Una canzone per Bobby Long

A Love Song for Bobby Long

USA - 2004
Una canzone per Bobby Long
Dopo la morte della madre, Purselane Hominy Will, detta Pursy, decide di tornare nella città della sua infanzia e stabilirsi nella casa dove sua madre ha vissuto. Pursy crede che la casa sia abbandonata, ma una volta giunta sul posto scopre con sorpresa due uomini che da alcuni anni vivono lì e non hanno alcuna intenzione di andarsene. Pursy è così costretta alla bizzarra convivenza con Bobby Long, un ex professore di letteratura, e a Lawson Pines, suo allievo e biografo, ma durante la sua permanenza scopre anche un segreto che potrebbe cambiare la sua vita per sempre...
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Off East Magazine st." di Ronald Everett Capps
  • Produzione: DAVID LANCASTER PER EL CAMINO PICTURES, STRATUS FILM CO., BOB YARI PRODUCTIONS, CROSSROADS FILMS, DESTINATION FILMS, EMMETT/FURLA FILMS
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 8 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Marco Spagnoli

Il ragazzo di Pursy ha dimenticato di dirle qualcosa: qualche giorno fa un certo Bobby Long le ha telefonato per comunicarle che sua madre è morta. Sebbene la figlia non fosse più in contatto con la donna da un bel po’ di tempo, sconvolta, decide di mollare l’insulso fidanzato e tornare in Louisiana sperando di fare in tempo per il funerale. Sua madre, artista e cantante, viveva a New Orleans insieme a due uomini: il suo ex fidanzato Bobby Long, per l’appunto, docente universitario di letteratura inglese ormai ritiratosi, e il suo ex assistente impegnato da oltre dieci anni a scrivere una biografia del suo mentore. Le ultime volontà della madre sono chiare: la ragazza dovrà dividere la casa con i suoi due amici. La convivenza non è facile: Pursy, dopo avere abbandonato il liceo, quando non fa la cameriera passa la vita a guardare la televisione e a rimpinzarsi di merendine. Bobby cerca di affogare un passato che non gli piace ricordare in un mare di alcool. Lawson, il suo allievo prediletto, gli fa compagnia in questa liquorosa discesa verso l’inferno. Tre persone che sebbene non siano del tutto disperate, sembrano non nutrire più alcuna speranza. Lo scontro è inevitabile e mentre reciprocamente sperano di rendersi la vita impossibile, iniziano lentamente, ma inesorabilmente a sentirsi (in maniera diversa) attratti gli uni dall’altra. Scritto e diretto dalla pressoché esordiente Shainee Gabel, A Love Song for Bobby Long è un film sulle sorprese che la vita riserva di continuo alle persone e – soprattutto – un film sulla speranza di potere cambiare grazie a qualcuno, il corso della propria esistenza. Nonostante la pellicola perda qualche colpo nel finale, allineandosi verso una fine un po’ ruffiana se non addirittura commerciale, il suo andamento divertente e originale la rende molto gradevole allo spettatore. Da un lato c’è un John Travolta invecchiato che ‘ tramite una patina di superficialità – tenta di mascherare la solitudine del suo personaggio. Dall’altro c’è un’affascinante Scarlett Johansson che, dopo i ruoli fragili di Lost in Translation e La ragazza dall’orecchino di perla, si confronta con un altro tipo di paura: quella di dovere necessariamente avere a che fare con un mondo colpevole di averla rifiutata sin da piccolissima. In realtà, proprio tramite lo sviluppo di un rapporto con quelli che – alla fine – diventeranno suoi grandi amici, la ragazza riscoprirà sua madre, una donna che credeva di non conoscere affatto e che riteneva non l’avesse mai amata e ‘ finalmente – tornerà a studiare. A Love Song for Bobby Long è esattamente questo: un’inattesa riscoperta dell’amore e della voglia di vivere da parte di chi credeva di averli persi, o comunque dimenticati, per sempre.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

CRITICA

"'A love song for Bobby Long'non possiede la compattezza del film di Sofia Coppola; però è baciato da un tocco di grazia e sensibilità e disegna bei caratteri sullo sfondo di una New Orleans circondata da un'aura di poetico squallore. (...) Diversamente dalla piccola Scarlett, non si ringiovanisce affatto Travolta: che per interpretare un sognatore fallito e falsamente trucido esibisce capelli bianchi, pancia prominente e passo stanco. Palesemente innamorato della parte, l'attore offre una performance d'alta classe, tutta sofferenza nascosta e senso di perdita, che conferma in modo inequivocabile la sua versatilità. Dopo l'idolo delle piste da ballo della 'Febbre del sabato sera' e il filosofeggiante gangster di 'Pulp fiction', il film dell'esordiente Shainee Gabel potrebbe rappresentare per lui una terza giovinezza artistica, molto più stimolante e degna del suo talento di quando fa il gangster nei blockbuster plurimiliardari." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 settembre 2004)

