Vittoria e Abdul

Victoria and Abdul

3/5
Vittoria e Abdul
La straordinaria storia vera di un'inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell'incredibile regno della Regina Vittoria. Quando il giovane commesso Abdul Karim si mette in viaggio dall'India per partecipare al Giubileo d'oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa. Mentre quest'ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un'improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: libro "Victoria & Abdul: The True Story Of The Queen's Closest Confidant" di Shrabani Basu
  • Produzione: WORKING TITLE FILMS, CROSS STREET FILMS, BBC FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 26 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

Un’amicizia impossibile, una favola di altri tempi, Vittoria e Abdul riscrive l’attualità per dimostrare che lo straniero non è (sempre) una minaccia. Stephen Frears affronta il problema dell’integrazione con la potenza di una storia vera. La finzione cinematografica incontra l’usurato “ispirato a fatti realmente accaduti”, ma il regista cambia subito le carte in tavola e aggiunge un “per lo più”. La verosimiglianza è servita, con alcune licenze poetiche che emozionano fin dalle prime sequenze.

L’ironia, inglese e non solo, diverte e aggiunge un pizzico di magia a una narrazione dal sapore orientale. L’Inghilterra colonialista deve piegarsi davanti a un uomo di colore, che si veste in modo bizzarro: un indiano alla corte della regina. Siamo a fine Ottocento, e l’indipendenza dell’India è ancora lontana. Arriverà solo nel 1947. Ad Agra, uno scrivano che tiene i registri dei prigionieri sta per far tremare la Gran Bretagna intera. Si chiama Abdul e, grazie alla sua bella presenza, viene mandato al cospetto della Regina Vittoria per consegnarle una prestigiosa moneta cerimoniale.


 

Nella prima parte la macchina da presa segue stupita le scoperte del giovane Abdul che, con occhi ingenui, osserva la follia delle cucine prima di un grande banchetto. Le dinamiche di palazzo scatenano risate genuine, fino al fatidico incontro. Vittoria conosce Abdul. Nasce un legame casto, intenso, osteggiato dai benpensanti e da chi guarda con sospetto al nuovo secolo che incombe.

Frears aggiunge un altro grande personaggio femminile alla sua già sterminata collezione di personalità illustri. L’ultima era stata Florence Foster Jenkins in Florence, la peggior cantante di opera lirica mai esistita, con una stonatissima Meryl Streep. Frears torna a occuparsi della nobiltà inglese dopo il riuscito The Queen, con una straordinaria Helen Mirren. Il film raccontava di una Regina Elisabetta tormentata, divisa tra la morte di Lady Diana e i doveri verso il popolo. Qui, Vittoria è una regina giunta alla fine dei suoi anni, è una donna anziana che ha bisogno di aiuto per scendere dal letto e che si addormenta a tavola. Il figlio aspetta la sua dipartita per salire al trono, e lei rimane sola, imprigionata negli incubi dell’età.

A interpretare Vittoria è una leonessa senza tempo: una sempreverde Judi Dench carica di autoironia, anche quando rappresenta la massima autorità nel Castello di Windsor. Aveva già lavorato con Frears in Philomena, nei panni di una madre alla disperata rincorsa del suo passato. In Vittoria e Abdul, Judi Dench torna ad avere la corona sul capo dopo La mia regina di John Madden, ambientato nel 1860, in un altro periodo dell’esistenza di Vittoria. È un cerchio che si chiude.


 

La senilità si trasforma in un nuovo inizio. Gli stereotipi crollano sotto i colpi dei sentimenti e le barriere vengono superate. Vittoria e Abdul combatte il classismo con la forza della Storia, che continua a ripetersi. Non cambia l’atteggiamento dei potenti verso l’uomo comune, troppe volte povero e indifeso. Tutti avremmo bisogna di una Vittoria che si prendesse cura di noi, per trovare un rifugio sicuro nelle nostre fatiche quotidiane.
Gian Luca Pisacane

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

- JUDI DENCH È STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR ATTRICE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 PER: MIGLIORI COSTUMI E TRUCCO E ACCONCIATURE (DANIEL PHILLIPS E LOU SHEPPARD).

