Una vita tranquilla

ITALIA, FRANCIA, GERMANIA - 2010
Germania. Il 50enne Rosario Russo è dovuto andare via dall'Italia anni fa ma è riuscito a costruirsi una nuova vita: ha un'altra identità, ha aperto un ristorante che gestisce insieme all'amico Claudio e si è sposato con Renate, da cui ha avuto il figlio Mathias. La sua vita scorre tranquilla finché, in un giorno di febbraio, si presentano nel ristorante due ragazzi italiani e lui ne riconosce immediatamente uno. Da quel momento la sua serena esistenza prenderà una piega imprevedibile e drammatica.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, CON IL CONTRIBUTO DEL DEUTSCHER FILMFÖRDERFONDS, CON IL SUPPORTO DEL PROGRAMMA MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA E REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA.

- PREMIO MARC'AURELIO DELLA GIURIA A TONI SERVILLO COME MIGLIOR ATTORE E PREMIO L.A.R.A. A FRANCESCO DI LEVA COME MIGLIOR INTERPRETE ITALIANO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 PER: MIGLIOR FILM, REGISTA, SCENEGGIATURA E ATTORE NON PROTAGONISTA (FRANCESCO DI LEVA).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, MIGLIOR PRODUTTORE (FABRIZIO MOSCA E' STATO CANDIDATO ANCHE PER "INTO PARADISO" DI PAOLA RANDI), SOGGETTO E ATTORE PROTAGONISTA (TONI SERVILLO, CANDIDATO ANCHE PER "IL GIOIELLINO" DI ANDREA MOLAIOLI).

CRITICA

"Film così, con molti errori, ma Toni Servilo è un protagonista magnifico. (...) alterna momenti di quiete e di furore ma è estremamente controllato, impassibile, pur arrivando a esprimere al meglio tutta la propria angoscia: un attore straordinario." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 novembre 2010)

"Una delle scene più belle di 'Una vita tranquilla', il film di Claudio Cupellini in gara a Roma (...), è una scena quasi collaterale, eppure c'è tutto. (...) Fosse più spesso su questo registro, 'Una vita tranquilla' sarebbe un gran bel film. Ma oggi comanda il cinema di genere, dunque via con una robusta trama gialla piena di brutti ceffi, doppi giochi, rapimenti, delitti, agnizioni. A danno di quel gioco fra vedere/non vedere, sapere/non sapere, che è l'anima dei migliori thriller. Così la storia di un padre e di un figlio con tutte le sue risonanze mitiche, diventa una storia più banale (a volte improbabile) di camorristi in missione, di una 'tranquilla' famigliola in pericolo, di ammazzamenti e corse in auto. Bravissimi gli attori, certo (non solo Servillo, anche il 'compare' Francesco Di Leva è notevole). Ma resta il sapore di un film a metà." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 novembre 2010)

"Il lavoro del trentasettenne regista, fattosi notare con la commedia 'Lezioni di cioccolata', prende le mosse da una tematica di drammatica attualità (le infiltrazioni della malavita nostrana nel tessuto connettivo dell'economia tedesca) e ci costruisce - più sopra che dentro - un noir professionalmente rifinito, ma ordinario nello schema, plateale nello scioglimento e, come dicevamo, alquanto ingenuo nell'allegare il suo vago messaggio come una sorta di bollino-qualità. (...) Dove, però, il film non funziona bene è nel filo d'equilibrio drammaturgico teso tra i tormenti di Rosario, le azioni realistiche, se non documentaristiche dei vari personaggi e il sostrato simbolico-pedagogico che rischia a ogni passaggio di rendere l'insieme manieristico. Il grande Servillo, ingrassato e barbuto (...) ricorda certe belle incarnazioni dell'italiano all'estero alla Risi o alla Brusati, ma per la prima volta sembra un po' seduto sulla parte, costretto in qualche frangente a innestare il pilota automatico e quindi non abbastanza coinvolgente quando suona il gong dell'inevitabile catarsi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 novembre 2010)

"Claudio Cupellini è bravo. Ve lo diciamo subito, perché dopo il mediometraggio in 4-4-2 (interessante esperimento produttivo targato Virzì e purtroppo mai più ripetuto) e il leggero e gradevole 'Lezioni di cioccolato', non riesce a rendere quanto potrebbe nel film che ha pensato fin dall'inizio della sua carriera. Lo stile di questo lungometraggio in trasferta, in una Germania provinciale, è interessante e in lui c'è molto di un certo cinema americano indipendente e di una struttura narrativa non comune tra i cinematografari nostrani. (...) Non era facile scrivere e dirigere un film così rarefatto, in cui la normalità galleggia su equilibri precari, come il film. Cupellini è bravo, nella prima parte, a farci sentire gli scricchiolii di una vita perfetta (...) che sta per andare in pezzi. E' bravo a nascondere e a svelare con frammentaria cura dettagli di quel passato che incombe. Il tutto in un racconto lineare e a volte piatto, in una struttura narrativa d'attesa che si sente anche nei movimenti della macchina da presa, mai invadenti o eccessivi. Il problema, purtroppo, è che a questa preparazione di ottima fattura fa da controcanto una seconda parte che si pone su un piano inclinato e discendente che depotenzia l'opera." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 5 novembre 2010)

"Ecco un film che prima ti culla e poi ti spiazza ed angoscia man mano che il passato di Rosario torna a galla. Per l'impeccabile Toni Servillo gli aggettivi, ormai, si sono esauriti. Figuratevi con una sceneggiatura senza sbavature ed un cast di contorno perfettamente nella parte. Chapeau." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 novembre 2010)

"Salto molto in avanti del regista Cupellini che ci sequestra in un racconto a forti tinte morali, ci tiene in ostaggio di caratteri psicologicamente frastagliati (riferimenti ai 'Magliari' di Rosi e 'Mafioso' con Sordi) cedendo solo nel mélo alla fine. Per Servillo siamo senza aggettivi, ma è fantastico anche Marco D'Amore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2010)

"Scorre il sangue, lo schermo si fa cupo e i due figli tengono il tempo: uno è il passato, l'altro il futuro, e Rosario l'ora spacc(i)ata. Dopo 'Lezioni di cioccolato', Claudio Cupellini fa sul serio o almeno ci prova: riprende Servillo, immondizia e camorra, ma non ritrova 'Gomorra'. Stile piattino e generoso di dolly, buchi e inverosimiglianze di sceneggiatura ¿ possono due camorristi rifare la pubblicità del vino Ronco in cantina? ¿ e la telefonata trasformazione da cacciatore in cacciato non sono da applausi, ma Servillo c'è e tira un'arietta europea. Una sufficienza tranquilla." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 4 novembre 2010)
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