VELENO

ITALIA - 1993
I fratelli Tonio e Bruno Strano vivono con le mogli Maria e Cristina e con i figli Vittorio, Carlo, e Anna nella villa che hanno ereditato dopo la morte del padre. La coesistenza dei due nuclei familiari all'interno della stessa casa si rivela da subito difficile. Un odio feroce e assurdo domina i rapporti tra i due fratelli e la scomparsa del vecchio capo famiglia fa sì che l'astio trattenuto si scateni. Tonio e Bruno continuano l'attività del padre. Iniziano, però, una lotta fratricida, che va dal reciproco rubarsi clienti fino al puro scontro fisico. L'atroce meccanismo di ricatti, crudeltà e velenosi scherzi coinvolge anche gli altri membri delle famiglie e nemmeno l'improvvisa morte di Maria riesce a placare gli animi. La situazione di violenza creata dall'odio giunge a saturazione quando Bruno, dopo l'ennesima lite, scompare e restano come tracce alcune chiazze di sangue e un cappello lacero. Tonio, accusato di aver ucciso il fratello e di aver occultato il cadavere, viene incarcerato. Vittorio e Carlo abbandonano la casa impotenti di fronte alla situazione. Cristina, padrona del campo prende in mano la situazione e si trasforma in un'accorta businesswoman. Qualcuno crede di vedere Bruno, denuncia l'accaduto e viene ritenuto pazzo o costretto a ritrattare. Bruno non è morto, soddisfatto il suo odio avendo fatto finire in carcere il fratello, conduce una vita di espedienti: solo Cristina sa come sono andate le cose. Il destino viene in aiuto di Tonio: una rissa in cui Bruno è coinvolto casualmente porta al suo arresto e alla scoperta della sua identità. Sotto i duri sguardi dei figli, i due fratelli accettano di rincontrarsi e riappacificarsi in cambio di un lauto compenso. Un avvicinamento forzato e interessato: la riconciliazione tra i due è impossibile e l'inferno è destinato a continuare.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO MARZO 1993

CRITICA

"Fratelli, coltelli: una storia di odio famigliare nutrita di manie, ossessioni, sospetti denunce e risse fisiche, d'una avidità di soldi e di roba che porta a complotti estremi d'una ostilità che soltanto l'occasione di sfruttarla guadagnandoci a spese della tv trasforma in apparente precaria riconciliazione. (...) Tutti giusti gli interpreti: Carlo Colnaghi (il protagonista di 'Manila Paloma Bianca' di Daniele Segre) e Elio De Capitani sono i due fratelli, Ida Marinelli è la moglie del primo, una pulitrice compulsiva, una casalinga nevrotica il cui cuore cede alla fatica domestica e al rancore devastante; Marina Confalone, che è la moglie edonista e astuta dell'altro, sembra aver cambiato naso e faccia ma non l'inalterata bravura. E' ben raccontato il tediato vuoto provinciale in cui s'ingigantiscono invidie, antagonismi, rabbie, e maturano i delitti famigliari di cui la cronaca ha offerto tanti esempi atroci; è pertinente la scelta del grottesco, d'un andamento segnato da reiterazione e lentezze, d'una cattiveria frenata e torpida; ma il film non arriva a decollare né ad essere avvincente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 giugno 1994)

"Ne risulta un film molto di testa, astratto nell'ispirazione nonostante la cornice realistica, immerso in una volgarità diffusa che miscela sapori grotteschi e riflessi nevrotici. Magari l'uso continuo della dissolvenza come cesura delle singole scenette di cattiveria familiare si rivela una trovata un po' facile, pur se intonata al clima bizzarro, da Italia della truffa continua e della moralità intermittente, nel quale Bigoni immerge il suo apologo sulla discordia universale. Ma è soprattutto nel finale che 'Veleno' trova i suoi accenti migliori: con quella riappacificazione in diretta tv ('Non tutte le storie finiscono male') pagata fior di milioni da un programma simil 'Chi l'ha visto?' in un trionfo di ipocrisia piccolo-borghese ben reso dalla smaltata fotografia di Luca Bigazzi. Gli interpreti si accordano all'atmosfera incattivita portando nel film qualcosa delle loro precedenti prove: se Carlo Colnaghi è un ringhioso-ruspante Tonio, Elio De Capitani rende bene la soave perfidia di Bruno, mentre Marina Confalone arpeggia sui toni preferiti della commedia acre." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 6 luglio 1994)

"L'impressione è che il film resti sospeso a metà strada: se, da una parte, sono ammirevoli le istanze ideologiche umanitarie, la scelta di attori non allineati (bravi Carlo Colnaghi e Marina Confalone), l'ottimo cast tecnico, dall'altra la storia, spesso, manca di fluidità e fatica a trovare una sua cifra espressiva. Cosicché l'emotività e le ragioni del cuore si lasciano imprigionare da una lucidità inerte e da un pizzico di schematismo di troppo." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 16 luglio 1994)
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