Un milione di modi per morire nel West

A Million Ways to Die in the West

USA - 2014
Albert è un giovane e ingenuo allevatore che vive nel far West e che è stato lasciato dalla sua scontrosa fidanzata Louise per essersi comportato da vigliacco durante uno scontro a fuoco. Grazie all'incontro con Anna, una bella e misteriosa donna nuova in città, il cowboy impara a tirare fuori il suo coraggio e ben presto tra i due nasce anche l'amore. Tuttavia, quando il marito di Anna - Clinch, un celebre fuorilegge assetato di vendetta - farà ritorno, Albert si troverà costretto a mettere in pratica tutto ciò che ha imparato...

CAST

CRITICA

"Reso famoso e ricchissimo grazie alla sitcom animata 'Family Guy' (un 'The Simpsons' molto più volgare), diventato potente a Hollywood dopo il successo planetario di 'Ted' (Mark Wahlberg con sconcissimo orsacchiotto parlante) Seth MacFarlane non manca di coraggio. Invece di redimersi e chiedere scusa dopo (l'immeritato) linciaggio collettivo, inflittogli grazie alla sua apparizione in qualità di presentatore degli Oscar 2013, lo sceneggiatore, produttore e regista scommette su uno dei generi più difficili, la commedia western. Non si tratta di un genere nuovo: Oliver e Hardy, Buster Keaton e i fratelli Marx ci hanno dato meravigliose satire del Far West. Ma, negli ultimi quarant'anni, solo pochissimi hanno superato la prova della comicità da Frontiera. Pensiamo a Mel Brooks ('Mezzogiorno e mezzo di fuoco'), John Landis ('Three Amigos') e Robert Zemeckis ('Ritorno al Futuro III'). E poi c'è 'Django' visto da Tarantino. Purtroppo 'Un milione di modi per morire nel West' ricorda meno quei grandi precedenti che il costosissimo, inguardabile 'Wild Wild West' (1999), un film che nemmeno Will Smith all'apice della carriera riuscì a salvare, 'Shangai Noon' (2000), con Jackie Chan, che è appena un tantino meglio, o 'The Lone Ranger' (2013), scandalosamente iperprodotto e noiosissimo anche con Johnny Depp. Il film apre con un grandioso panorama di Monument Valley - cast e valori di produzione sono alti, si vede che la Universal ha speso dei soldi. Ma da quell'immagine fordiana in poi, l'Arizona del 1880 si trasforma in una macfarlandia di ignoranza, iniquità sociali, morti violente e ingiustificate, razzismo, diarree torrenziali, popolini codardi, prostitute religiose (...), indiani mangiapeyote... Tutto ovviamente «per ridere». Perché il messaggio non originalissimo di MacFarlane è «the West sucks», il West fa schifo. (...) Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Wes Studi, Bill Maher, Christopher Lloyd hanno parti più o meno piccole. Il loro talento, come quello di MacFarlane, perlopiù sprecato in un polpettone demenziale che strappa a malapena qualche risata stanca, nonostante si sforzi disperatamente di offendere. Intendiamoci, gli obbiettivi della satira di MacFarlane non sono sbagliati. Tutto il resto sì." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 16 ottobre 2014)

"Mel Brooks sarebbe orgoglioso. Il padre della più bella parodia western di sempre, 'Mezzogiorno e mezzo di fuoco' (1974), amerebbe l'opera del suo allievo Seth MacFarlane, genio del cattivo gusto autore in tv de 'I Griffin' e reduce dal successone al cinema con 'Ted' (2012). (...) Come sempre con MacFarlane comicità alta e bassa (peti, splatter, effetti drogherecci) vanno a braccetto. E si ride parecchio. Cameo finale... di un certo Django." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 ottobre 2014)

"Piacerà agli ammiratori di MacFarlane che dopo 'Ted' è diventato un'hot property anche in cinema. Seth non manca di satollarli i fans con una mitragliata di gag verbali e di situazione dal primo al centocinquantesimo minuto. Certo, quattro trovate su cinque sono sparate a salve. Ma Seth non lascia molto tempo per accorgersene." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 ottobre 2014)

"Dopo il successo (fin troppo esagerato) di 'Ted', Seth MacFarlane prova a ironizzare sul Far West. Il tutto, sciupato da eccesso di inutile e per nulla divertente volgarità." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 ottobre 2014)

"Ci sono tanti modi di morire nel West (...): tutti da ridere, almeno secondo la filosofia di questa sgangherata commedia western, uno dei generi per altro più difficili da maneggiare. Il problema è che qui si ride veramente molto poco. Anzi, per la verità, quasi mai annegato com'è il film in inutili volgarità, battute di dubbio gusto, a volte pessimo, al confronto delle quali un qualsiasi nostrano cinepanettone potrebbe essere portato a modello di finezza. Autore di tutto questo è il regista, attore, sceneggiatore e produttore Seth MacFarlane che si è costruito una solida fama di autore di culto grazie alla serie animata «Family Guy» (...). Forte del successo del suo precedente «Ted» (volgare sì, ma con una sua quale genialità) MacFarlane ritenta il colpo ma non centra il bersaglio come fa il suo personaggio quando tenta la fortuna al tiro a segno. L'idea in sé era interessante e anche piuttosto gustosa (l'esempio più riuscito di parodia rimarrà sempre il geniale «Mezzogiorno e mezzo di fuoco» di Mel Brooks), rivisitare i luoghi comuni del cinemawestern per sbeffeggiarli allegramente, ma la comicità è spesso e solo volgarmente basica. Gli daremo un sufficiente almeno per, queste sì, le geniali apparizioni di Doc Brown del Christopher Lloyd di «Ritorno al futuro» e di Jamie Foxx, il Django di Tarantino." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 23 ottobre 2014)
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