"Ispirato a un romanzo inedito di Ronald Everett Capps, 'A Love Song for Bobby Long' ha regalato al divo John Travolta, che con intelligenza ha accettato il copione di questa piccola produzione indipendente lanciata dal Sundance, il più bel ruolo della sua carriera: quello che lo farà ricordare come un vero attore, oltre che come un divo di Hollywood. (...) 'A Love Song for Bobby Long' è proprio la ballata all'antica che il titolo sembra suggerire, un genere che l'esordiente - Shainee Gabel (classe 1969), sceneggiatrice e regista del film - rivisita in punta di penna e con sensibilità attraverso lo sguardo disincantato della giovanissima protagonista femminile, Purslane, impersonata da Scarlett Johansson. (...) Del film sono molto ben scritti i dialoghi a schermaglia, intessuti di citazioni da Frost a Whitman che in luogo di sembrare dotte conferiscono ai protagonisti un alone romantico di personaggi destinati a finire nelle pagine di un romanzo, proprio come succede a Bobby Long. Completamente calato nella parte, Travolta la cesella dall'interno, carismatico, sornione, temibile e accattivante. La Johansson di 'Lost in Translation' e 'La ragazza con l'orecchino di perla' gli tiene testa con grinta e naturalezza, confermandosi una delle più interessanti fra le nuove attrici americane; e anche il meno noto, ma assai bravo Macht è uno da tenere d'occhio." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 3 settembre 2004)

"Film 'indipendente' con l'occhio attento al grande pubblico, 'Una canzone per Bobby Long' è una comedy-drama dotata di grazia e sensibilità: che soltanto alla fine scivola nella sensiblerie, prendendo in ostaggio il cuore dello spettatore. Sulla tela di fondo di una New Orleans aureolata di poetico squallore, il film racconta sostanzialmente una storia di formazione filtrata dal punto di vista di una donna alle soglie della vita. Così Travolta, dopo le parti del killer filosofo, candidato alla Presidenza, ufficiale, agente segreto, trova il suo primo ruolo paterno. Per interpretare un sognatore fallito, John esibisce capelli bianchi, pancia prominente, passo stanco. Innamorato della parte, offre una performance d'alta classe, tutta sofferenza nascosta e senso di perdita, che ne conferma la sorprendente versatilità." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 ottobre 2004)

"Il film, scritto e diretto da Shainee Gabel, deb che ha il gusto del western degli affetti, è finalmente tutto un film di parole e di psicologie dove si incrociano tre belle strade senza uscita. È un corpo a corpo con i propri fantasmi e gli infranti sogni di gloria, oltre che con sentimenti sempre e almeno bivalenti. La forza sta nella sintonia di tre personaggi a tutto tondo e di tre attori accaldati e bravissimi. Se Travolta, bianco di capelli, zoppicante e ingrassato, è quello che osa di più, tentando un'ulteriore resurrezione, Scarlett Johansson, lanciata da 'Lost in Translation', affina la sua ingenuità in trasferta amorosa, con un sottile match generazionale in cui si inserisce perfetto Gabriel Macht, terzo anello mancante, ma vero ago della bilancia affettivo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2004)

"Un Travolta mai visto: zazzera bianca, andatura caracollante, piede malconcio dunque ciabatte perenni, bocca che succhia alcol e vomita citazioni. Perché Travolta/Bobby Long una volta insegnava letteratura, scriveva, andava con tutte, aveva una famiglia. Una volta. Mentre ora sopravvive cameratescamente con un ex-allievo semiplagiato nella grande e cadente magione di un'amica a New Orleans. (...) Fra Carson Mc Cullers e Tennessee Williams, un debutto un poco sbilenco ma molto sentimentale, impregnato di miti del Sud e sublimato da due divi gigioni. Con Travolta che canta, balla, suona, zoppica, piange, gira seminudo, straparla di sesso e scrittura, riscatta se stesso e il film. Mentre la Johansson, mai così bella, sexy, benvestita, soffre, spera e co-produce." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004)
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