Una diga sul Pacifico

Un barrage contre le Pacifique

BELGIO, CAMBOGIA, FRANCIA - 2008
Una diga sul Pacifico
Indocina 1931, Golfo del Siam. Una famiglia di coloni francesi lotta contro la povertà causata dalla corruzione dei burocrati locali che l'hanno portata ad investire tutti i risparmi in terreni senza valore e minacciati continuamente dal monsone.
  • Altri titoli:
    The Sea Wall
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo "Una diga sul Pacifico" (1950) di Marguerite Duras
  • Produzione: CATHERINE DUSSART PRODUCTIONS, STUDIO37, FRANCE 2 CINEMA, SCOPE INVEST, CNC, CANAL+
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES, DVD (EAGLE PICTURES, 2017)

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
E' difficile il cinema di Rithy Panh. Bisogna fare attenzione ai piccol dettagli, allo sfondo. Soffermarsi sulle sfumature, lasciarsi cullare dalla visione senza perdere di vista ciò che le immagini - dentro e fuori di esse - ci dicono. La storia nel quadro, la grande Storia all'ombra del quadro. Storia e quadro: antinomie di cui vive il suo cinema. Il paziente lavoro di ricostruzione delle vicende di un Paese - la natìa Cambogia - sublimato, quasi folgorato, dalla bellezza purovisibilista. Vita e finzione o, se si vuole, orrore e arte. Qui il regista cambogiano - francese d'adozione - partiva dalla tradizione letteraria, da un capolavoro di esotismo all'occidentale: quel Un barrage contre le Pacifique di Marguerite Duras già portato sul grande schermo da René clement nel '57. E'la storia del disfacimento di una famiglia di proprietari terrieri transalpini - madre, primogenito e figlia adolescente - nell'Indocina francese del 1920. Un melò sullo sfondo della degenerazione coloniale, dove era facile per il lettore/spettatore più disattento perdersi tra i capricci del cuore, i rovelli passionali, il contorto decor familiare. Panh raggela tutto. Ci costringe a guardare da lontano, tenendoci a distanza dai personaggi che pure pretendono attenzione (e anche Isabelle Huppert, nella consueta recita di donna disfatta, viene tenuta a bada), e fa implodere il racconto (la finzione) nella Storia (il reale) - nella lotta di un popolo per la propria dignità (calpestata da vecchi e nuovi usurpatori, avidi cinesi e francesi imperialisti, Panh non fa distinzioni) - e nella tribolata convivenza con una Natura maravigliosa e crudele, simbolo di una Terra (la Cambogia) aspra, difficile da addomesticare e rendere fertile. Se prima gli uomini non cambiano.

NOTE

- IN CONCORSO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"'Una diga sul Pacifico' prefigura 'L'amante', solo che lì il cinese ricchissimo che ama la scrittrice le dona un mondo di piacere contro l'angoscia familiare. Qui Pahn lo rende anche lui parte di un esercizio di potere, la sensualità resta in superficie, l'uomo che mette a Suzanne lo smalto rosso fuoco sui piedi, e per un balenio di tette le dona un grammofono. Su quel 1931 e sul suo immaginario, Rithy Pahn proietta un sentimento di contemporaneità: racchiusa in un microcosmo malato, nevrotico ma comodo per chi ne fa parte inseguendo a ogni costo una personalissima affermazione." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 25 ottobre 2008)
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