Vi presento Toni Erdmann

Toni Erdmann

GERMANIA, AUSTRIA - 2016
4/5
Vi presento Toni Erdmann
Il 65enne Winfried, insegnante di musica ex sessantottino con la propensione per gli scherzi, decide di fare una visita a sorpresa alla figlia Ines, donna in carriera che vive a Bucarest dove lavora come consulente aziendale. I due non potrebbero essere più diversi e quando l'incontro prende una piega sbagliata Winfried decide di sorprendere la figlia trasformandosi nell'alter ego Toni Erdmann: un uomo coi denti storti e un abbigliamento bizzarro, che si presenta come allenatore nel campo professionale di Ines. Scioccata, quest'ultima decide lo stesso di accettare l'offerta del padre e, grazie agli scherzi di Winfried - senza freni nei panni di Toni -, padre e figlia scopriranno che tanto più si trattano duramente quanto più avvertono di non essere poi così distanti l'uno dall'altra.
  • Altri titoli:
    Toni Erdmann, il padre di sua figlia
  • Durata: 162'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: JANINE JACKOWSKI, MAREN ADE, JONAS DORNBACH PER KOMPLIZEN FILM, KNM, IN CO-PRODUZIONE CON COOP99 FILMPRODUKTION, MISSING LINK FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON HIFILM
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2017)
  • Data uscita 2 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Un insegnante di musica tedesco, Winfried (Peter Simonischek, attore austriaco di teatro), si preoccupa per la vita grama della figlia Ines (Sandra Huller), che lavora per una società di revisione a Bucarest, e pensa solo alla carriera. Alla morte del suo amato cane, Winfried si prende un mese di ferie e parte per Bucarest, dove bersaglierà la figlia con una serie interminabile di scherzi, sotto le mentite spoglie di Toni Erdmann, che oltre la marchio di casa, dei denti finti, indossa anche una inverosimile parrucca. Spacciandosi per uomo d’affari o ambasciatore tedesco, Toni creerà non pochi problemi lavorativi a Ines, che dopo aver cercato prima di allontanarlo e poi di fare buon viso a cattivo gioco, arriverà a prendere consapevolezza  che più di qualcosa, nella sua vita fatta di tantissimo lavoro, cattivo sesso, amicizie interessate e qualche riga di coca, non va.

E’ Vi presento Toni Erdmann, opera seconda scritta e diretta dalla 39enne tedesca Maren Ade, in concorso a Cannes 69, trionfatore agli Oscar europei e candidato come miglior film straniero ai recenti Academy Awards. Una commedia sui generis, che utilizza lo scherzo e la burla, il nonsense e l’assurdo diegeticamente per prendersi gioco della povera e seriosa Ines e metalinguisticamente per farsi beffe del cinema d’autore serioso e troppo compreso di sé.

Se sul primo livello, a parte qualche stracca di sceneggiatura (dura quasi tre ore, si potevano tagliare 50 minuti senza dolo) e qualche iterazione di troppo, si ride genuinamente della stigmatizzazione del carrierismo e dell’(in)esistenza workaholic, la riuscita sul secondo livello spiega, a nostro avviso, l’inserimento in Concorso in un festival che ha fatto della politique des auteurs, detta anche collezione di figurine, il proprio cavallo di battaglia.

Ottimi i due protagonisti: Simonischek mette anima, istrionismo e parrucco nella sua paterna persecuzione, e Sandra Huller è indomita – le scene di nudo: ha un corpo flaccido, ci vuol ancor più coraggio a mostrarlo – ha tanti registri e sfumature e regala un karaoke, dove canta la cover di The Greatest Love of All di Whitney Houston, da brividi, bloccando lo spettatore tra imbarazzo e ammirazione.

Non tutto funziona nel film, ci mancherebbe, e la paternalistica spiega finale di Winfried lascia non i denti finti ma l’amaro in bocca, eppure, Toni Erdmann è un ufo sincero, feroce e tenero insieme, sballato ed estenuante, in definitiva, originale. Di questi tempi, è (quasi) tutto. O credete che prendere per i fondelli il dramma (sociale) d’autore sia un gioco da ragazzi?

