- NASTRO D'ARGENTO 1976 AD ADRIANO CELENTANO PER LA MIGLIOR MUSICA.

- ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2008) E' STATA PRESENTATA FUORI CONCORSO LA VERSIONE RESTAURATA CON UN NUOVO MISSAGGIO DELLE MUSICHE.

CRITICA

"'Yuppi Du' è un film aggressivo, colorito, vivacissimo, che si affida ad una girandola di invenzioni espressive: certi scorci della vita veneziana sono degni di un musical alla Minnelli; e la visione di una Milano in grigio, percorsa da folle coperte di smog, si rifà alla vena protoecologica di 'Il ragazzo della via Gluck'". (Tullio Kezich - 'Il millefilm')

"Il film, concepito come una ballata e realizzato mescolando fantasiosamente numerosi ingredienti (sogni, visioni, realtà, colori, canzoni e balletti), è un po' confuso e ridondante, ma anche pieno di vivacità, di estro, di momenti poetici e di suggestioni sull'esistenza umana. Non sempre limpido nelle singole raffigurazioni emblematiche, sembra avere la sua tematica di base nel contrapposto tra Felice pago della sua modestia e Silvia bramosa di benessere o in quello tra la Venezia poetica nonché umana dei poveracci e la Milano alienante, babelica, popolata di maschere senza autenticità. Si tratta in fondo di una proposta romantica e paradossale; sostanzialmente evangelica, comunque." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 78, 1975)
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