Un uomo qualunque

He Was a Quiet Man

USA - 2007
Un uomo qualunque
Anonimo impiegato in una moderna metropoli, Bob Maconel vive nell'ombra, lavora nell'indifferenza e soffre in silenzio. Un giorno però decide di ribellarsi a tutto questo e per uno scherzo del destino ha anche la possibilità di trasformarsi in eroe. Riuscirà Bob a sostenere il suo nuovo ruolo?
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HDV, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: MICHAEL LEAHY E FRANK A. CAPPELLO PER NEO ART & LOGIC, QUIET MAN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ONE MOVIE (2008)
  • Data uscita 22 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Giunge da noi un anno dopo il “release” americano. Non fosse mai arrivato, non se ne sarebbe lamentato nessuno. E’ Un uomo qualunque di Frank A. Cappello, trascorsi da sceneggiatore (Constantine, Fino alla fine), futuro minaccioso da regista. La storia è quella di un anonimo impiegato che – torturato dai capi, deriso dai colleghi e ignorato dalle donne – si trasforma in un concentrato di rabbia pronto a premere il grilletto. Sciagurato autore dello script, Cappello vorrebbe condurci negli abissi di frustrazione della middle class americana. Vorrebbe. Perchè con un occhio a Scorsese e Schumacher (Taxi Driver, Un giorno di ordinaria follia), e l’altro alle recenti cronache di marca e sangue Usa, lo strabismo è dietro l’angolo. Incapace di tradurre le proprie ambizioni in una parabola di senso, il regista le prova tutte passando dal grottesco al fantasy, dalla comedy al dramma. Lo spettatore invece deve arrendersi prima, frastornato da voci over monocorde, paraplegiche miracolate e pesci parlanti. Un “agitare le acque” che tenta forse di nascondere l’imbarazzante guazzabuglio creativo. Ma se l’approccio “qualunque” è di gusto opinabile, il messaggio qualunquista va respinto senza sconti. Irriconoscibile Christian Slater, afflitto da un atroce decadimento fisico e attoriale. Prestatore d'(inutile) opera  William H. Macy. Il “Mr. Nessuno” del West non poteva trovare avventura più sgangherata. E frontiera più anestetica.

CRITICA

"Comincia in forma di monologo interiore, tocca le corde dello humour nero, mescola una dose di surrealismo: vedi il pesce rosso dell'acquario di casa, incline al turpiloquio, che sfotte il protagonista. Promette bene, insomma, anche grazie a un cast di star di seconda grandezza scelto con intelligenza. Peccato che, procedendo verso la fine, una certa ridondanza pregiudichi la felice economia di mezzi della prima parte." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 febbraio 2008)

"Il film scritto e diretto da Frank A. Cappello, grottesco e pervaso di umorismo nero, attacca un intero sistema votato al darwinismo sociale, privo di umanità. Se un tempo la vittima reagiva, oggi è frustrata dalle sovrastrutture e perciò può diventare ostile all'improvviso, oltretutto in modo imprevedibile. Protagonista, un inaspettato Christian Slater non abituato a profili impegnati e proveniente da ruoli di eterno ragazzetto. A monte della frustrazione caustica che pervade l'intera atmosfera della pellicola c'è soprattutto il lavoro alienante - dentro un monolitico e cupo grattacielo aziendale - ma anche chirurghi che parlano di vacanze durante le operazioni e notiziari televisivi stupidi, ripetitivi, con cronisti avvoltoi pronti a trasformare i giustizieri in celebrità. Quel che stona - nella finzione - è una certa misoginia. Le donne infatti, castranti e scalatrici a forza di prestazioni sessuali, sono colpite da paralisi e umiliate con escrementi e vomito, lasciando nel dubbio che siano pure ingannevoli." (Francesco Raponi, 'Liberazione', 29 febbraio 2008)
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