NOTE

- PREMIO FIPRESCI AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Tra i musical 'la la' e le comicate nostrane questa è una commedia drammatica di umorismo esistenziale, fuori canone, fuori misura (due ore e 30), attenta a non forzare i tempi della vita conservando i tempi adeguati della rappresentazione. (...) A ogni passaggio ciò che sembra cadere viene recuperato da una riuscita fusione di sceneggiatura, interpreti e regia, sempre poco sotto il surreale, confine manipolato per suggerire l'inadeguatezza del cuore al ferro dell'alienazione da profitto." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 marzo 2017)

"La regista Maren Ade ha siglato questa graffiante commedia tedesca. Dove la relazione tra un padre e sua figlia esprime un ventaglio tanto paradossale di tinte da superare con un balzo l'apparente prevedibilità del contenzioso. (...) Sembrerebbe una minestra riscaldata ma invece i guizzi e i colpi di scena sono così tanti da imprimere al copione uno stile e un tono originalissimi." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 marzo 2017)

"Si incentra (...) su un ostico rapporto generazionale 'Vi presento Toni Erdmann', opera terza della tedesca Maren Me accolta con ampi consensi a Cannes e recipiente del Golden Globe per il film straniero. Ma l'autrice provvede a conferire ulteriore spessore al confronto fra il settantenne padre - residuato bellico del ribellismo libertario Anni '60 - e la figlia determinata a ogni costo a perseguire capitalistiche ambizioni, inquadrandolo nel contesto disegnato con caustica ironia di una Romania vittima della globalizzazione; e giocando con abilità sull'antico espediente teatrale del «doppio». (...) In un imprevedibile succedersi di colpi di scena dai risvolti ora comici, ora amari, i 162 minuti di lunghezza non si avvertono mai; e, per via di un legame affettivo a dispetto di tutto indistruttibile, si esce dalla visione di un film che pur fa ridere con un senso di tenerezza e di malinconia. Due fantastici attori - Peter Simonischek, gran veterano del teatro e del cinema tedeschi, e la duttile, intrepida Sandra Huller già apprezzata nel 2006 in 'Requiem' - svariano sulle giravolte emozionali dei personaggi, calandosi nelle situazioni più surreali senza mai perdere di verità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 marzo 2017)

"(...) andate a vederlo, merita assai. Innanzitutto, non assomiglia a nient'altro, non ha fratelli né parenti prossimi, e - la definizione è di un'amica - sembra di ascoltare una voce stonata su una melodia incantevole. (...) Toni è il padre buffone che dice che la figlia reginetta è nuda - la vedremo tale, non a caso, nella sequenza più disturbante e divertente dell'anno - e chi ha orecchi e occhi per intendere aguzzi e si specchi. Eppure, l'intento non è moralizzante, fustigante, serioso, al contrario, gli scherzi, le burle e il nonsense di Toni si accompagnano sul piano metalinguistico alla presa in giro, al farsi beffe del cinema d'autore troppo compreso di sé. 'Toni Erdmann' racconta in commedia una storia drammatica, che senza questi frizzi istrionici e lazzi amari si sarebbe risolta in reprimenda sulla condizione femminile nel mondo del lavoro (...). Viceversa, 'Toni Erdmann' è un ufo feroce e tenero insieme, sballato ed estenuante, empatico e imbarazzante: attori superbi (la cover di 'The Greatest Love of' All di Whitney Houston della Huller è da brividi), coraggio stilistico, radicalità poetica (...)." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 marzo 2017)

"(...) 'Vi presento Toni Erdmann conferma il talento cristallino della regista tedesca Maren Ade (...), bravissima a raccontare il disgelo tra padre pensionato e figlia in carriera durante un surreale weekend a Bucharest. (...) Sono più di due ore ma si vola letteralmente grazie a Peter Simonischek (papà) e Sandra Hüller (figlia). (...) ritmo stralunato, senza musica, con lunghi piani sequenza e un rigore stilistico degno dei più grandi della commedia umana." (Francesco AIò, 'Il Messaggero', 2 marzo 2017)

"Piacerà anche al pubblico che di solito non gradisce le commedie tedesche per la loro irrimediabile grevità. Ma qui la mano pesante è utile e necessaria (con un protagonista come Toni!). E la tesi di fondo non è banale (la maschera a volte è necessaria, ma non puoi mascherarti tutta la vita)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 marzo 2017)

"Commedia tedesca di spropositata durata, insistente (e fallita) ricerca della comicità e imbarazzante volgarità." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 marzo 2017)

