Un mostro dalle mille teste

Un monstruo de mil cabezas

MESSICO - 2015
3,5/5
Un mostro dalle mille teste
Nel disperato tentativo di salvare la vita a suo marito, riuscendo ad ottenere per lui le cure mediche di cui ha bisogno per riuscire a sopravvivere, Sonia intraprende una lotta contro la sua compagnia di assicurazione, corrotta e negligente, e contro i rappresentanti complici - spingendo, così, se stessa e suo figlio all'interno di una vertiginosa spirale di violenza. Un animale che soffre, non piange, morde...
  • Altri titoli:
    A Monster with a Thousand Heads
    A Thousand-Headed Monster
  • Durata: 75'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: DCP 2K (1:2.40)
  • Tratto da: libro "Un monstruo de mil cabezas" di Laura Santullo
  • Produzione: SANDINO SARAVIA VINAY, RODRIGO PLÁ PER BUENAVENTURA CINE, IN COPRODUZIONE CON FIDECINE, RIO NEGRO PRODUCCIONES
  • Distribuzione: CINECLUB INTERNAZIONALE (2016)
  • Data uscita 3 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

E’ sempre un cinema di “separazione” quello del messicano Rodrigo Plá, svelatosi al mondo nel 2007 grazie a La zona, presentato alle Giornate degli Autori. Otto anni e due film dopo (Desierto adentro, La demora), il regista è tornato a Venezia (nel 2015) per inaugurare la sezione Orizzonti con Un monstruo de mil cabezas, letteralmente “un mostro dalle mille teste”: è quello che tenta di combattere Sonia Bonet (Jana Raluy), disperata donna di mezza età ormai disposta a tutto pur di garantire la giusta cura al marito malato di tumore. La malasanità è il “mostro”, entità regolata da inefficienza e corruzione, orientata solamente al profitto e capace di arricchirsi sulla pelle delle persone comuni.

Il regista Rodrigo Plá

Il regista Rodrigo Plá

La “separazione” sociale che Rodrigo Plá continua a raccontare attraverso gli stilemi propri del thriller, porta stavolta alla realizzazione di un serratissimo (e distorto) “abduction-movie”, un film in cui la “vittima” si trasforma in sequestratore: pistola in pugno, Sonia non vuole far male a nessuno ma pretende che finalmente qualcuno dia ascolto alla sua legittima (ma ormai disperata) richiesta. Naturalmente, la situazione è destinata a precipitare.

Forte di una costruzione “a rimando” – spesso alcune situazioni si ripetono per introdurre il punto di vista di nuovi personaggi – il film in soli 75′ riesce a circoscrivere il dramma che caratterizza ormai la vita di numerose persone: l’impossibilità di difendere i propri diritti, finendo per ricorrere a reazioni spropositate, autolesioniste, pur di tentare di smuovere le coscienze di chi, in modo reiterato e irresponsabile, detiene il controllo delle vite altrui.
Ma arrivare a tagliare tutte le mille teste del mostro è purtroppo impossibile.

 

 

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: EFICINE, EDENRED, GRUPO HERDEZ, GRUPO ALTAVISTA; IN ASSOCIAZIONE CON REVOLUTION 435 D&C, CINEMA MÁQUINA.

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, DELLA SEZIONE 'ORIZZONTI' ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Nato in Uruguay ma trasferitosi in Messico, Rodrigo Plá è sicuramente uno dei nomi da tener presente nella rinascita del cinema in America Latina. L'aveva dimostrato nel 2007 con il suo film d'esordio ('La Zona', premio opera prima a Venezia), lo conferma adesso con questo 'Un mostro dalle mille teste' (...). Il che permetterà meglio di apprezzare la bella prova della protagonista Jana Raluy, una delle grandi interpreti del teatro messicano che fino ad ora aveva poco frequentato il cinema (di più la televisione, ma soprattutto serie che in Italia non sono ancora arrivate). (...) tra la paura di chi si vede un'arma puntata contro e lo stupore del figlio che non si capacita delle azioni della madre, il film prende quell'andamento, tra il dramma e la commedia involontaria, che diventa la cifra espressiva della messa in scena di Plá. Il regista - riprendendo una distanza dalle cose narrate che aveva già messo in pratica per 'La Zona' - non vuole seguire la strada tradizionale che funzionerebbe in un film hollywoodiano, dove il piccolo Davide subisce i soprusi dei Golia della medicina alla ricerca di una strada (spesso legale) per far valere le proprie ragioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 ottobre 2016)

"Non fosse nato prima, 'Un mostro dalle mille teste' sembrerebbe la versione thriller di 'I, Daniel Blake' di Ken Loach. Con una moglie in ansia per il marito al posto del falegname disoccupato in guerra con la burocrazia. Al centro di un film che non smette di spiazzarci, interrompersi, interrogarci. Tenendoci sulla corda ma senza giocare con i nostri riflessi condizionati come fa oggi il 99 % dei thriller. (...) quello che potrebbe essere solo un thriller sociale come tanti diventa un viaggio anche 'morale' dentro una vicenda in cui tutti, Sonia in testa, hanno torto. Raccontato da un regista che frammenta l'azione, torna indietro, cambia punto di vista, inserisce voci fuori campo che commentano gli eventi 'dopo', in tribunale. E ogni volta cambia tono, emozione, registro. Fino a rendere tutto così sfaccettato e complesso che i 75 minuti del film sembrando durare il doppio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016)

"Cinema di denuncia al ghiaccio, via i contorni d'ambiente, le digressioni, la simpatia dei personaggi, resta soltanto l'analisi dei fatti in campi lunghi, profondità di campo, sfasature dei punti di vista e sfocature dei dettagli per mettere in scena opacità sociale e accordi illegali. (...) Si fa sentire un certo determinismo di azioni e reazioni, in eco col formalismo della violenza alla Haneke. Ma il graffio freddo del racconto funziona." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 novembre 2016)

"Opera seconda del talentuoso messicano (...) 'II mostro dalle mille teste' contiene nel suo titolo la metafora di un dramma sociale apparentemente senza uscita. Attraverso un uso sapiente della macchina da presa e del montaggio, Plà rappresenta i fatti in una soggettiva 'identificante' per lo spettatore che diventa anche riflessione sulle scelte sbagliate. La vittima diventa così un carnefice fatale come la costante alternanza tra fuoco/fuorifuoco dell'obiettivo crea l'impressione di un ribaltamento morale." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 novembre 2016)
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