Warm Bodies

USA - 2013
3/5
Warm Bodies
Una disastrosa epidemia ha provocato nel mondo un'invasione di terribili zombie che attaccano gli esseri umani superstiti. Quando il giovane zombie 'R' salva da un attacco mortale la sopravvissuta Julie, la ragazza si rende conto che lui è diverso dagli altri esseri spaventosi che la circondano. Tra i due nascerà un fortissimo legame che li spingerà a lottare per la sopravvivenza e a sperare che, forse, il mondo potrà diventare più vivibile e la convivenza tra esseri umani e zombie possibile...
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, HORROR, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, (2K)/SUPER 35 (3-PERF), 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Isaac Marion (Ed. Fazi)
  • Produzione: MAKE MOVIES, MANDEVILLE FILMS
  • Distribuzione: KEY FILMS
  • Data uscita 7 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Più sgradevole, esangue e puzzolente del vampiro Edward Cullen (Robert Pattinson), eppur migliore. E' lo zombie R (Nicholas Hoult), carne putrida e anima tenera (colleziona vinili di buon gusto: Bob Dylan, Joni Mitchell, i Guns), esemplare unico tra quelli della sua specie: sono ex umani colpiti da una terribile e non meglio precisata epidemia, catatonici, afasici ed emiparetici, morti viventi stipati in vaste aree lasciate alla natura, una dead town di carcasse, garage mefitici e aeroporti abbandonati. Sono il pericolo pubblico n°1 per i survivors della specie americana, umana per sineddoche, che vivono al di qua del muro, in netta minoranza. Solo un miracolo potrebbe impedirne l'estinzione. E il miracolo avviene, provocato dall'amore di R(omeo) per Julie(tta).
Dai vampiri agli zombie il passo è breve: ci troviamo in una riesumazione di Twilight in salsa saprofita? Non proprio. A dispetto delle analogie (stessi produttori, benedizione di Stephenie Meyer e un best-seller letterario all'origine), questo Warm Bodies - ideale sottotitolo: La sua droga si chiama Julie - promette di essere un atto unico, dispensa buonumore, ha un regista dal pedigree riconoscibile: Jonathan Levine. Che infonde al film una certa noncuranza, un taglio ironico, una vena surreale. Il che non guasta.
Se a questo si aggiunge la capacità di far propria la metafora degli zombie, intesa come malattia dell'anima o disagio psichico o ambedue, i cui sintomi - apatia, mutismo, mancanza di sonno, esplosioni di rabbia improvvise - potrebbero essere riscontrati in qualunque disadattato metropolitano dei giorni nostri, allora ecco che il film diventa un episodio solo leggermente più lieve - e narrativamente più esile - nella filmografia dell'autore (Fa la cosa sbagliata, 50 e 50, entrambe incentrate sul tema della seconda possibilità e della guarigione).
Ravvivato dalla buona vena dei "morti" Hoult e Corddry, dall'onesto coinvolgimento di John Malkovich, da una buona selezione musicale e dai colori lisergici della fotografia di Javier Aguirresarobe, Warm Bodies seppellisce per sempre la tronfia, ottusa serietà di Twilight senza perdere un grammo di romanticismo. E, speriamo, nemmeno uno dei suoi spettatori.

CRITICA

"II sogno che speriamo non si avveri è che questa storia di zombie innamorati, tratta da un libro di Isaac Marion, diventi una saga come 'Twilight' e che ancora resista il mix tra amore e morte. Qui poi si fa il verso a Romeo e Giulietta con l'ultimo zombie che, introiettati nel cervello i corpi degustati e provvisto di voce off che lo racconta, fa la serenata al balcone alla figlia di Malkovich, killer di morti viventi. Riabilitando gli zombie, privi del pallido glamour dei vampiri a scapito degli scheletri ossuti, il regista Levine ripete lo schema dell'amore contrastato, inneggiando al diverso alla Burton, ma il suo film è immobile, senza emozioni, ridicolo: la domanda se lo zombie possa far l'amore non appare così urgente, ma solo dettata da una cinica operazione marketing sulle menti psicolabili dei giovani. Star Teresa Palmer e Nicholas Hoult." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 febbraio 2013)

