Vanya sulla 42esima strada

Vanya on 42nd Street

USA - 1994
Vanya sulla 42esima strada
Il professor Serybryakov, un mediocre accademico, è ospite nella sua casa di campagna, un tempo proprietà della sua prima moglie, per scrivere, senza disturbo, un saggio sulla cultura russa. Sono ospiti con lui (serviti dalla vecchia e saggia Tata e dal domestico Waffles) la sua seconda moglie Elena e il dottor Astrov, medico di casa, incaricato dagli attuali proprietari della tenuta (Vanya, il fratello della defunta, e Sonya, figlia di costei) di attendere alla salute dell'illustre professore, il quale si rivela inconcludente e lagnoso, mettendo a dura prova la pazienza della consorte, ancora giovane e avvenente, ma coccolato dall'ex suocera, Maman, che ancora stravede per lui. Intorno a Serybryakov s'intrecciano segrete passioni e si consumano drammi nascosti, che neppure sfiorano la sua presuntuosa sufficienza.
  • Altri titoli:
    Vanya, 42e rue
    Vania en la calle 42
    Vanja auf der 42. Straße
    Vanya - 42. Straße
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85) - PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: testo teatrale "Zio Vanja" di Anton Pavlovic Cechov
  • Produzione: CHANNEL FOUR FILMS, MAYFAIR ENTERTAINMENT, THE VANYA COMPANY
  • Distribuzione: LUCKY RED (1994) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT, DELTAVIDEO, BMG VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1994

CRITICA

"Insieme con i loro compagni, tutti perfettamente in parte, gli attori (l'adattamento originario è di David Mamet) ci coinvolgono profondamente perché, con altre parole ed in mezzo a storie diverse, riescono a rispecchiare in chiave di poetica concentrazione le nostre stesse sofferenze individuali ed i tremendi sconvolgimenti del secolo. Nella figura del medico Astrov (un efficacissimo Larry Pine), umanista ed ecologo, difensore delle foreste in via di sparizione, brechtianamente preoccupato di ciò che i posteri penseranno di noi, palpita sullo sfondo del secolo morente l'utopia dell'idea rivoluzionaria destinata, ahimè, a passare attraverso i bagni di sangue. Non c'è male per un dramma generalmente considerato apolitico." ('Il Corriere della Sera', 16 Dicembre 1994)

"Louis Malle ha fatto il resto, all'interno di una struttura narrativa che, già sveltita, ha reso anche più spedita e tesa, grazie a un rapidissimo montaggio affidato si alla parola ma anche e soprattutto alle facce che scandiscono una ad una, con coinvolgente precisione, non solo i sentimenti ma il tempo: quello scenico ed insieme quello reale, quasi a fare una sola cosa della realtà e della finzione. Con effetti in più momenti quasi laceranti. Gli interpreti, ovviamente, coadiuvano al massimo. Cito soltanto Wallace Shawn, in 'Vanja' tra i più cechoviani che mi sia mai accaduto di incontrare su una scena, e Julianne Moore, perfino più turbata e sofisticata in Mamet di quanto non lo fosse già in Cechov." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Dicembre 1994)

"Si comincia sulla 42esima con interpreti e regista che fanno il loro ingresso alla spicciolata, come per una prova, nel New Amsterdam: un bellissimo teatro costruito alla fine del secolo scorso, già tempio delle 'Ziegfield Follies' e ora in stato di abbandono. Vestiti con gli abiti di tutti i giorni, gli attori si riuniscono nella platea fatiscente e, tra una chiacchiera e l'altra passano a scambiarsi le battute del dialogo dolceamaro, trasferendoci a sorpresa dalla quotidianità dell'esistenza a quella della finzione. Sarebbe piaciuta molto al drammaturgo russo questa versione americana, prosciugata dei crepuscolarismi di maniera: dove Sonia (Brooke Smith) sfodera solida energia invece che patetica rassegnazione, Elena (Julianne Moore) sofferta consapevolezza della sua natura di seduttrice, Astrov (Larry Pine) ispirata lucidità e Vanja (Wallace Shawn) buffonesca ironia. In perfetta complicità con Gregory e la recitazione naturalistica dei bravissimi interpreti, Malle sostituisce le sue inquadrature ai movimenti di scena sintonizzandosi sul ritmo segreto del testo, imprimendogli scorrevolezza e facendone risaltare l'umorismo e l'implosa violenza." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 6 Gennaio 1995)
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