"Ma i tedeschi ridono? Dopo il dilemma novecentesco sulla capacità della Garbo di parlare, ecco che il nuovo secolo ci mette di fronte a un nuovo, amletico dubbio. La risposta, non così scontata, ce la propone 'Vi presento Toni Erdmann' di Maren Ade (...), specie di riflessione in forma di farsa sugli eccessi e la disumanizzazione della new economy, filtrati attraverso il contorto rapporto di un padre e una figlia. (...) Il modello cui la Ade si è ispirata, oltre a un padre piuttosto burlone, è - per ammissione della stessa regista - quello del comico tv Usa Andy Kaufman e della sua capacità di dinamitare le aspettative e le certezze di chi si trovava di fronte, per mettere in discussione qualsiasi possibile distinzione tra palcoscenico e vita. Per Toni Erdmann, la differenza diventa quella tra una vita degna di questo nome e quella «disumana» imposta dalle gerarchie del lavoro e dalle convenienze (perfettamente sintetizzate nei rapporti sessuali di Ines con un suo sottoposto) che però la sceneggiatura non affronta mai in maniera diretta ma come di rimando, chiedendo allo spettatore di fare il collegamento tra l'obiettivo del padre (costringere Ines ad accorgersi delle rinunce cui va incontro per fare carriera) e le sue stravaganti performance. Tra lo scopo e i mezzi usati per raggiungerlo. E' per questo che verso la metà di un film che dura 162' lo spettatore rischia la saturazione (perché la figlia non reagisce in maniera più drastica di fronte alle intrusioni paterne, verrebbe da chiedersi) e soffre di un calo di ritmo che sembra frenare la storia, anche per via di una regia non molto inventiva. La svolta arriva a una festa dove Ines si esibisce al karaoke in «Greatest Love of All» di Whitney Houston, incitata dal padre al pianoforte: è il momento in cui le difese della dirigente modello (come era stata fino ad allora) cedono e innescano un inaspettato finale. Qui, la difficoltà di un abito troppo stretto e l'inaspettata creduloneria degli invitati danno il via a una situazione che non sveliamo per non rovinare la sorpresa. E che l'arrivo del padre negli abiti di un kukeri (un'altra sorpresa per chi non è esperto di cultura popolare bulgara, nonostante l'ambientazione rumena) ingigantisce e indirizza verso quel tipo di comicità «tedesca» di cui si parlava all'inizio. Che non è certamente da sganasciarsi, ma che lascia alla fine il piacevole ricordo di aver sconfitto l'insensatezza e la stupidità di chi mette il lavoro prima della vita." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2017)

"La palma 'morale' dell'anno, acclamato dalla stampa mondiale (ma non da quella italiana, misteriosamente ), e ignorato dalla giuria. Forse l'umorismo non latita solo tra le manager teutoniche." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 maggio 2016)

"Chi è Toni Erdmann e perché tutti parlano di lui? Potrebbe essere il titolo di un film godardiano invece la regista è tedesca, si chiama Maren Ade (...). E' sorprendente come Marien Ade in questa trama di sentimenti filiali riesca a trasportare con precisione narrativa, di scrittura, direzione degli attori, regia il sentimento del nostro tempo in cui business globalizzato e neoliberismo determinano rapporti e decisioni anche intime in un calcolo frenetico di ambizioni, ipocrisie, ambiguità. Basta la sola presenza di Toni Erdmann, sempre fuori posto rispetto al costume che la figlia ha deciso di indossare per provocare fratture inaspettate. I suoi travestimenti a differenza delle maschere della figlia producono sempre un effetto di sincerità. Funzionamento del cinema? (...) Generazione Merkel (o Renzi) contro un approccio magari a suo tempo altrettanto cinico che nella sua costante messinscena trova però ancora uno slancio di sincerità. Questo talento di evitare un sentimentalismo luccicante e rassicurante di caldi abbracci e padri (o figlie) ritrovati è la forza di un film che prende infinite direzioni per sorprenderle tutte e mantenere la propria coerenza una messa a nudo del presente con la risata e il grottesco, crudele suo malgrado ma mischiato a una strana empatia verso la materia umana sgraziata che i due esprimono, commuovente e irritante, dolorosa e impossibile, senza compiacimenti, senza esibire l'alternativa di un universo egoticamente perfetto. Perché non ci sono soluzioni nette, non basta nemmeno la magia di una vecchia maschera però forse qualcosa può ancora muoversi per un attimo. O è ancora un'altra illusione?" (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 marzo 2016)
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