CRITICA

"(...) un mélo per signore, gradevole, innocuo, spiritoso, scritto meravigliosamente da Lee Hall, diretto da Stephen Frears, regista di Buckingham Palace autore di 'The Queen': duello di regine, dame, ipocrisie regali. L'imbolsita dal trucco Judi («M» di 007) fa da mattatrice con la sua mutazione psicosomatica, lo sguardo ferocemente tenero di Vittoria (...). Perfetta, sontuosa macchina di scene e costumi in stile 'Downton Abbey', il film gioca su un pezzettino segreto di storia postuma, come l'amicizia della stessa regina (e stessa Dench) con lo stalliere scozzese ('La mia regina'). Frears non tenta di attraccare i fatti al presente, certo tiene per l'indiano, che alla fine piange la sua longeva queen, pronto al sorriso per scelta ma alla reverenza per dovere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 ottobre 2017)

"Certo che lo Stephen Frears non solo delle origini (My Beautiful Laundrette') ma anche solo di poche stagioni fa (l'indimenticabile 'Philomena') risulta irriconoscibile in questo scampolo di grande storia spiata dal buco della serratura. E non con la forza rappresentativa ed emozionante, per intenderci, di un film come 'II discorso del Re'. (...) Se non fosse per la presenza di un'attrice comunque preziosa e sempre valorosa come Judi Dench definiremmo il film trascurabile." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 ottobre 2017)

"L'incontro tra colonizzato e colonizzatore viene ripercorso in chiave di commedia, buoni sentimenti, battute e siparietti che mettono da parte la ferocia dell'impero e le rivolte con lo stesso ossequio con cui Abdul continuerà a baciare il piede della sovrana anche dopo morta." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 26 ottobre 2017)

"Con «Victoria e Abdul» (...) Stephen Frears firma un altro dei suoi film d'epoca che parlano di oggi e ritrae una Regina che solo Dench poteva rendere così autentica e impeccabile (...) Ancora una volta, e senza sforzo, Judi Dench dimostra l'immensità del suo talento." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 26 ottobre 2017)

"Tentativo da parte del maestro inglese Stephen Frears di fondere la satira agrodolce sulla monarchia alla 'The Queen' (suo grande successo del 2006) con l'eterna formula della strana coppia da lui visitata con brio nel recente passato grazie a 'Philomena' (2013). Prima parte perfetta: la ridicola ritualità della corte viene rotta dallo sguardo galeotto di Abdul nei confronti della Regina. Seconda parte più debole con eccessiva enfasi sul ritratto di una donna ribelle, senza approfondire la figura ambigua del misterioso Abdul. Era solo un fan dell'imperialismo inglese o un truffatore? Non è il miglior Frears di sempre ma ce ne fossero di film così." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 ottobre 2017)

"Con la presente straordinaria Queen Victoria, Judi Dench è (...) alla sua ennesima monarca britannica e forse, alla sua migliore. È soprattutto la sua sensibilità attoriale a fornire il cosiddetto valore aggiunto a un'opera del filone 'classico' (e regale..) nella bivalente filmografia di Stephen Frears. In una patina impeccabile, il regista di Leicester racconta i fatti realmente accaduti - ma assai poco noti - attorno all'amicizia fra l'ormai anziana e malinconica regina Vittoria e un giovane indiano. (...) Verità o forzatura romanzata che dir si voglia, resta la scelta non felicissima di Frears di utilizzare una confezione troppo elegante a svantaggio di approcci più coraggiosi di cui lo sappiamo capace." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 ottobre 2017)

"Piacerà al pubblico delle signore innanzitutto (il target del regista era chiaramente quello). Specie delle signore anziane. Soprattutto delle anziane minacciate di interdizione da qualche avido figlio o nipote. Costoro si satolleranno in una delle più belle scene del film. Il figlio maggiore spalleggiato dalla corte minaccia di farla dichiarare incapace e Vittoria reagisce da quella dura che è. Andò veramente così? Probabilmente no. È difficile ritenere Abdul quella gran brava persona, paziente e sensibilissima che viene fuori dal film. Con ogni probabilità fu un furbo che aveva capito come entrare nella guardia della vecchia sovrana e non mollò l'osso finché ci fu osso da spolpare. Ma al grande Stephen Frears (già ottimo narratore di regali imbarazzi con 'The Queen') fare la corretta opera storica non importava un tubo. Frears in 45 anni di carriera ha seguito un unico comandamento: fare il miglior film possibile con le storie affidategli. Perché 'Vittoria e Abdul' funzionasse ha capito subito che doveva raccontare la storia dalla parte di Abdul. Perché la storia coinvolgesse anche a chi non è vecchia signora doveva mettere da parte il dramma e puntare tutto sulla commedia degli intrighi. Lui è bravo e riesce a divertire. I goffi tentativi dei dignitari fanno sinceramente sbellicare (un piccolo capolavoro è la «visita medica» alla quale è sottoposto Abdul)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 ottobre 2017)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy