VITE STROZZATE

ITALIA - 1995
VITE STROZZATE
Francesco è un imprenditore ridotto all'orlo del fallimento a causa delle speculazioni del suocero, ora in fin di vita, che hanno portato alla rovina l'impresa edile di famiglia. Spera di sanare le finanze disastrate dell'impresa grazie ad un appalto per la costruzione di un complesso scolastico e ricreativo in periferia, cui intende partecipare: gli servirebbero fondi e poiché le banche glieli rifiutano accetta le "intermediazioni" di un direttore di banca che gli presenta Claudio, un individuo alle dipendenze di Sergio, un commercialista in apparenza "normale", in realtà amico e amante della signora Sauro, la vedova di un camorrista e sua principale finanziatrice. Ai funerali per la morte del suocero, Francesco rivede Sergio, suo amico di un tempo e del quale ignora la sua losca attività di strozzino. Questi gli si presenta come amico leale, affezionato e vicino in ogni circostanza triste o lieta che lo riguardi. Francesco, sposato, è molto attaccato alla moglie Miriam e alla deliziosa bimba che è loro nata: non immagina davvero di essere caduto nelle reti di un'organizzazione dedita ad attività di usura. Mentre comunque fervono i lavori del cantiere per il nuovo complesso, di cui ha vinto l'appalto, Francesco comincia ad avvertire che qualcosa non va: Miriam gli appare inquieta e distante; le attenzioni di Sergio per lei e per la bimba lo insospettiscono; scopre retroscena ambigui e violenti. Come un fatale boomerang, il cinismo, l'ipocrisia e la spietatezza dell'amico si ritorcono contro lo stesso Sergio che lo fanno finire arso in un rogo, proprio ad opera del crudele e spregiudicato Claudio. A Francesco non rimane che cedere l'impresa con il vivo desiderio di ricominciare da zero, ormai riconciliato con Miriam e tutto proteso ad assicurare alla figlia un futuro diverso.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: DA UN'IDEA DI FRANCESCO TAURISANO
  • Produzione: VITTORIO E RITA CECCHI GORI
  • Distribuzione: CECCHI GORI - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1996

CRITICA

"Il messaggio è chiaro, ma il film non è molto riuscito. Efficace finché descrive tecniche e tattiche degli usurai, Vite strozzate cede proprio nel disegno dei personaggi, troppo schematico (e non per colpa degli attori) per suonare verosimile, troppo "gridato" per reggere il complesso gioco psicologico messo in moto. Cranio lucido alla von Stroheim, mente machiavellica e modi da psicotico, l'usuraio disegnato da Zingaretti è il sole nero intorno a cui ruota l'intero film, il suo emblema, il seduttore senz'anima che tenta un impossibile riscatto "vampirizzando" l'amico. Ma anziché puntare sulle sue doti d'attore il film moltiplica le scene esemplari, le inquadrature ravvicinate, gli scatti d'odio e violenza, cancellando quel minimo di umanità che bisogna concedere anche al personaggio più mostruoso per poterci credere (né basta farlo innamorare in extremis). Peccato, poteva essere il film giusto al momento giusto. Così, è un'occasione a metà, il segno che il nostro cinema sa leggere il presente ma non sempre sa farlo parlare. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 28/2/96)

"Convincono di più i momenti di cronaca, con toni sempre di verità, lasciano un po' perplessi quelli dimostrativi, abbastanza lontani dalla possibilità, documentaria e drammatica, di fare davvero il punto su un terribile problema venuto oggi quasi improvvisamente all'ordine del giorno. Anche con questi limiti, però, il film si fa seguire: commuove e ferisce, indigna e richiama: con dei casi umani, oltre a tutto, proposti sempre con senso saldo del cinema, tra vigore e rigore. Gli interpreti concorrono, soprattutto il cattivo, cui dà volto, dopo l'ottima prova nel Branco di Marco Risi, un Luca Zingaretti non dissimile dal Marlon Brando di Apocalypse Now, con la stessa maschera funebre e feroce; le vittime sono Vincent Lindon e Sabrina Ferilli, il sicario è Ricky Memphis: il primo è atono, la seconda è bella, il terzo ghigna come sempre". (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 27/2/96)

"Il regista Ricky Tognazzi sa dirigere gli attori (ci sono anche Ricky Memphis, Lina Sastri, Sabrina Ferilli ed uno spaesato Vincent Lindon) e puntellare il ritmo ma, stavolta, la formula di "Ultrà" e "La scorta" non carbura a dovere: forse perché il dialogo spiega un po' troppo quello che i personaggi fanno, perché lo fanno e come lo fanno; perché qualche giochetto di montaggio è troppo grossolano; perché qualche gag e qualche passaggio narrativo sono stridenti, aggiunti per il buon peso. Risultato a metà carreggiata: da una parte, grinta, toni aspri, dissonanti, climax da melodramma stilizzato all'americana; dall'altra, la routine fastidiosa dei cittadini "al di sopra di ogni sospetto", delle istruttorie "dimenticate" e delle polizie "che ringraziano" del non rimpianto filone comiziesco-poliziottesco anni Settanta". (Il Mattino, Valerio Caprara, 11/3/96)
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