UN SOGNO SENZA CONFINI

THE RUN OF THE COUNTRY

GRAN BRETAGNA - 1996
UN SOGNO SENZA CONFINI
Amore contrastato tra due giovani irlandesi. Lui è un diciottenne scappato di casa e i genitori di lei non vedono di buon occhio la loro relazione. A complicare le cose c'è anche un bebè in arrivo.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: ROMANZO DI SHANE CONNAUGHTON
  • Produzione: COUNTRY PROD.
  • Distribuzione: MEDUSA - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1996.

CRITICA

"Meglio la prima della seconda parte: più accorta e movimentata, e poi il romanzo d'amore interessa meno e il film a un certo punto si ammala di violenza. Meglio gli interni degli esterni, nel senso che Yates offre informazioni non tutte positive sul carattere irlandese catto-protestante. Perfetto il cast: il giovane e sensibile Matt Keeslar guarda il pubblico con complicità, l'amico del cuore un po' matto è Anthony Brophy, la slavata ed espressiva Victoria Smurfit e lo splendido iracondo Albert Finney rimugina sugli insoliti destini e prega Dio di mandargli un bell'omicidio da risolvere. (…) Yates dopo tanto cinema d'azione, torna con. piacere ai modelli del free cinema, coniugando incubi politici, religiosi, familiari. Le scazzottate sono morali e materiali, gli insulti sono precisi, il tracciato psicologico è convenzionale ma la mano del regista rende il racconto simpatico nelle sue nevrosi pubbliche e private". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 17 giugno 1996)

"Animato da baci e botte, bevute ciclopiche e vietatissimi combattimenti di galli, bigotteria e tenerezza, l'eterno quadro del vitalismo rusticano irlandese che in 'Un uomo tranquillo' di Ford diventava poesia qui si risolve in un catalogo di luoghi comuni. Tirata a lucido, la regia del veterano Peter Yates non fa che accentuare la banalità di questa ennesima 'educazione sentimentale' tratta dal romanzo 'The Run of the Country' di Shane Connaughton. La collaborazione fra Yates e Finney dà vita a un personaggio autorevole, manieristico e ingombrante. Pallida al confronto è la figura del figlio Keeslar, mentre la Smurfit ha una certa grazia e il pirotecnico Brophy si assicura il ruolo più accattivante. Il tutto si risolve in un inno al papà al modo del famigerato 'Cinema di papà' ".(Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 2 giugno 1996)
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