Vulnerabili

Espèces Menacées

FRANCIA, BELGIO - 2017
3/5
Vulnerabili
Tre destini familiari si intrecciano. Joséphine e Tomasz si sono felicemente sposati da poco. Tuttavia, ben presto, i genitori di Joséphine scopriranno che dietro la solare felicità degli sposi si cela una realtà più scura. Nel frattempo, Mélanie annuncia ai suoi genitori di essere incinta, ma che il padre del bambino non è proprio il genero ideale! Da parte sua Anthony, studente infelice in amore, dovrà farsi carico di sua madre, diventata improvvisamente incontrollabile.
  • Altri titoli:
    Endangered Species
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.40)
  • Tratto da: racconti di Richard Bausch
  • Produzione: LES FILMS DU LENDEMAIN, LES FILMS DU FLEUVE
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED

TRAILER

RECENSIONE

di Simona Busni
Espèces menacées di Gilles Bourdos è concepito come un domino: tre storie diverse slittano l’una sull’altra seguendo un percorso non propriamente lineare ma, in un qualche senso, fatidico. Ci sono i due novelli sposini, Jo e Tomas, alle prese con una prima notte di nozze solo in apparenza giocosa, consumata nell’atmosfera tesa e rossastra di una camera d’albergo e destinata a volgere in un futuro di violenze coniugali. C’è la giovane Melanie, che deve annunciare per telefono al padre di aspettare il suo primo bambino da un compagno molto più grande di lei, con cui vuole sposarsi. E poi c’è Anthony, uno studente timido e complessato, a cui tocca l’ingrato compito di prendersi cura di una madre psicolabile, abbandonata dal marito per un’altra donna (in questo caso molto più giovane). I personaggi dei tre nuclei principali si sfiorano a più riprese, senza mai entrare realmente in contatto, man mano che le rispettive situazioni di partenza si delineano e si complicano, e alla fine ogni racconto implode in sé stesso, più o meno felicemente o tragicamente, lasciandosi dietro un tracciato evanescente di consonanze.

Un film sui difficili rapporti tra le generazioni che narra come l’incomunicabilità spesso viaggi lungo i canali delle genealogie verticali di genere: le madri e le figlie non si parlano, i padri e i figli non riescono a comprendersi, e allora è il maschile ad andare incontro al femminile, ridefinendo i termini delle alleanze esistenti tra consanguinei di sesso opposto, ovvero tra padre e figlia, tra figlio e madre. Sono loro le “specie a rischio” che proveranno a sopravvivere nell’ambiente ostile di un’umanità dai tratti bestiali, cercando di ovviare all’incapacità di conoscersi e riconoscersi fino in fondo e all’impossibilità di tenere fede alle promesse d’amore.

Sebbene il plot non sia originalissimo e sebbene la linea narrativa che riguarda il matrimonio infelice di Jo – e i maldestri tentativi del padre di risolvere la situazione – risulti predominante e meglio sviluppata rispetto alle altre due parti, nel complesso Bourdos ci regala un’opera intensa, impreziosita da ottime prove d’attori.

 

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), SEZIONE 'ORIZZONTI'.
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