Yomeddine

EGITTO, USA, AUSTRIA - 2018
3/5
Yomeddine
Un lebbroso copto e il suo apprendista orfano lasciano per la prima volta i confini del lebbrosario e intraprendono un viaggio attraverso l'Egitto per cercare ciò che resta delle loro famiglie.
  • Altri titoli:
    Judgement Day
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, AVVENTURA

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

Raccontare una favola partendo dalla realtà, trattandola come materiale fiabesco e viceversa. Abu Bakr Shawky esordisce nel lungometraggio cercando la possibile via di mezzo tra documentario e racconto “fantastico” con Yomeddine, presentato in concorso al Festival di Cannes 2018.

La realtà proviene dai luoghi e dai personaggi: Beshay (Rady Gamal) è uno degli abitanti di uno degli ultimi lebbrosari rimasti al mondo. La favola è il viaggio che intraprende, con un piccolo orfano di nome Obama, fuori dal villaggio in cui è sempre stato ghettizzato per conoscere l’Egitto e riprendersi il diritto a una vita normale.

 

Shawky è anche sceneggiatore di un film lieve e delicato, un omaggio a una persona e alla sua storia, alla sua vita prima che un racconto filmico.

Yomeddine è una piccola e sincera odissea in cui come in ogni road movie, in questo caso solcato da asini e camminate, il viaggio conta solo nella misura in cui permette ai protagonisti di conoscere meglio luoghi, esseri umani e infine loro stessi e così Shawky immerge i suoi personaggi nel cuore dell’Egitto e senza aspirazioni politiche ne racconta i ghetti – fisici e socio-culturali -, gli ostacoli, le difficoltà che si rispecchiano nella ricerca da parte dei personaggi di una famiglia, di una comunità che li possa apprezzare e contemporaneamente far sentire liberi.

Si nota che il film è un esordio, realizzato con passione e difficoltà: dagli svolazzi estetici a volte di troppo, dalle varie ingenuità e fragilità di scrittura che portano il ritmo a spegnersi e il racconto a sfilacciarsi.

Eppure alla fine di un film che può apparire semplicistico, la vitalità dei personaggi permette allo spettatore di godersi un film caldo, onesto, affettuoso verso il pubblico e verso la materia stessa del film. Un piccolo abbraccio che fa star bene.

NOTE

- IN CONCORSO AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018).
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