"Storia d'amore tra un'umana e un mostro: c'era di che preoccuparsi per 'Warm Bodies' che si prospettava come un 'Twilight' con lo zombi al posto del vampiro. E invece il film di Levine, tratto da un racconto di poche pagine poi esteso alla misura del romanzo, ha qualcosa che alla saga di Edward e Bella manca del tutto: il senso dello humour. (...) Un connubio di horror film per teenager che esige la sua parte di scene truculente, ma le compensa con gag inaspettatamente divertenti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 febbraio 2013)

"Dopo l'insolita commedia romantica sul cancro '50/50', il bravo regista Levine sceglie un altro eroe sentimentale affetto da morbo letale: lo zombi R. (...) Continuano le educazioni sentimentali tratte da best-seller (firmato Isaac Marion, edito da Fazi) per signorine attraverso archetipi horror. Dopo 'Twilight', ecco il sogno di ogni lei: prendersi cura, ripulire e truccare un adolescente sporco, trasandato e immemore delle buone maniere. R e Julie come Romeo e Giulietta (lei ha un padre pieno di pregiudizi contro gli zombi) e almeno una sequenza da urlo che ribalta un cliché cinematografico: Julie è felicissima che R sanguini a catinelle come prova di una ritrovata umanità. Eccellente prova di Hoult. Era il ragazzino alienato di 'About a Boy'. E' diventato attore sopraffino. Pure da zombi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 febbraio 2013)

"Ispirato al romanzo d'esordio di I. Marion che racconta l'inedito amore fra un giovane zombie e una fanciulla viva e vegeta, riuscirà a emulare il successo di 'Twilight'? In uno scenario da post apocalisse abitato da morti viventi assetati di sangue e sopravvissuti che se ne difendono come possono, 'Warm Bodies' parte bene: l'io narrante Nicholas Hoult entra in scena buffo, ma anche attraente in un edulcorato trucco punk, spiegando le sue traversie di essere umano dimezzato e con il cervello in tilt, tanto che del proprio nome ricorda solo l'iniziale R(omeo), fino all'incontro salvifico con Julie(tte) in un esplicito rimando all'opera del Bardo. Per il resto 'Warm Bodies' è una commedia giovanile un po' parodica e un po' romantica, che incontrerà il gusto dei teenager, ma non potrà insidiare il primato dei vittoriani, esangui Bella ed Edward." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 febbraio 2013)

"Non convince del tutto 'Warm Bodies' di Jonathan Levine dove la vita di un giovane zombie viene sconvolta dall'incontro con l'umana Julie, sua potenziale vittima. Una via di mezzo, insomma, tra 'Giulietta e Romeo' e 'Twilight' per dimostrare che l'amore tutto può." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 febbraio 2013)

"Cercasi erede, disperatamente. Dovrete farci l'abitudine perché nei prossimi mesi spacceranno tanti film come successori designati di 'Twilight'. Rischiando così, come nel caso di 'Warm Bodies', di penalizzare, con inutili etichette, titoli interessanti che potrebbero godere di luce propria. Certo, anche qui si parla di un amore impossibile (tra uno zombie ed una viva). Le analogie, però, finiscono qui. 'Warm Bodies' ha la capacità di trattare un filone ritrito come quello dei morti che camminano con ironia, quasi fosse una parodia, ma offrendo spunti meno banali di quanto possa far intendere, a prima vista, la trama (sostituite un certo mondo adolescenziale con quello degli zombie e ne ricaverete una intelligente ed illuminante metafora). Merito di un signor regista come Levine (recuperate il suo meraviglioso '50 e 50') e di due protagonisti che, oltre che belli, sanno fare il proprio mestiere." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 febbraio 2013)
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