Uomini senza legge

Hors-La Loi

FRANCIA - 2010
2/5
Uomini senza legge
Dopo essere stati cacciati insieme alla madre dall'Algeria, tre fratelli si sono separati e ognuno di loro ha preso strade diverse: Messaoud è andato a combattere in Indocina, Abdelkader si è messo a capo del movimento per l'indipendenza algerina e Saïd ha fatto fortuna con la box a Pigalle. Tutti si ritroveranno in una bidonville francese dove il destino di ognuno di loro si compirà inesorabilmente unito alla lotta per la libertà.
  • Altri titoli:
    Outlaws
    Hors la loi
    Outside the Law
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: TESSALIT PRODUCTIONS, TADRART FILMS, TASSILI, STUDIOCANAL, FRANCE 2, FRANCE 3, NOVAK PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2011)
  • Data uscita 11 Maggio 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Uomini senza legge (Hors la loi) di Rachid Bouchareb è arrivato in Concorso a Cannes 63, è stato candidato all'Oscar miglior film straniero, eppure - scommettiamo - il grande schermo non ne conserverà traccia. Perché? Si parla del movimento di liberazione algerino (FLN, Fronte di Liberazione Nazionale), partendo dalla strage dei coloni francesi da Sefit nel 1945 fino al 1962 dell'indipendenza. Senza averlo visto, il deputato francese Lionnel Luca (Union pour un mouvement populaire) aveva accusato Hors la loi di negazionismo e tacciato Bouchareb (London River, Indigenes) di essere "un irresponsabile che mette fuoco alle polveri”. Accuse ingiuste, per quel che si vede, e soprattutto per com'è quel che si vede: socialismo pret-a-porter, bigiotteria estetica, negazionismo del cinema, asservimento illustrativo.
Interpreti già premiati collettivamente nel 2006 per Indigenes, Jamel Debbouze, Roschdy Zem e Sami Bouajila sono tre fratelli che, abbandonata l'Algeria dopo Sefit, si ritroveranno per vie differenti nella bidonville parigina di Nanterre: Messaoud (Zem) ci arriva da reduce dell'Indocina, mentre Abdelkader (Bouajila) prende il comando dell'Fln della città e Said (Debbouze) tenta il riscatto sociale tra ballerine e boxe a Pigalle. Diversi ma, ovviamente, fraterni, uniranno le forze per la causa di liberazione…
La prima parte ricorda molto da vicino – analoghi gli studi di Ben Arous in Tunisia di proprietà di Tarak Ben Ammar… - Baarìa, e non è un complimento. Se nel terreno spinoso di verosimiglianza storica e fedeltà ideologica manco ci addentriamo, per il pollice verso bastano e avanzano interpreti senza empatia, minimismo psicologico, paragoni impietosi – da Pontecorvo a Techiné – e una verità: dalla promozione “tre fratelli, un destino” al film “tre fratelli, una televisione”.

NOTE

- IN CONCORSO AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Dopo quasi mezzo secolo dall'indipendenza dell'Algeria, molte piaghe di quel periodo insanguinato sono ancora aperte, da ambo le parti. Le violenze degli occupanti francesi nell'ex colonia (immortalata da Gillo Pontecorvo ne 'La battaglia di Algeri') e quelle dei resistenti algerini dell'FNL in Francia, si sono alimentate via via in un groviglio di morte e sofferenza. Nel film, tutto questo viene raccontato attraverso la saga familiare di tre fratelli e la loro vecchia madre, che dopo esser stati espropriati di tutto in Algeria emigrano in Francia, in una baraccopoli di Nanterre. Dove si campa alla catena di montaggio della Renault, o facendo i macrò, o organizzando incontri di boxe. Temi che ricordano in parte 'Rocco e i suoi fratelli'. In 'Hors la loi' i fantastici tre sono Jamel Debbouze, Roschdy Zem e Sami Bouajila, gli stessi che nel 2006 qui vinsero come miglior attori di 'Indigènes', sempre di Bouchareb. Nel film la storia inizia il giorno del massacro di Sétif, l'8 maggio del 1945. (...) Bouchareb la racconta in una sequenza che in origine doveva durare 30 minuti. Ridotti nella proiezione di Cannes a solo sei, proprio per cercare di 'alleggerire' un impatto visivo troppo perturbante." (Giuseppina Manin, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2010)

"A quattro anni da 'Days of Glory', confeziona 'Fuorilegge' ennesimo capitolo contiguo a una vicenda che in Francia ha il valore di un dogma che più che dividere, dilania. Fascisti e comunisti, l'Oas e il Trattato di Evian, il ritorno di un milione di reietti nel 1962, la giravolta di De Gaulle e il difficile reinserimento in patria, con le atrocità alle spalle, il futuro simile a un'incognita e il disprezzo, tatuato, di un pezzo di paese. L'Algeria è il Vietnam francese. Ma Bouchareb non somiglia a Pontecorvo, Kubrick o Haneke, l'ideologia lo confonde, senza fargli trovare grazia per un racconto alla Techinè (che nel magnifico 'L'età acerba', fece dell'Algeria la sintesi allegorica, così vicina e così lontana, dei sentimenti in ballo nel cuore del Paese). Nei tre fratelli protagonisti, Bouchareb altro non vede che una violenza mai velata dall'ironia. Richiama Audiard e Scorsese, senza trovare le coordinate o intuire l'istante utile per non prendersi troppo sul serio. Non evade dal cliché. Costruisce una cronistoria del FLN didascalica e ingenua. Che parte dalle parole della madre dei protagonisti (ma è la nazione occupata che chiama): 'Sii un uomo. Combatti' e si conclude in un'orgia di spari. Come altri film impropriamente collocati da Frémaux in concorso, l'impegno non va al di là di una fiction senza profondità." (Malcolm Pagani e Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 22 maggio 2010)

"Seguendo le tracce dei tre fratelli, Messaoud, Abdelkader e Said, Bouchareb ricostruisce gli eventi che portarono all'indipendenza, dalla Resistenza alla nascita del Fronte nazionale, dalle contrapposizioni interne al movimento alla violenza dei servizi segreti francesi. Sullo sfondo le dinamiche familiari, gli avvertimenti della matriarca che tutto sa e tutto prevede, il matrimonio di Messaoud con la brava ragazza scelta dalla mamma, le intemperanze di Said che fa fortuna con i locali di spogliarelli a Pigalle e poi con la boxe, i tormenti di Abdelkader che, troppo preso dall'urgenza rivoluzionaria, a lungo trascura gli sguardi languidi di una graziosa compagna di lotta. L'andamento è da fiction tv e, nell'infinita galleria di gangster-story cinematografiche, 'Hors la loi' certo non primeggia. Resta, importante, la volontà dell'autore, e la possibilità che un riconoscimento (quattro anni fa il Festival aveva premiato l'intero cast dell'altro film di Bouchareb 'Indigènes', meno contrastato perché parlava dei soldati algerini che avevano combattuto eroicamente per la Francia durante la guerra) acquisti il senso della provocazione politica." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 22 maggio 2010)

"A memoria richiama lo sguardo epico. Almeno secondo i canoni estetici del cinema di Rachid Bouchareb che dopo 'Giorni di gloria' ('Indigenes' 2006, pluripremiato) torna a riflettere sulle controversie ancora non sopite tra Algeria e la Francia, di cui il Paese maghrebino è stato colonia per 132 anni, liberandosi nel 1962. Non a caso 'Uomini senza legge' inizia laddove finiva 'Giorni di gloria'. (...) L'ispirazione melvilliana de 'L'armata degli eroi' è esplicitata dal regista: la guerra e i suoi massacri sono palpabili ed esplodono in una rabbia che riflette quella di chi sta dietro l'obiettivo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 maggio 2011)

"Nel '66 i francesi presero male il Leone d'oro a 'La battaglia di Algeri' e ne vietarono l'uscita. Nel 2010 'Uomini senza legge', che rievoca sotto forma di romanzo familiare le fasi salienti della guerra d'indipendenza algerina, è finito in concorso a Cannes e nella cinquina dell'Oscar. Il tempo passa, le cose cambiano, e meno male, anche se il capolavoro di Pontecorvo è molto più incisivo della pellicola di Bouchareb. (...) E tuttavia il film ha l'andamento di un feuilleton." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 maggio 2011)

"Tre fratelli crescono in Algeria, anzi, a dispetto di essa. (...) Teso mélo storico, girato con sapienza e sano pessimismo." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 13 maggio 2011)
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